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Blue Eco Line: eliminare la plastica nei fiumi e nei mari grazie alla tecnologia

L’inquinamento dei mari e delle acque in generale rappresenta uno dei problemi più pericolosi per l’ambiente; dai sacchetti di plastica ai rifiuti, questi finiscono spesso in mare senza possibilità di recupero. Per questo, quattro ragazzi, accomunati dalla passione per il mare, hanno pensato di creare una nuova startup con la precisa finalità di raccogliere “fisicamente” i rifiuti per salvaguardare la salute degli ecosistemi marini. Blue Eco Line nasce a Firenze verso la fine 2018 dal comune desiderio di vedere le acque pulite.

“Grazie alle nostre conoscenze ingegneristiche ha preso vita la startup, che si è nel tempo arricchita di nuovi membri”, racconta Lorenzo Lubrano Lavadera, fondatore e ideatore del sistema River Cleaner, e responsabile della progettazione degli impianti. Il team è giovane, ricco di entusiasmo e multidisciplinare: “Proprio grazie all’integrazione di più competenze siamo in grado di affrontare in maniera efficace le diverse sfide per la realizzazione del progetto, dai dettagli di natura più tecnica all’individuazione delle più efficaci strategie di comunicazione e di marketing”. Il gruppo di compone infatti di un responsabile marketing, Olimpia Rossi, una Social Media manager, Federica Lenzi, un ingegnere meccanico che si occupa degli algoritmi di controllo dell'impianto Michael Mugnai, un responsabile della progettazione e gestione degli aspetti informatici, Camilla Cantiani, un esperto di Monitoring&Evaluation del progetto, Martino Kuntze, e Jacopo Mattia Sponchiado, biologo.

Il sistema River Cleaner è un impianto finalizzato all’intercettazione e alla raccolta dei rifiuti flottanti dai fiumi, con un focus particolare sulle macro-plastiche; si tratta di un sistema ecosostenibile, energicamente autosufficiente ed integrabile nel contesto urbano. “Grazie ad un elevato livello di automazione, permette di ridurre significativamente i costi di gestione per l’ente utilizzatore rispetto alle attuali alternative di mercato – spiega Lubrano -.  Il sistema fornisce una soluzione efficace per trasportare i rifiuti a livello stradale, in modo che essi possano poi essere smaltiti e riciclati utilizzando i mezzi già a disposizione delle aziende locali di gestione dei rifiuti”. 

Il sistema incorpora tecnologie avanzate per l’implementazione ottimale di un’idea tanto semplice quanto efficace, scomponibile in due elementi principali: una barriera galleggiante e un sistema automatizzato di trasporto dei rifiuti a livello stradale.  

“La barriera galleggiante, trazionabile mediante cavi di acciaio posti al suo interno, ha lo scopo di intercettare i rifiuti sul corso d’acqua. Tale barriera, posta diagonalmente rispetto alla direzione di deflusso, consente di indirizzare i rifiuti flottanti in un’apposita area di raccolta realizzata nella sponda del fiume. È importante notare che  pescaggio ridotto della barriera galleggiante (40-60cm) consente di minimizzare l’impatto sulla fauna acquatica del fiume, e che le dimensioni della barriera stessa possono essere regolate per non arrecare problemi alla navigabilità del corso fluviale”, spiega con entusiasmo il giovane fondatore. “I rifiuti vengono poi prelevati dal pelo dell’acqua e inseriti in spazi posizionati al piano stradale attraverso un nastro trasportatore. L’attivazione del nastro trasportatore è controllato da un sistema di visione artificiale, in grado di identificare il quantitativo di rifiuti presenti nella zona di raccolta e che invia il consenso all’unità di controllo. Il trasporto sino al piano carrabile rappresenta una chiara e fondamentale novelty rispetto alle attuali soluzioni di mercato. River Cleaner è infatti l’unico sistema che permette l’utilizzo dei regolari mezzi già a disposizione delle aziende del settore per lo smaltimento dei rifiuti fluviali, garantendo in tal modo un significativo abbattimento dei costi di gestione”.

L’obiettivo è preservare la salute dei mari e degli oceani, intercettando i rifiuti plastici alla fonte prima che essi si disperdano e si frammentino in mare. “La salute degli ecosistemi marini ha un valore intrinseco, che già da solo dovrebbe essere sufficiente a motivare interventi immediati e su larga scala. In primis, dunque, l’obiettivo finale della nostra startup è di natura ambientale”, spiega Lubrano. Ma l’impatto di una gestione dei rifiuti fluviali non è tuttavia limitato alla dimensione puramente ambientale. L’inquinamento da plastiche in mare impatta infatti negativamente su una molteplicità di variabili e di dimensioni: “Può avere, ad esempio, conseguenze sulla salute umana, sulla pesca, sul turismo e sul valore di proprietà immobiliari – racconta Lubrano -. Secondo recenti studi, il costo sociale associato alla presenza di plastiche in mare ammonta già ad almeno 2000 miliardi di dollari l’anno”. 

