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Diventare consulente del lavoro

La gestione del personale in un’azienda richiede molteplici capacità, in particolare, legate al diritto del lavoro, della previdenza sociale e dei tributi nonché alla contabilità fiscale. È indispensabile conoscere come instaurare un rapporto di lavoro e saperne affrontare le varie fasi, dall’elaborazione delle busta paga fino alle comunicazioni verso gli enti come INPS o INAIL.

Il consulente del lavoro è un professionista le cui competenze trasversali gli permettono di supportare l’azienda in tali attività, assicurando che questa rispetti tutti gli adempimenti previsti dalla normativa.

Si tratta di una professione riconosciuta dalla Legge n.12/1979, la quale richiede l’iscrizione allo specifico Albo per poterla esercitare.

Prima di analizzare le fasi necessarie all’abilitazione professionale, vediamo quali percorsi di studio sono propedeutici. È necessario, infatti, il “possesso di una laurea triennale o quinquennale riconducibile agli insegnamenti delle facoltà di giurisprudenza, economia, scienze politiche, ovvero il diploma universitario o la laurea triennale in consulenza del lavoro, o la laurea quadriennale in giurisprudenza, in scienze economiche e commerciali o in scienze politiche”. Esistono, quindi, corsi di laurea appositamente creati per svolgere tale professione, ma la norma individua l’ambito più ampio delle scienze socio-economiche o giuridiche come la base formativa adatta. Precedentemente era possibile l’abilitazione anche avendo il diploma di scuola media superiore, ma ad oggi è indispensabile una laurea negli ambiti di studio illustrati.

Successivamente al conseguimento del titolo di studio, bisogna svolgere un periodo di pratica di 18 mesi presso lo studio di un consulente del lavoro già iscritto nell'albo da almeno 5 anni.

Una volta acquisite le competenze teoriche e pratiche, è possibile sostenere l’esame presso le apposite commissioni territoriali composte da membri del Ministero del Lavoro, dell’INPS, dell’INAIL e da un professore ordinario di materie giuridiche. Per l’anno 2017, il Decreto Direttoriale del 31 gennaio 2017 indica le sessioni di esame e le varie sedi delle commissioni. Inoltre sono elencate le specifiche classi di laurea del nuovo ordinamento necessarie per sostenere l’esame.

L’esame consiste in due prove, una scritta e l’altra orale relative al diritto del lavoro, alla legislazione sociale e agli elementi di diritto tributario. Il Decreto Direttoriale del 31 gennaio 2017 ha previsto, per la sessione dell’anno corrente, che siano oggetto della prova orale anche elementi di diritto privato, pubblico e penale oltre a nozioni generali di ragioneria inerenti al costo del lavoro e alla formazione del bilancio.

Per gli aspiranti candidati al concorso la documentazione utile per la domanda è disponibile qui.


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