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Contratti di rete

Con il Decreto Legge 10 febbraio 2009, n.5, convertito dalla Legge 33/2009, è stato introdotto un nuovo strumento affinché le sinergie tra aziende possano aiutare ad implementare le reciproche capacità di innovare e competere sul mercato: il contratto di rete.

Sulla base di un programma comune di rete, le imprese aderenti collaborano in forme e in ambiti predeterminati, scambiandosi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica, ovvero, esercitando in comune una o più attività rientranti nell'oggetto della propria impresa.

È possibile istituire un fondo patrimoniale e nominare un organo comune, incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l'esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso.  È prevista la stipulazione di un contratto, redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, ovvero per atto firmato digitalmente, con dei contenuti obbligatori. Nel momento in cui la rete ha una propria soggettività giuridica – distinta dalle singole imprese - implicitamente acquisisce un profilo fiscale autonomo con specifici obblighi tributari. Diventa così necessaria la registrazione all’Agenzie delle Entrate.

Il modello standard tipizzato del contratto è disponibile dal 25 agosto 2014 a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Interministeriale del 10 aprile 2014, n. 122. L’efficacia del contratto di rete è subordinata all’iscrizione nella sezione del Registro Imprese presso cui è iscritto ciascun partecipante, oppure, presso la sede del nuovo soggetto giuridico creato col contratto di rete.  

Recentemente con il Decreto Legge 24 giugno 2014 n.91 - convertito dalla Legge 116/2014 - è stata ampliato il ricorso del contratto di rete anche nel settore agricolo, permettendo di dividere la produzione agricola tra i partecipanti al programma. 

I contratti di rete sono uno strumento rivolto a tutte le categorie di aziende, qualsiasi sia la loro forma di costituzione, dimensione o ambito di attività. Le imprese contraenti, attraverso il modello di aggregazione realizzato dal contratto, possono realizzare progetti e obiettivi condivisi pur mantenendo la propria autonomia, indipendenza e specialità.


In base alla normativa vigente, sebbene non esistano limitazioni sulla forma giuridica da utilizzare, sono stabili alcuni contenuti indispensabili per la stipula di un contratto di rete:

  • L’indicazione del nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale di ogni partecipante
  • L'individuazione degli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate con gli stessi per misurare l'avanzamento verso tali obiettivi
  • La definizione di un programma di rete, che contenga l'enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante e le modalità di realizzazione dello scopo comune. Qualora sia prevista l'istituzione di un fondo patrimoniale comune: la misura e i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a versare al fondo, nonché le regole di gestione del fondo medesimo
  • La durata del contratto, le modalità di adesione di altri imprenditori e, se pattuite, le cause facoltative di recesso anticipato e le condizioni per il suo esercizio 
  • Il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale del soggetto prescelto per svolgere l'ufficio di organo comune - se il contratto ne prevede l'istituzione di esecuzione del contratto o di una o più parti o fasi di esso, i poteri di gestione e di rappresentanza conferiti a tale soggetto, nonché le regole relative alla sua eventuale sostituzione durante la vigenza del contratto. L'organo comune agisce in rappresentanza della rete nelle procedure di programmazione negoziata con le pubbliche amministrazioni, nelle procedure inerenti ad interventi di garanzia per l'accesso al credito e in quelle per lo sviluppo del sistema imprenditoriale nei processi di internazionalizzazione e di innovazione, per l'utilizzazione di strumenti di promozione e tutela dei prodotti e marchi di qualità e di provenienza garantita
  • Le procedure decisionali su ogni materia o aspetto di interesse comune che non rientri nelle competenze dell’organo comune (quando istituito). Quando previsto sono stabilite anche le modalità per assumere decisioni relative alla modificabilità del programma di rete stesso.
L’introduzione del contratto di rete nell’ordinamento italiano ha messo in evidenza come le alleanze industriali siano una delle principali strategie di politica industriale per lo sviluppo delle piccole e medie imprese, soprattutto in una prospettiva di internazionalizzazione e innovazione.  

