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Stranieri extra UE

L’ingresso e l’accesso al lavoro dei cittadini provenienti da Paesi che non appartengono all’Unione europea sono regolati dal Testo unico sull'immigrazione. Per entrare in Italia il cittadino di un Paese extra UE deve possedere il passaporto e, nei casi in cui è richiesto, un visto di ingresso rilasciato dall’ambasciata o consolato italiano nello stato di origine o nel Paese in cui lo straniero ha una residenza stabile.

Per permanenze brevi, legate ad esempio a motivi turistici, il visto ha una validità di 90 giorni
.

Lo straniero che entra legalmente in Italia ed intende soggiornare per una lunga durata avrà a disposizione otto giorni lavorativi per richiedere il permesso di soggiorno che conterrà motivazione uguale a quella descritta sul visto.
Il “decreto flussi” stabilisce ogni anno le quote massime di stranieri extra Ue che possono entrare in Italia per svolgere lavoro subordinato. La quota numericamente più consistente è riservata ai lavoratori subordinati non stagionali.

Per quanto riguarda il
lavoro stagionale, l'ingresso di lavoratori extra comunitari è possibile nell'ambito delle quote stabilite dal decreto di programmazione annuale emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le domande di assunzione di lavoratori stagionali possono essere inviate utilizzando il sistema telematico disponibile sul sito del Ministero dell'Interno. Per gli stranieri extra-Ue provenienti da Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile di origine italiana, da parte di almeno un genitore fino al terzo grado in linea di ascendenza retta, sono riservate delle quote nel “decreto flussi”.


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Il permesso di soggiorno è un'autorizzazione che i cittadini non comunitari devono chiedere, entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso sul territorio italiano, alla Questura della Provincia in cui lo straniero intende soggiornare. Viene rilasciato entro 60 giorni dalla data di presentazione della domanda, previa sottoposizione ai rilievi fotodattiloscopici.

La Direttiva approvata dal Parlamento europeo il 13 dicembre 2011 ha previsto che i lavoratori extracomunitari che lavorano legalmente nell’UE abbiano diritti simili a quelli degli europei (su condizioni di lavoro, pensione, sicurezza sociale ed accesso ai servizi pubblici) e che il permesso di lavoro e quello di residenza possono essere ottenuti attraverso un'unica procedura.

L’Italia ha recepito tale direttiva con il D. Lgs. 40/2014 . Ora sui permessi di soggiorno che consentono l’attività lavorativa è inserita la dizione “Permesso unico lavoro”, ad esclusione dei permessi di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, dei permessi rilasciati per motivi umanitari, per status di rifugiato e di protezione sussidiaria, per studio, lavoro stagionale, lavoro autonomo e per alcune categorie particolari per le quali è previsto l’ingresso al di fuori del meccanismo dei flussi programmati.

Nell’ambito del processo di stipula dell’accordo d’integrazione, lo straniero che fruisce del “Permesso unico lavoro” deve essere informato sui diritti connessi all’occupazione conferitigli dal permesso stesso.

La "Carta blu UE", è attuata nel nostro ordinamento con il Decreto Legislativo 28 giugno 2012, n. 108 e può essere richiesta dai lavoratori non comunitari altamente qualificati, che intendono svolgere prestazioni lavorative retribuite per conto o sotto la direzione o il coordinamento di un'altra persona fisica o giuridica per più di tre mesi, e che possono quindi fare ingresso o soggiornare in Italia al di fuori delle quote stabilite dal decreto flussi. Il permesso di soggiorno con dicitura “Carta Blu UE” ha una durata biennale, se il rapporto di lavoro è a tempo indeterminato. Se tale rapporto è a tempo determinato, il permesso di soggiorno ha una durata superiore ai 3 mesi rispetto alla scadenza del rapporto di lavoro.

La domanda deve essere presentata dal datore di lavoro allo Sportello Unico per l'Immigrazione (SUI) presso la Prefettura. La Circolare del 5 maggio 2015 ha semplificato gli adempimenti per alcune casistiche.

Il Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo ha sostituito la “Carta di soggiorno”, mantenendone le principali caratteristiche, in particolar modo la durata a tempo indeterminato.  

I requisiti per ottenerlo sono:

  • soggiorno regolare in Italia da almeno 5 anni
  • titolarità di un permesso che consente un numero indeterminato di rinnovi
  • reddito sufficiente per sé e familiari (coniuge e figli minori conviventi)
  • disponibilità di un alloggio idoneo

Il rilascio di tale permesso è subordinato al superamento, da parte del richiedente, di un test di conoscenza della lingua italiana.

Il Permesso di soggiorno rilasciato per lavoro subordinato impone la sottoscrizione del contratto di soggiorno, che prevede a carico del datore di lavoro:

  • contratto di lavoro subordinato (sia a tempo indeterminato che determinato)
  • garanzia della disponibilità di un alloggio per il lavoratore che rientri nei parametri minimi previsti per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica
  • impegno al pagamento, da parte del datore di lavoro, delle spese di viaggio per il rientro per il lavoratore nel Paese di provenienza
I datori di lavoro che assumono un lavoratore non comunitario regolarmente soggiornante in Italia dovranno compilare ed inviare il modello "Unificato Lav" (che ha sostituito il Modello Q) entro le ore 24 del giorno che precede l'assunzione.

