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Biorfarm: come ti coltivo l'orto a distanza

Biorfarm è una delle startup più interessanti nel panorama italiano, capace di connettere tecnologie digitali, creatività e agricoltura biologica. Il funzionamento è intrigante e tutto sommato semplice. Accendendo alla piattaforma, curata e orientata alla fruizione, il cliente può adottare un albero e seguire la sua crescita fino alla raccolta, potendo scegliere tra clementine, arance, limoni, perem ulivi secolari, mele Fuji, Golden, Renetta del Canada. La consegna arriverà nell’arco di 48 ore: attualmente la community conta più di 50 agricoltori e 20000 utenti. In altre parole, un vero e proprio social marketplace.

L’idea per la nascita di Biorfarm, racconta Giuseppe Cannavale, Co-Founder e COO dell’impresa, è nata grazie a un input esterno. «Era il 2015 quando Osvaldo, mio ex collega di studi a Roma, nonché amico e futuro socio, mi chiede di supportarlo nella creazione di un progetto che aiuti il padre e la sua azienda agricola in quel momento in difficoltà economiche. Il prezzo di vendita delle clementine Bio che il padre Paolo produceva a Rossano Calabro, troppe volte imposto con forza da grossisti ed intermediari, non riusciva mai a coprire i costi di produzione. Il paradosso era che quelle stesse clementine bio che lui vendeva a 0.25€ cent a grossisti ed intermediari, venivano poi acquistate da noi nei canali tradizionali ad un prezzo 15-20 volte superiore. Questo differenziale veniva distribuito esclusivamente tra gli intermediari, penalizzando quelli che per noi rappresentavano gli attori principali della filiera, ovvero piccoli produttori e consumatori finali».

Così, da una semplice conversazione ad un tavolo tra amici e dall’analisi di quelle che erano e sono enormi distorsioni del mercato, è nata la startup, con l’obiettivo immediato di creare un modello sostenibile, dove piccoli produttori locali e consumatori potevano supportarsi a vicenda sviluppando al tempo stesso valore ed impatto per il proprio territorio, ambientale, sociale ed economico. «Il mio socio, Osvaldo, arriva da una famiglia di agricoltori da tre generazioni. Hanno sempre lavorato in agricoltura e sono stati tra i primi a volgersi verso metodologie di coltivazioni naturali come il Bio. Io ho un background totalmente diverso, ho sempre lavorato in consulenza strategica supportando multinazionali nell’ottimizzazione dei loro processi o in progetti speciali di digital transformation», spiega Giuseppe Cannavale. La struttura dell’azienda è leggera: gli unici asset fisici di Biorfarm sono due piccole celle frigorifere a Roma e a Milano, per rendere il tutto ancora più sostenibile e ridurre ancor di più il viaggio che la frutta fa dall’azienda agricola al domicilio del cliente finale. Attraverso la piattaforma, ognuno può creare il suo frutteto digitale, selezionando il proprio albero preferito con la possibilità ulteriore di scegliere la posizione all’interno del campo del produttore e dargli un nome in modo da poterlo trovare più facilmente. In questo modo, prosegue Cannavale, «garantiamo ai piccoli produttori la possibilità di ottenere un prezzo più giusto (salvo casi in cui il prezzo proposto è fuori mercato, non siamo soliti negoziare, sono loro a decidere il prezzo €/Kg che vogliono ottenere); offriamo la possibilità di allargare il proprio mercato iniziando a vendere online e l’opportunità di fidelizzare il proprio cliente mantenendo una relazione diretta ed infine aumentare la propria redditività grazie al meccanismo di adozione». I vantaggi sono evidenti anche dal punto di vista del cliente: grazie a questa startup è possibile conosce non solo la mera origine come spesso avviene al supermercato, ma l’intera storia del prodotto e di chi se ne è preso cura, con una trasparenza maggiore grazie alla certificazione Bio e la possibilità di esser certi di supportare la piccola agricoltura Italiana. Naturalmente, per attività come Biorfarm il segmento social è centrale: la dinamica di condivisione è il reale elemento distintivo della community.

Al momento, Biorfarm è composta da un team di 9 persone tra dipendenti e collaboratori più o meno stabili. «L’età media è inferiore ai 30 anni e siamo sempre aperti a chi crede nel nostro progetto» – racconta Cannavale – «Oltre a chi lavora direttamente inoltre ci avvaliamo di una serie di mentors e persone di esperienza che ci supportano nelle scelte più difficili». E i momenti più complessi non sono di certo mancati, anche se prevale il senso di avercela fatta: «Ricordo sempre con piacere, quanto in cerca di risorse economiche, abbiamo lanciato la campagna di crowdfunding, è stato per noi molto bello notare che la metà dei nostri investitori era rappresentata da nostri Clienti. Un terzo dei 300mila euro raccolti arriva da persone che avevano già provato Biorfarm ed erano pronti ad investire parte dei loro soldi nel nostro progetto».

Quanto al futuro, complicato anche dall’emergenza sanitaria, Biorfarm ha le idee chiare: «Questa situazione ci ha permesso di crescere, non solo in termini di business ma anche in termini di competenze ed esperienze. Non appena abbiamo notato che la natura emozionale del servizio che proponevamo poteva passare in secondo piano in un periodo storico dove i bisogni primari diventavano prioritari, ci siamo subito adoperati per adattare il nostro business. Abbiamo aperto le porte di Biorfarm, dei nostri agricoltori e della loro frutta a tutti eliminando quelle barriere che permettevano ai soli utenti di Biorfarm di beneficiare dei nostri servizi. Da metà marzo, chiunque, anche senza aver adottato un albero poteva acquistare la frutta dei nostri agricoltori e riceverla in 48/72 ore in Italia ed il giorno dopo a Roma e Milano. In cantiere abbiamo comunque tante novità: lavoriamo costantemente all’estensione della nostra offerta non solo a nuovi prodotti ma soprattutto agli ortaggi. Stiamo lavorando sul recupero dello scarto (altro vero fardello per l’agricoltura), sulla creazioni di mini Gruppi d’acquisto e su nuovi prodotti corporate. Il nostro ecosistema pare per fortuna apprezzato ed in crescita, ma la strada verso la creazione di un’azienda agricola digitale e condivisa è ancora molto lunga», conclude Giuseppe Cannavale.

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