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Le professioni sociali

Il Terzo Settore sta attraversando una fase di grandi cambiamenti, dovuti alle nuove esigenze provenienti dalla società e al processo di riforma avviato con la Legge n.106/2016.

Il no profit è sempre più parte dei sistemi di welfare locali, intervenendo a sostegno degli operatori pubblici nella cura e nell’assistenza alla persona. Questo avviene grazie alla mission che caratterizza i soggetti del terzo settore che perseguono obiettivi solidaristici e di interesse generale senza finalità lucrative. In questo particolare contesto le persone che vi lavorano sono l’elemento centrale, divenendo fondamentale una loro partecipazione, intesa sia come senso di appartenenza, sia come coinvolgimento nei processi decisionali.

I sistemi di welfare territoriale per essere efficienti hanno, però, bisogno di professionisti in grado di conoscere e interpretare le esigenze dei cittadini ed accompagnarli nei loro percorsi di inclusione sociale

Capire quali sono le professioni sociali e l’evoluzione di queste figure è importate per i policy maker. Allo stesso tempo, le prospettive di crescita occupazionale del settore possono orientare chi è in cerca di lavoro verso le professioni più richieste, indirizzandoli ai percorsi formativi più adatti.

 

Una definizione univoca dei “professionisti del sociale” non esiste, trattandosi di un settore eterogeneo, dove di fianco alle organizzazioni no profit (ONP), troviamo anche le fondazioni o le cooperative sociali. Sono poi diversi i target di riferimento: bambini, disabili, adolescenti e adulti, persone a rischio di emarginazione come, ad esempio, i disabili psichici, i tossicodipendenti, coloro senza fissa dimora e gli immigrati.

Infine, sono diversi anche i livelli di specializzazione e di responsabilità all’interno della struttura no profit.

In questo contesto estremamente variegato il sistema informativo delle professioni, realizzato dall’ISTAT insieme all’ISFOL-INAPP, ha raggruppato le diverse professioni esistenti in un numero limitato di insiemi. In base a questa classificazione, sono state individuate le seguenti figure per il settore sociale:

  • Assistente sociale; è la professione più conosciuta e si occupa dell’accoglienza e della presa in carico degli utenti, della loro assistenza, della programmazione e della gestione dei servizi
  • Educatore professionale
  • Psicologo; offre sostegno e counseling a diversi soggetti in base alla propria specializzazione
  • Sociologo; progetta gli interventi nel campo delle politiche e dei servizi attraverso l’analisi e lo studio dei dati dei fenomeni sociali
  • Addetto all’assistenza personale anche di tipo domiciliare; si occupa delle cure infermieristiche e delle attività terapeutiche, seguendo l’utente nelle varie attività quotidiane
  • Tecnico dell’inserimento dell’integrazione sociale; rientrano in questa categoria i mediatori culturali e l’educatore professionale sociale che svolgono di attività che rimuovano le difficoltà di inserimento sociale e lavorativo
  • Professioni qualificate nei servizi sanitari e locali (operatore socio-sanitario) che svolgono attività assistenziali legate alla cura igienico-sanitaria della persona.

Sostegno e solidarietà restano al centro delle attività dei professionisti del sociali. Di fianco alle competenze, sono quindi importanti anche l’impegno, la motivazione e le attitudini personali.

Rispetto alle capacità professionali, per la maggior parte delle figure esistono dei percorsi di studi ad hoc.

In alcuni casi corrispondono a degli studi universitari specifici legati alle scienze sociali. Si tratta, in particolare, degli psicologi, dei sociologhi e degli assistenti sociali.

Anche per i tecnici dell’inserimento sono stati creati dei corsi di laurea triennale e/o specialistica legati alle scienze educative e delle formazione.

Per l’educatore professionale, le competenze richieste spaziano dall’ambito sanitario a quello sociale. Maggiori dettagli sul percorso di studio adatto, sono disponibili qui.

La figura dell’operatore socio-sanitario non richiede, invece, un titolo di studio universitario. La professione è stata definita, nel febbraio del 2001, attraverso un Accordo in Conferenza Stato-Regioni, quando le conoscenze e le competenze di due aree assistenziali -sociale e sanitaria- sono state ricondotte ad un’unica professione. Nel 2003 un ulteriore Accordo ha istituto la figura di operatore socio sanitario specializzato, disciplinando la formazione complementare. In entrambi i casi le Regioni e le Province Autonome provvedono all’organizzazione dei corsi e delle attività didattiche. I percorsi si svolgono, generalmente, presso enti accreditati.

Gli addetti all’assistenza personale non hanno, invece, una regolamentazione simile a quella degli operatori socio-sanitari. Sebbene la richiesta di questa figura sia in crescita, non è quindi possibile individuare una formazione specifica.

Dall’altro lato, sul versante delle soft skills, le esperienze di volontariato possono essere un momento di crescita personale e un modo per avvicinarsi al sociale.

Gli ultimi dati del sistema informativo Excelsior evidenziano le tendenze occupazionali e, in particolare, le competenze professionali maggiormente richieste nel mercato del lavoro. Per il periodo 2016-2020, il settore della sanità e dell’assistenza alla persona è tra quelli che contribuiranno di più alla formazione dei fabbisogni occupazionali dei prossimi anni, con un tasso medio annuo del 4,1%.

Da questa skill survey, si prevede che nel 2020 tra i laureati più richiesti ci saranno medici e paramedici (31.000) e gli insegnanti (quasi 19.000).

Nel dettaglio, a fronte dell’innalzamento dell’età media della popolazione italiana, il fabbisogno di specialisti della salute prevede una crescita del 60%, quello di professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali del 34% e per i tecnici della salute del 14%.

Rispetto al livello di specializzazione, il maggior tasso di fabbisogno tra le figure più qualificate si prevede per gli “altri specialisti della formazione”, tra i quali rientrano gli educatori di disabili.
Mentre tra le figure intermedie emergono le professioni legate ai servizi personali (addetti all’assistenza per anziani, non autosufficienti e bambini).

Di fianco ai percorsi di studi, i giovani possono acquisire delle competenze anche tramite esperienze di volontariato come il Servizio Civile che rappresenta uno strumento di cittadinanza attiva

Secondo l’Indagine ISFOL-INAPP sul Servizio Civile Nazionale, i giovani partecipanti degli ultimi bandi hanno potuto acquisire molteplici competenze spendibili in questo segmento del mercato del lavoro.

Nel dettaglio, il 77% dei ragazzi hanno confermato che utilizzano nel proprio lavoro quanto appreso durante questa esperienza e quasi la totalità (95%) ritiene, comunque, accresciute le proprie competenze. Il Servizio Civile è stato  importante per la vita professionale per due terzi dei partecipanti che hanno preso parte all’Indagine.

 

Per saperne di più sull’Indagine ISFOL-INAPP, clicca qui!

 

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