In caso di perdita del lavoro prima della scadenza del permesso di soggiorno, lo straniero ha diritto, fino alla scadenza del permesso, di iscriversi nelle liste provinciali per accedere ai servizi di inserimento lavorativo, nelle quali potrà permanere per un anno, indipendentemente dalla scadenza del permesso di soggiorno.

Il Permesso di soggiorno rilasciato per motivi di studio e formazione è rilasciato ai cittadini non comunitari che vogliono frequentare un corso di studio - universitario o di formazione - in Italia a seguito di rilascio dell’apposito visto per studio. Tale permesso consente di svolgere anche un’attività lavorativa di tipo subordinato, che non deve superare le 20 ore settimanali, anche cumulabili per 52 settimane, fino ad un massimo di 1040 ore annuali.

Alla scadenza del permesso, lo straniero che ha conseguito in Italia un dottorato, un master universitario di secondo livello, la laurea triennale o la laurea specialistica può essere iscritto nell’elenco anagrafico per un periodo non superiore a dodici mesi oppure chiedere la conversione del permesso di studio in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

La Legge 99/2013 ha stabilito che gli stranieri ammessi a frequentare i corsi di formazione professionale e a svolgere i tirocini formativi, andranno individuati sulla base di un contingente triennale definito con decreto ministeriale. Con il Decreto ministeriale del 16 luglio 2013 è stato determinato il contingente annuale - 5.000 unità per i corsi di formazione professionale e 5.000 unità per i tirocini formativi e di orientamento - relativo all'ingresso dei cittadini stranieri ammessi per l'anno 2013.

Con la stessa Legge 99/2013 sono state altresì previste ulteriori norme per favorire il diritto di soggiorno dei lavoratori stranieri che, nell'ambito delle procedure di emersione dal lavoro nero, abbiano ricevuto un rigetto dell'istanza per causa non imputabile a loro oppure che siano in attesa di occupazione. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del Ministero dell’Interno.
Il cittadino non comunitario che intende esercitare un’attività lavorativa di tipo autonomo deve essere in possesso di un idoneo permesso di soggiorno (es. motivi familiari, lavoro subordinato ma non stagionale), nonché delle prescritte autorizzazioni di legge, legate al tipo di attività che intende svolgere. Alla scadenza del permesso, questo potrà essere convertito in un permesso per lavoro autonomo.

Se il cittadino extra Ue possiede un permesso di soggiorno per studio, per poter realizzare un’attività di tipo autonomo deve presentare la richiesta di conversione del permesso allo Sportello Unico per l’Immigrazione competente nell’ambito del decreto flussi. Solo se lo studente ha raggiunto da poco la maggiore età oppure si è laureato in Italia (anche laurea breve), può presentare la richiesta di conversione senza vincoli di quote.

In tutti gli altri casi occorre far riferimento alla procedura disciplinata dall’art. 39 del D.P.R. 394/99. Nel caso lo straniero si trovi già in Italia per altre ragioni (es. turismo o affari) può personalmente presentare la richiesta ai diversi uffici, altrimenti potrà seguire tutta la procedura un procuratore munito di apposita delega.

Per svolgere attività di lavoro autonomo il cittadino non comunitario dovrà: 
  • disporre delle risorse adeguate per l’esercizio dell’attività che intende intraprendere in Italia (somma non inferiore alla capitalizzazione, su base annua, di un importo mensile pari all’assegno sociale)
  • essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge italiana per l’esercizio della singola attività (es. iscrizione albi, registri, ruoli, ecc.)
  • disporre di una idonea sistemazione
  • disporre di un reddito annuo, proveniente da fonti lecite, di un importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria 
Il cittadino straniero titolare di un permesso di soggiorno per lavoro autonomo dovrà, come tutti i cittadini italiani, possedere i requisiti necessari per l’esercizio della propria l’attività quali la eventuale licenza o autorizzazione, la partita iva.

Con il Decreto Flussi 2013, possono richiedere un visto d’ingresso per lavoro autonomo, i  cittadini stranieri extra-UE che intendono costituire ed avviare sul territorio italiano una start-up innovativa, come definita all’art. 25, comma 2, del DL 179/2012, anche  avvalendosi dei servizi di accoglienza offerti dagli incubatori certificati (cd. Italia Startup Visa).

Per ottenere il nulla osta dal Comitato tecnico Italia Startup Visa, istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, i soggetti interessati dovranno presentare una specifica istanza tramite il sito italiastartupvisa.mise.gov.it, corredata da CV, business plan e l’attestazione di effettiva disponibilità di risorse finanziarie almeno pari a 50.000 euro, oppure, da una dichiarazione d’impegno firmata dal legale rappresentante dell’incubatore certificato presso cui ci sia la disponibilità ad ospitare la start-up innovativa. Il Comitato darà l’esito per l’ottenimento del Visto entro 30 giorni dalla presentazione della domanda.

Per una singola startup innovativa possono beneficiare del Nulla Osta del Comitato fino a un massimo di cinque individui, elevabili fino a dieci dal Comitato tecnico, in funzione del singolo progetto imprenditoriale. Questo passaggio consente un iter di ottenimento del visto di ingresso e del permesso di soggiorno, da parte delle autorità consolari e delle Questure competenti, più celere. Di fatto, le Rappresentanze diplomatico-consolari, dopo i controlli di rito, rilasceranno un visto di lavoro autonomo startup, della durata di un anno, tramite cui sarà possibile ottenere il permesso di soggiorno dalla Questura.

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