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Come fare per diventare Fashion Designer

Nei prossimi cinque anni sono previsti circa 50mila posti di lavoro nei settori tessile e vestiario e il fenomeno è in continua crescita in Italia, nazione protagonista da sempre nel contesto fashion. Nel nostro Paese si contano circa 145 istituti con indirizzi legati al settore moda, per un totale di quasi 5mila iscritti, numeri che insieme alla precedente previsione dimostrano come l’ambito lavorativo sia fertile, soprattutto per i giovani e per coloro che intendono formarsi nel settore creativo dell’abbigliamento.

Nel mondo della moda, sono numerosi i profili, da quello più creativo a quello più tecnico. Uno in particolare è particolarmente interessante e richiesto dalle giovani generazioni: il Fashion Designer, l’evoluzione professionale del noto ruolo di stilista. Questa figura si fonde con la professione del designer industriale, valorizzando così anche le caratteristiche funzionali e non solo puramente estetiche di un capo di abbigliamento. Il cosiddetto (in italiano) disegnatore di moda deve attualmente fare i conti con le nuove tecnologie, i software di modellazione dei vestiti, i trend di mercato, i materiali possibilmente sempre più ecosostenibili da utilizzare e gli ambienti di lavoro sempre più home made grazie allo smart working.

Le soft skills fondamentali per questo mestiere sono la creatività, la curiosità, un ottimo spirito di osservazione e critico nei confronti dei trend sociali del momento e capacità di adattamento a situazioni spesso impreviste, che devono essere anche risolte in breve tempo per non perdere l’occasione con importanti clienti. In parte bisogna anche essere ben predisposti alle trasferte di lavoro, perché partecipare alle fiere internazionali della moda, sfilate ed eventi più o meno mondani aumenta la propria visibilità; permette di creare nuovi contatti e in generale di poter vedere con i propri occhi i trend di successo a livello mondiale, venendo magari a conoscenza di materiali utili e innovativi con cui realizzare concretamente poi le proprie opere.

Sempre da un punto di vista operativo è indispensabile saper disegnare e realizzare bozzetti e consequenzialmente essere in grado di utilizzare i più moderni software 3D al fine di trasporre le idee in elementi virtuali facilmente condivisibili sul work place. In tal senso è fondamentale la formazione continua del Fashion Designer, che deve conoscere, almeno a livello base, tutti i nuovi applicativi informatici che vengono lanciati nel settore moda. Necessarie infine chiaramente anche profonde conoscenze delle tecniche sartoriali e delle materie prime da utilizzare.

La formazione? Può essere di vario tipo. Si può optare per l’università, tramite percorsi triennali in Design e successivamente magistrali più focalizzati sul settore moda. Oppure l’altra strada, che può anche essere aggiuntiva o complementare alla suddetta è quella dei corsi formativi presso strutture pubbliche o private, che in Italia sono piuttosto numerosi. Altra scelta è quella di iscriversi all’Istituto Europeo Di Design, presente in varie città italiane (fra cui Milano, Roma, Firenze e Venezia), il quale offre molteplici corsi professionalizzanti post-diploma. Non bisogna poi dimenticare anche la possibilità di accedere a un buon Istituto Tecnico Superiore, per cui gli ultimi dati statistici sono “decisamente al miele”: al termine di un ciclo ITS, il 92% degli allievi trova infatti un lavoro. In tal senso gioca un ruolo di primo ordine l’alternanza scuola-lavoro: secondo un recente sondaggio somministrato agli alunni di 80 istituti tecnici aderenti alla Rete Tam, il progetto formativo lanciato alla fine del 2018 da Sistema Moda Italia e Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, l’80% degli studenti coinvolti nelle attività di avvicendamento tra formazione e impresa ha dichiarato di aver apprezzato l’opportunità con riscontri positivi anche da parte delle aziende interessate.

Tornando al Fashion Designer, molto interessante anche l’aspetto contrattuale camaleontico della figura professionale, che può essere un freelance, abituato a operare per progetti e alla continua ricerca di clienti, o anche un dipendente/collaboratore che opera all'interno di un’azienda che può valorizzarlo in un percorso di “promozioni su campo”. Questa forte elasticità e interscambiabilità fra la vita lavorativa da libero professionista e quella da dipendente rende questo percorso professionale molto interessante e appetibile, soprattutto per le nuove generazioni, che sono sempre di più alla ricerca di un lavoro stimolante, in evoluzione e il meno ripetitivo possibile. Ultimo dato, ma di certo non per importanza, le condizioni economiche, che sono di tutto rispetto: lo stipendio medio per un Fashion Designer infatti si aggira intorno ai 40mila euro annui.

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