“Il nostro desiderio è quello di aumentare la consapevolezza riguardo la questione del “marine litter”, di rendere città e cittadini responsabili della gestione dei rifiuti fluviali e, così facendo, di contribuire alla salvaguardia degli oceani e alla prosperità dei sistemi socioeconomici che da essi dipendono. River Cleaner rappresenta la traduzione di questo desiderio in una proposta concreta”.

Blue Eco Line si rivolge ad amministrazioni ed enti pubblici interessati a risolvere il problema dell’inquinamento nei corsi d’acqua di loro competenza. I clienti di riferimento sono i consorzi di bonifica, le regioni, ed i comuni. “In queste prime fasi sarà principalmente la nostra startup a ricercare disponibilità di finanziamenti, ad individuare situazioni di particolare criticità, e a proporsi come soluzione agli enti di riferimento. Una volta entrati nel mercato, tuttavia, l’individuazione di nuovi siti d’installazione avverrà anche con approccio bottom-up, ovvero in risposta a segnalazioni e richieste degli enti stessi”, spiega fiducioso il fondatore. “La nostra startup ha inoltre un secondo target nel settore privato. L’innovativo sistema di visione artificiale di River Cleaner può infatti essere impiegato dalle imprese operanti nel settore idroelettrico per ottimizzare il funzionamento degli sgrigliatori negli impianti ad acqua fluente. Il mercato di riferimento è in forte espansione”.

Per individuare i territori, i ragazzi si affidano ad articoli di giornale che riportano situazioni critiche ed eventi eccezionali nell’ambito di rifiuti fluviali,  e cercano poi di mettersi in contatto diretto con le associazioni locali di tutela ambientale. “Ci avvaliamo al contempo dei dati quantitativi di Legambiente e Ispra, in seguito all’individuazione dei potenziali siti, ci rechiamo sul luogo per valutare di persona la compatibilità del nostro impianto con le caratteristiche specifiche del corso d’acqua”. 

“Purtroppo, i dati a disposizione sono ancora scarsi. Per questo motivo abbiamo intenzione di sviluppare una versione che permetta di raccogliere in tempo reale informazioni sulla quantità e la tipologia di rifiuti fluviali. Installando queste centrali di monitoraggio sui principali corsi d’acqua, contiamo di contribuire alla creazione di un database open-access al fine di favorire la ricerca scientifica sul tema e di sensibilizzare il pubblico”. 

Il team lavora a livello nazionale e “ad oggi abbiamo trattative in corso con enti in Toscana, Lombardia e Veneto. La possibilità di gestire il sistema da remoto permetterà, in futuro, di proporre River Cleaner anche sul mercato internazionale”.

Progetti prossimi e futuri? “Al momento l’obiettivo principale è l’avvio del primo impianto River Cleaner, confidiamo di riuscire ad installare nel 2021 un primo sistema pilota, in modo da poterne testare in modo intensivo e sul campo il funzionamento. In contemporanea stiamo portando avanti lo sviluppo delle centraline di monitoraggio, che avranno la doppia funzione di raccogliere dati sulla quantità e la tipologia di rifiuti fluviali e, in futuro, di fornire informazioni sul funzionamento di River Cleaner. Contiamo di mettere a dimora le prime centraline già nei prossimi mesi, per un monitoraggio sul territorio nazionale, e per il futuro l’obiettivo è di installare 30 impianti full-scale nei prossimi 4 anni così da avere un impianto immediato e significativo. Proiettandosi sul lungo periodo abbiamo inoltre intenzione di allargare al contesto europeo il raggio d’azione, instaurare collaborazioni con il mondo della ricerca, e di promuovere azioni per la difesa degli oceani, con campagne di sensibilizzazione”.

Nonostante la startup sia molto giovane, ha già conseguito numerosi premi: Buone pratiche per l’innovazione Legambiente 2019, Premio cambiamenti CNA, fase provinciale, Hackathon Invitalia AI & Robotics for climate change, Climate-KIC, Primo Oceanthon Italia.

Ma qualche difficoltà ha accompagnato i ragazzi in fase di avvio. “Le criticità maggiori che abbiamo riscontrato in queste prime fasi sono legate ad aspetti burocratici, ad un problema di frammentazione della responsabilità, e una diffusa miopia riguardo alle disastrose conseguenze dell’inquinamento plastico nei mari. Purtroppo la presenza di rifiuti plastici nei fiumi non viene ancora percepita come un problema concreto ed urgente: il naturale scorrere dei fiumi fa sì che -a parte casi eccezionali- quasi nessuna singola amministrazione pubblica si trovi obbligata a fare i conti con i propri rifiuti fluviali, che vengono semplicemente trasportati via dalla corrente. Questo generale disinteresse si traduce però in tonnellate di plastica che entra nei nostri mari: da lì, tramite il pescato, torna poi sulle nostre tavole. Fortunatamente le cose stanno cambiando: delle direttive europee in materia stanno iniziando ad arrivare, e sempre più enti iniziano ad interessarsi al green.. e al blue!”

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