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9-Tech, la startup che sviluppa prototipi in favore della sostenibilità

Fondata circa un anno e mezzo fa, 9-Tech è una startup innovativa che studia e sviluppa nuovi processi e impianti per il recupero di metalli strategici da rifiuti elettronici e più in generale si occupa di ricerca e prototipazione nell’ambito dell’economia circolare. “Esattamente – afferma il Ceo ingegnere, Pietrogiovanni Cerchier - la nostra realtà imprenditoriale è nata a gennaio 2020 ed è stata fondata dal sottoscritto per proseguire le ricerche avviate presso l'Università di Padova al Dipartimento di Ingegneria Industriale. In tutto sono sei lunghi anni di studi e ricerche. Fortunatamente è nata subito una collaborazione proattiva col centro ricerche Green Propulsion Lab di Veritas e, grazie anche al sostengo economico di Eit Rawmaterials tramite i progetti Booster e Accelerator, siamo riusciti a cominciare con le attività. Finora il prototipo di maggior successo realizzato è il 9PV, che nello specifico ricicla efficacemente i pannelli fotovoltaici”. Un altro progetto tuttora in corso è quello relativo alla realizzazione di un prototipo per la raccolta automatica della frutta da tavola. Cogliere pere e mele è un processo non ancora automatizzato e richiede molto tempo e manodopera, in quanto i frutti vengono raccolti a mano per evitare di danneggiarli. Alcune parti del prototipo di 9-Tech sono già state realizzate e saranno collaudate nei prossimi mesi.


Il gruppo di lavoro è composto interamente da circa 10 ingegneri e ricercatori del Veneto, di differenti età, di cui circa la metà under 35, che mettono a disposizione le proprie competenze specifiche collaborando. L’obiettivo iniziale è operare su scala nazionale, per poi eventualmente allargare gli orizzonti anche a mercati esteri e altre opportunità. “Ad oggi – racconta Cerchier - oltre a 9PV e al sistema automatico di raccolta frutta suddetti, su cui stiamo lavorando, abbiamo già realizzato un altro prototipo che ci ha commissionato il Green Propulsion Lab . Il sistema serve per il trattamento della biomassa algale, anche questo nell'ambito di un progetto di ricerca, nello specifico denominato Ecopolimeri”.

La strada da fare è ancora tanta per 9-Tech e le difficoltà iniziali e non solo, come per tante startup, non sono mancate. “I problemi principali – dichiara l’ingegnere -, per noi sono stati due. In primis la situazione finanziaria, perché non è facile reperire fondi per portare avanti attività di ricerca, soprattutto perché spesso chi vuole investire intende farlo solo su progetti dal certo valore economico futuro; ma in questo modo è poi difficile fare innovazione nel vero senso del termine. La sperimentazione deve essere alla base di tutto e non sempre le ciambelle vengono con il buco. Giusto per fare un esempio pratico – continua - quando ricevemmo i primi fondi eravamo in grande difficoltà, in quanto far realizzare i pezzi necessari per il prototipo 9PV aveva un costo molto superiore rispetto a quanto ricevuto. Morale della favola, pur non avendo nessuno di noi alcuna esperienza in merito, ci siamo rimboccati le maniche e con l’aiuto di tutti abbiamo disegnato e ordinato i pezzi, tagliato, costruito e montato tutto. In questo modo abbiamo completato con le sole nostre mani e forze, a gennaio scorso, l’impianto pilota 9PV”. “La seconda questione da affrontare ogni giorno è, nostro malgrado, la burocrazia – prosegue il Ceo -, dato che purtroppo per le nostre ricerche in ambito rifiuti la normativa in materia è molto stringente e l'iter autorizzativo richiede parecchio tempo e denaro”. “Non crediamo di essere già nella posizione di poter dare consigli – conclude Cerchier -, però se possibile suggerirei ai giovani startupper di limitare il più possibile i costi fissi e soprattutto accentrare verso di sé professionisti di settore specifici, competenti, con spiccate doti di problem solving, perché le problematiche non finiscono mai e si evolvono continuamente nel tempo, per questo avere un gruppo di lavoro con le persone giuste è fondamentale”.

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