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Dal latte ai mattoni, la magia di Milk Brick

Incredibile ma vero. C’è chi ha trasformato il latte in mattoni e a farlo è stato un giovane inventore industriale della Sardegna: Giangavino Muresu, oggi Amministratore Delegato della startup innovativa da lui fondata, Milk Brick, letteralmente in inglese appunto “mattone di latte”. “Iniziai questa geniale ricerca nel 2011 con l’ambiziosa idea di risolvere due problemi fondamentali: quello relativo all’eccessivo consumo di acqua di acqua dolce nell’industria edilizia, che ogni anno impiega circa il 25% dell’acqua presente sul nostro Pianeta e quello inerente lo smaltimento degli scarti del latte nell’industria casearia e Gdo, che oggi più che mai, a livello globale è caratterizzato da eccessivi costi e da gravi ripercussioni sull’ambiente”, racconta l’AD.

Sviluppando così un nuovo processo produttivo basato sull’economia circolare, il latte di scarto viene lavorato tramite un sistema di separazione dal quale si ottiene acqua e caseina. “La prima - spiega Muresu - la utilizziamo nei processi di miscelazione dell’industria edilizia al fine di eliminare completamente l’utilizzo di acqua dolce; mentre la caseina viene trasformata tramite un processo di estrusione in fibra di latte, utilizzata poi come additivo altamente traspirante e antibatterico per i beni che realizziamo. In questo modo - aggiunge - valorizziamo il 100% del latte di scarto senza generare residui e i nostri prodotti risultano tutti riciclabili a fine ciclo vita”.

Negli ultimi otto anni, Milk Brick ha sviluppato centinaia di prodotti per cinque settori Industriali e per il futuro sono già in cantiere altre idee, come ad esempio i mattoni isolanti termici e l’eco calcestruzzo, realizzati entrambi a zero consumo di acqua dolce e che verranno lanciati già nel 2020.

La tecnologia brevettata Milk Brick è 100% Made in Italy ed è pensata per trovare applicazione ovunque nel mondo industrializzato. Non a caso i prodotti sardi stanno riscontrando grande interesse già soprattutto negli Stati Uniti, Cina, Russia e Australia. “Sono stati necessari un lampo di genio e 20mila ore di duro lavoro e ricerca per arrivare ai primi risultati concreti - racconta Muresu - e siamo orgogliosi di essere italiani e di contribuire a nostro modo nel creare un sistema innovativo da proporre in maniera vincente in tutto il mondo”.

Altri risultati decisamente positivi sono stati raggiunti anche recentemente, quando a novembre scorso, Milk Brick ha vinto a Roma, durante la finale del Premio Gaetano Marzotto, il Premio Speciale Italcementi Heidelberg Cement Group. “Per noi è stato motivo di grande orgoglio ricevere l’approvazione da un colosso industriale come Italcementi – afferma l’inventore sardo -; una realtà di caratura internazionale che ha deciso di credere in noi, nelle nostre vision e mission. Da subito lavoreremo in collaborazione con il centro di innovazione di Italcementi, con l’obiettivo di testare e certificare tutti prodotti a livello mondiale, per poi portarli insieme sul mercato. Passeremo così dalla fase di preindustrializzazione a quella di industrializzazione vera e propria”.

Il progetto Milk Brick è insomma di fondamentale importanza per tutti, dato che si tratta di tutelare un bene prezioso e primario come quello dell’acqua. “Preservare le risorse idriche della nostra Terra è fondamentale – conclude Muresu - non possiamo aspettare che il pozzo si prosciughi per dare il giusto valore all’acqua; quindi occorre intervenire oggi nei vari settori industriali per ridurre o eliminare il consumo dell’acqua dolce in modo da poterla garantire sempre a tutti gli esseri viventi. Nulla è impossibile, se riesci a vederlo puoi realizzarlo e noi di Milk Brick ci abbiamo creduto da subito!”.

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