Tramite le sinergie del contratto di rete, le imprese partecipanti possono ottenere alcuni vantaggi che vanno oltre lo svolgimento in comune di attività utili alla redditività aziendale. Alcuni dei vantaggi sono connaturati alla tipologia di contratto, altri possono derivare da incentivi stanziati da istituti finanziari o da autorità pubbliche.
  • Competere sul mercato. L’aggregazione imprenditoriale permette di aprirsi a diversi segmenti di mercato, ridurre i costi ed affacciarsi a nuovi mercati esteri. È poi possibile partecipare alle procedure di programmazione negoziata con le pubbliche amministrazioni tramite l’organo comune di rappresentanza.
  • Accrescere l’efficienza e la produttività. Tramite l’aggregazione, si possono abbassare i costi dei fattori produttivi, potendo utilizzare la Rete anche come centrale acquisti. La messa in comune di risorse, siano esse finanziarie, tecniche e umane, implica delle economie di scala, con il risultato che sono possibili risultati di innovazione e di sviluppo imprenditoriale.
  • Accedere a nuove risorse. Far parte della rete offre alle aziende la possibilità di dimostrare la propria capacità di crescita e ricevere misure definite sulla base delle proprie esigenze. Sono previste specifiche risorse per le reti di imprese, tramite i bandi di finanziamento dedicati. Anche sotto l’aspetto fiscale, sono fruibili particolari agevolazioni fiscali. Nella Legge n. 122/2010 (che ha convertito il Decreto Legge n. 78/2010 in legge) è stata istituita un'agevolazione fiscale rivolta alle imprese aderenti a contratti di rete; l’agevolazione consiste nell’esclusione, dal reddito imponibile dell’impresa, della quota degli utili di esercizio destinata al fondo patrimoniale comune. Dopo la Decisione C(2010)8939 della Commissione Europea si è chiarito che le agevolazioni, per non essere considerate come aiuti di Stato, devono riferirsi ai soli casi in cui il contratto di rete non crei una nuova entità giuridica.
  • Flessibilità nella gestione dei rapporti di lavoro. Tramite il Decreto Legge n.76/2013 (convertito dalla Legge n. 99/2013) è stata introdotta la possibilità di operare il distacco del personale tra le imprese, senza l’individuazione esplicita dell’interesse della parte distaccante. Sempre con la stessa norma, per agevolare l’utilizzo delle risorse umane in maniera sinergica, è possibile assumere in regime di codatorialità il personale dipendente, stabilendo le regole di ingaggio nel contratto di rete.
Le Istituzioni hanno puntato con determinazione sui contratti di rete, mettendo in campo specifici interventi per sostenerne la diffusione e lo sviluppo.
Al contempo, il contratto di rete è sempre più visto come una garanzia di affidabilità da parte di soggetti terzi, quali istituti Bancari e Pubblica Amministrazione che possono apprezzare, tramite il programma di rete, la validità dell’iniziativa imprenditoriale. 

I bandi regionali sono finalizzati a supportare le reti sin dalla fase pre-costitutiva attraverso contributi a fondo perduto che coprono, interamente o in parte, i costi sostenuti. 

Nello specifico vengono finanziati: 
  • Lo “startup” di rete, ossia tutte le spese di consulenza sostenute per la costituzione della rete (le spese di redazione del contratto, i costi notarili di autentica della scrittura privata o di redazione dell’atto pubblico, i costi di iscrizione al Registro delle Imprese, ecc…)
  • Gli investimenti compiuti da ciascuna impresa per contribuire alla realizzazione del programma comune di rete.
Per avere un quadro delle iniziative regionali, consulta lo studio effettuato dalla Conferenza Stato Regioni con RetImpresa.

Sul fronte dei finanziamenti occorre segnalare i fondi della BEI (Banca Europea per gli Investimenti), la quale ha previsto una linea di credito complessiva per il sostegno alle reti di imprese di 100 milioni di euro, erogabili tramite prestiti a lunga scadenza che possono coprire fino al 100% del costo del progetto di costituzione della rete. La Bei ha sottoscritto diversi accordi con istituti di credito, fra i quali: il Banco Popolare, che potrà gestire una linea di credito per 20 milioni di euro; la Banca Intesa, che prevede un finanziamento di 30 milioni di euro.  L’elenco completo delle banche convenzionate con la Bei, sono disponibili al sito www.bei.org

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Secondo i dati di Infocamere aggiornati all'1 luglio 2014, in Italia i contratti di rete stipulati sono 1.643 di cui 159 a soggettività giuridica, con ben 9.095 imprese impegnate quotidianamente a realizzare i programmi di rete in settori diversi, dall'edilizia alla sanità, dal tessile alle nuove tecnologie. 

Il fenomeno ha raggiunto una capillarità tale per cui oggi si sono stipulati contratti di rete in tutte le Regioni e in tutte le Province italiane.  

Da un punto di vista territoriale, l’utilizzo del contratto di rete rispecchia la densità delle imprese localizzate ed il modello di sviluppo locale, con un interessante nesso tra livello di sviluppo di una regione e l’utilizzo del contratto di rete: maggiore é il livello di sviluppo più è utilizzato il contratto e viceversa. Infatti è la Lombardia, con 1.895 imprese in rete ad essere la prima regione per presenza di imprese aderenti a contratti di rete, mentre consolida la sua seconda posizione l’Emilia Romagna con 1.060  imprese. A seguire la Toscana 836 e il Veneto con 625 imprese coinvolte. 

Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio sui Contratti di Rete del MISE, aggiornato all'1 marzo 2014, circa ¼ dei contratti di rete rientra nel settore produttivo dei Servizi alle imprese (in prevalenza  “servizi e consulenza”, in seconda battuta “servizi informatici”), a cui fanno seguito quello relativo alle Infrastrutture/Costruzioni (8,8%), ai Servizi alla persona (7,9%) e alla Meccanica (7,3%).
Si registra una rilevante prevalenza dei progetti e delle attività nel campo dell’innovazione tecnologica e dell’internazionalizzazione. 

