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Changers, la community che immagina il futuro del lavoro

Crescere professionalmente, senza dimenticare un ingrediente decisivo: la propria realizzazione e perché no essere felici nel proprio lavoro. È questo il nucleo alla base del progetto creato da Alessandro Rimassa, esperto di future of work e autore dei libri “Generazione 1000 euro” e “Company Culture”: con questo obiettivo ha creato un luogo virtuale d’incontro gratuito per tutti coloro che vogliono vivere appieno la propria vita professionale.

«Changers – racconta Rimassa – nasce dall’idea che le persone si occupano troppo poco della propria felicità al lavoro: lavoriamo tanto, ci lamentiamo, vogliamo crescere e fare carriera ma… ci prepariamo per essere felici e soddisfatti al lavoro? Tendenzialmente no. Da qui, parendo dal concetto che ogni persona, al lavoro, ha il diritto di essere felice, è arrivato Changers, che oggi è una community e che nel tempo si svilupperà come vera e propria scuola di crescita e trasformazione professionale».

La community, molto attiva su Facebook e totalmente gratuita, può contare su migliaia di iscritti. Si tratta della base del progetto, il punto di incontro e il primo step di crescita professionale: ci permette di aiutare le persone, con contenuti, live e relazione, a iniziare questo percorso di trasformazione. Prima di dedicarsi a questa nuova avventura, Alessandro Rimassa aveva già fondato la Talent Garden Innovation School, agenzia di formazione digitale con 23 campus aperti in 8 Paesi europei. «È una sfida che ha contato tantissimo – prosegue il founder di Changers – perché Talent Garden Innovation School è stata la prima azienda che ho creato da imprenditore e perché ho imparato a cogliere una esigenza (in quel caso la formazione sul digitale) e trasformarla in impresa di successo. Ora sto ripercorrendo la stessa strada: le competenze fondamentali oggi sono quelle trasversali, per questo è nata Changers.

In quest’ultimo progetto, fresco di lancio, attualmente lavorano 4 persone fisse dedicate ai contenuti più un team partner di marketing. Per l’anno prossimo le previsioni sono di una ulteriore crescita, con l’integrazione di una squadra da dedicare al mondo aziendale. Il percorso di Changers, in particolare, è animato da una serie di dirette web, molte delle quali insieme a personaggi del mondo dell’editoria, del marketing e delle risorse umane sui temi più diversi (smartworking e imprenditorialità, oltre a tanti consigli pratici su come cambiare approccio al lavoro). Attivo anche un servizio di newsletter, realizzata con contenuti innovativi e orientati all’obiettivo ultimo della piattaforma: sviluppo professionale e realizzazione di se stessi. Racconta Alessandro Rimassa: «L’attività social è il punto di partenza e di arrivo, dai social impariamo tanto sulle necessità delle persone e ci permette di costruire una relazione: alla base del successo di qualsiasi azienda che si occupa di formazione e trasformazione c’è l’ascolto delle persone e l’offerta di contenuti alle stesse persone, i social in questo senso sono centrali».

Data l’occasione abbiamo chiesto a Rimassa quali sono a suo avviso le competenze essenziali, ineludibili che devono contraddistinguere i giovani o chi voglia fare impresa nel 2020. La risposta è articolata: «Primo fra tutte, la determinazione. Vinci se ti alleni costantemente, non bastano l’intuizione o il colpo di genio, serve abnegazione, sforzo, lavoro. Poi il team: da soli non si va da nessuna parte. E, terza cosa, l’approccio people-centered: cosa serve davvero alle persone per le quali stiamo costruendo il nostro prodotto o servizio? Come risolviamo un loro problema? Che vantaggio ha il nostro prodotto rispetto a quello della concorrenza per queste persone?».

Nella visione di Changers ancora, le imprese del futuro dovrebbero intraprendere un percorso basato sulla Company Culture: devono essere purpose e valori a guidare il lavoro quotidiano delle persone, non regole e procedure rigide. Infine, ma non per ultimo, l’evento che ha segnato il 2020: la pandemia da Coronavirus, il lockdown, tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi. Spiega Rimassa: «Abbiamo velocizzato diversi processi di cambiamento, dallo smartworking alla centralità delle persone alla company culture, che altrimenti avrebbero avuto bisogno di anni. Ora la sfida è far sì che questi nuovi modi di lavorare diventino comuni a tutti, altrimenti le aziende che rimarranno ancorate al vecchio “comando e controllo” perderanno le risorse migliori, quindi competitività, quindi possibilità di crescere. Insomma, startup e grosse corporate hanno svoltato, le PMI sono ancora nel mezzo del guado: lo dico con forza, per piacere andate in questa direzione, altrimenti i veri talenti – quelli che fanno crescere aziende e fatturati – andranno altrove. Ma il Made in Italy ha bisogno di talenti».

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