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Come fare per aprire un agriturismo

Turismo ed enogastronomia sono da sempre cavalli di battaglia in Italia. Basti pensare che nel 2017 il Bel Paese si è classificato terzo nell’Unione Europea, per numero di notti trascorse in strutture ricettive (dati Eurostat) e che oltre 110 milioni di turisti si sono diretti nella Penisola per motivazioni culinarie, un numero raddoppiato rispetto al 2016 (fonte Isnart-Unioncamere).

Dati alla mano quindi potrebbe essere una buona idea aprire un agriturismo per cominciare “in proprio” una vera e propria attività lavorativa o cambiare il lavoro che già si svolge, all’insegna di un reinventarsi professionalmente. Ma attenzione, per aprire un agriturismo sono necessari precisi requisiti. Inoltre, ogni regione italiana ha norme specifiche in merito, che regolano ad esempio il numero massimo di ospiti per struttura e questo richiede un’ulteriore accortezza nell’avvicinarsi a questo settore. Ma cerchiamo di fare maggiore chiarezza e realizzare una sorta di guida utile per chi volesse intraprendere questa strada professionale.

  • Essere in possesso della qualifica di imprenditore agricolo, che ai sensi dell’articolo 2135 del Codice Civile può acquisire soltanto chi pratica l’agricoltura o l’allevamento come attività principale. Di conseguenza, tutto ciò che ruota attorno al mondo agrituristico è un’attività accessoria esercitata dall’agricoltore che offre vitto e alloggio ai suoi ospiti, sfruttando i propri prodotti agricoli e in nessun modo può soppiantare quella principale dell’impresa agricola preesistente. In caso contrario difatti, non si potrebbe parlare di agriturismo, bensì di un albergo o ristorante;
  • Aprire la Partita Iva;
  • Essere iscritti al registro delle imprese della Camera di Commercio, alle associazioni di categoria e al registro regionale degli operatori agrituristici;
  • Essere in possesso di posizione Inps e Inail contro infortuni e di un conto fiscale;
  • Avere tutte le autorizzazioni necessarie da parte del comune per lo svolgimento dell’attività (il cosiddetto SCIA, “Segnalazione certificata di inizio attività”), l’autorizzazione dei Vigili del Fuoco e quella per l’installazione delle insegne e dei cartelli segnaletici stradali;
  • Possedere il libretto di idoneità sanitaria e l’autorizzazione relativa per i locali;
  • Rispettare eventuali normative specifiche regionali che variano a seconda della zona in cui si trova la struttura ricettiva;
  • Essere in regola con il pagamento della tassa locale sui rifiuti.
Se è necessario apportare modifiche o ristrutturazioni a un edificio già esistente o se è necessario acquistare particolari macchinari, attrezzature ed elementi d’arredo, i costi possono variare (si tenga presente che spesso si avrà a che fare anche con stalle, animali vari, magazzini e campi di coltivazione). Indi per cui è consigliabile rimanere sempre aggiornati e sfruttare eventuali finanziamenti, disponibili a livello regionale, nazionale ed europeo (qui per maggiori informazioni). Tra le spese da annoverare, non bisogna poi dimenticare quelle relative all’acquisizione delle varie autorizzazioni e assicurazioni e i costi necessari per pubblicizzare la nuova attività costituita. I costi poi potrebbero aumentare se si decide di migliorare l’attrattività della propria struttura; ad esempio acquistando animali esotici come i lama e gli struzzi, oltre ai “classici da fattoria”. Queste eventuali migliorie possono aumentare le opportunità professionali, richiamando a sé lo svolgimento di matrimoni, weekend romantici, visite guidate e attività varie di fattoria didattica con le scuole del territorio.

Nel pensare a un tariffario per i clienti è necessario tener conto anche dell’organizzazione dei pasti, dato che fino a 10 coperti può essere utilizzata la cucina domestica, oltre è necessario adibire uno spazio apposito. Inoltre, i periodi d’apertura al pubblico dell’agriturismo sono da comunicare al comune in cui si svolge l’attività (a differenza di quelli di chiusura, che invece non vanno comunicati) ed entro il 31 ottobre di ogni anno, gli imprenditori agricoli hanno l’obbligo di presentare una dichiarazione alla regione d’interesse, riportante le tariffe massime richieste alla clientela per l’anno a venire (periodi di alta e bassa stagione).

Come per gli alberghi, che utilizzano le stelle, anche gli agriturismi hanno una loro griglia di valutazione nazionale da 1 a 5 girasoli, che è stata introdotta nel 2013 dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ed elaborata insieme al Dipartimento del Turismo, Regioni, Associazioni Agrituristiche, Istat e Touring Club. Le valutazioni tengono conto del livello di comfort offerto dalle singole strutture, delle caratteristiche generali, delle alternative ricreative e di svago proposte alla clientela e dei servizi che l’agriturismo è in grado di erogare in termini di valorizzazione dei propri prodotti agricoli e del paesaggio naturalistico circostante. Sono classificabili con i girasoli soltanto aziende agrituristiche che offrono il servizio di ospitalità, con o senza la prestazione di altri servizi. In tutti gli altri casi, l’azienda può comunque richiedere l’utilizzo del marchio nazionale “Agriturismo Italia”, sottoscrivendo un atto d’impegno. Sul portale nazionale ufficiale Agriturismo Italia e nei vari siti regionali è possibile informarsi sulla certificazione riconosciuta a livello nazionale, leggere news del settore, aggiornarsi su eventuali finanziamenti e consultare la lista degli agriturismi autorizzati sul territorio.

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