Lo stesso studio ha messo in evidenza come, sotto il profilo delle prevalenze settoriali nel territorio, una significativa parte dei contratti operi nei Servizi alle imprese in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Lazio, rilevando dunque l’indirizzo terziario dello strumento. Considerevole è la presenza del comparto delle Infrastrutture/costruzioni in Lombardia, del Tessile/abbigliamento/pelletteria in Toscana, della Meccanica in Emilia-Romagna, dei Servizi alla persona nel Lazio.  

Spostandoci al meridione, si registra una notevole presenza di contratti di rete agricoli in Sardegna ed agroalimentari in Abruzzo. Alla base del successo dei Contratti in Lombardia, Abruzzo, Emilia Romagna e Lazio, ci sono bandi pubblici che contengono incentivi economici di diverso tipo, dai finanziamenti a fondo perduto a quelli a tassi agevolati. Ciò che li accomuna è che sono spesso legati a obiettivi di competitività sul fronte dell'internazionalizzazione e dell'innovazione.  

L’Osservatorio sui contratti di rete del Ministero dello Sviluppo Economico
Sono due i progetti che hanno rappresentato l’Italia all’ottava edizione dell’European Enterprise Promotion Awards (EEPA 2014), evento promosso dalla DG Imprese della Commissione Europea che premia le iniziative più innovative a sostegno dell’imprenditoria, realizzate da enti pubblici e da partenariati pubblico-privati dell’Ue. 
  • Crescere e competere con il contratto di rete” di Unioncamere regionale e Camere di commercio dell’Emilia-Romagna - Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini- nella sezione “Sviluppo del contesto imprenditoriale” 
  • Mirabilia” della Camera di commercio di Matera capofila di un partenariato di altre nove -Brindisi, Genova, La Spezia, Messina, Padova, Perugia, Salerno, Udine e Vicenza- nella sezione “Sostegno all’internazionalizzazione delle imprese”.
Questa edizione dell’evento si inserisce nel Semestre di Presidenza italiana. La Cerimonia di premiazione è avvenuta nel corso della SME Assembly (Assemblea delle PMI) svoltasi a Napoli il 2 e 3 ottobre 2014.

Al termine di una lunga selezione, la giuria del Ministero per lo sviluppo economico, sulla base dei rigorosi criteri definiti dalla Commissione Europea, ha attribuito il massimo punteggio al progetto “Mirabilia” nella sezione “Sostegno all’internazionalizzazione delle imprese”.

Il secondo premio è invece toccato a “Crescere e competere con il contratto di rete”, in concorso nella categoria “Sviluppo del contesto imprenditoriale”. 

“Mirabilia” é un progetto di rete nato nel 2012, su iniziativa della Camera di commercio di Matera, che lega siti e territori patrimonio dell’Unesco da promuovere con un'offerta che ha nelle valenze storiche, culturali, artistiche, ambientali,  fattori di forte richiamo sul mercato delle vacanze.
La rete è promossa da 10 Camere di Commercio (Brindisi, Genova, La Spezia, Matera, Messina, Padova, Perugia, Salerno, Udine e Vicenza) che hanno sul proprio territorio almeno un sito riconosciuto come patrimonio dell’Umanità (in Italia sono in tutto 49), con l'obiettivo di aumentarne la riconoscibilità presso il grande pubblico. 

Il progetto mira a valorizzare l’immagine globale dei siti in un’ottica di marketing territoriale, attraverso la realizzazione di una serie di azioni per lo sviluppo economico delle imprese locali operanti nel settore turistico, ma anche in quello dell’artigianato e del restauro.

L’iniziativa si prefigge inoltre di attivare forme di partenariato per progetti e programmi comunitari e di proporre forme di turismo sostenibile, creando legami tra le diverse Camere di commercio e con gli operatori turistici.

Il Progetto “Crescere e competere con il contratto di rete” nato nell’ambito dell’Accordo di programma tra Unioncamere italiana e Ministero dello Sviluppo Economico su risorse del fondo di perequazione del Sistema camerale, mira invece a supportare le PMI orientate ad avviare o consolidare un processo di collaborazione e aggregazione.

Le nove Camere di commercio dell’Emilia-Romagna (Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini) in un’ottica di sistema hanno condiviso il progetto con le associazioni di rappresentanza delle imprese e fornito un contributo attivo al percorso di orientamento e accompagnamento realizzato da Unioncamere Regionale e rivolto ad imprenditori, liberi professionisti, funzionari pubblici e bancari.

Nella fase informativa/formativa sono stati coinvolti oltre 1.100 partecipanti, mentre nel percorso di consulenza e di assistenza personalizzato, sono state 158 le aziende interessate alla costituzione di una rete d’impresa. Come risultato sono stati sottoscritti 12 contratti di rete, con la partecipazione di 50 imprese e la creazione di 3 nuovi posti di lavoro per manager di rete.

Per approfondire, consulta: 

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