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Dal virtuale opportunità di lavoro reali, i wwworkers

Un po’ filosofi, un po’ scienziati, abbracciano le nuove tecnologie per posizionarsi online, ampliare il proprio business e raggiungere nuovi mercati. E ci riescono, con metodi originali e a costi contenuti. Parliamo dei “wwworkers”, ovvero world wide workers, i nuovi lavoratori della rete.

Visionari, innovatori, appassionati e intraprendenti, sono coloro che aiutano il “made in Italy” a farsi conoscere nel mondo. I numeri dicono che nel nostro paese i wwworkers sono già settecentomila.

I lavoratori della rete sono l’espressione di una rivoluzione: un nuovo concetto di filiera anticrisi valido soprattutto per piccole e medie imprese e realtà artigiane.

Ciò che i wwworkers commercializzano è infatti frutto dell’italianità più pura: servizi turistici legati al Bel Paese, prodotti della terra o dell’ingegno. Più che made in Italy in realtà il fenomeno viene definito “live in Italy”, una definizione che mette al centro la territorialità. Legati alle tradizioni e convinti narratori grazie al digitale, questi lavoratori “glocal” riescono a tenere il mondo in un palmo di mano, da intendersi in senso letterale se pensiamo che con un semplice clic del mouse i wwworkers riescono a soddisfare le esigenze di clienti sparsi in qualsiasi angolo della terra.

I numeri. La piattaforma wwworkers.it raccoglie più di duemila di queste storie. Sessanta profili sono finiti anche nel libro “Wwworkers: i nuovi lavoratori della rete” che racconta chi sono e come si sono 'inventati' una professione grazie alle nuove tecnologie. Attualmente sono 212 le professioni censite. Nelle maggior parte dei casi si tratta di donne e mamme: in percentuale oltre il 60. Non necessariamente nativi digitali: il 42 per cento è infatti over 50.

Secondo la ricerca di Manpower Group condotta tra 18.000 datori di lavoro in 43 Paesi del mondo – dal titolo “Skills Revolution” – presentata al World Economic Forum 2017 di Davos, oltre il 90% dei datori di lavoro intervistati prevede che la propria azienda verrà impattata dalla "quarta rivoluzione industriale" nei prossimi due anni. L'83% del campione intervistato ritiene che l'automatizzazione e la digitalizzazione del lavoro faranno crescere il totale dei posti di lavoro. Questo fattore influenzerà la caratterizzazione delle competenze dei lavoratori verso una sempre maggiore creatività e "learnability", la predisposizione a rimanere costantemente aggiornati e a continuare ad imparare.

C’è di più: tra i 43 Paesi oggetto dell'indagine, è l'Italia ad aspettarsi il maggior incremento di nuovi posti di lavoro al netto di un "upskillng", un aggiornamento delle competenze, con una creazione di nuovi posti di lavoro prevista tra il 31% ed il 40%.

Le connessioni. Sul web la comunità dei wwworkers si confronta continuamente e rafforza, consapevole che l’importante non è essere in rete ma fare rete, interpretando Internet come agorà e non solo come vetrina per presentare i propri prodotti e servizi. Il Wwworkers Camp è il meeting annuale che coinvolge la community dei lavoratori della rete, attivando sinergie e alleanze e permettendo loro di allargare la base dei propri clienti.

Far sì che una passione diventi un lavoro, declinarla in rete e riuscire a renderla economicamente sostenibile è la sintesi del vero wwworker. Dall’eco blogger al dog-sitter online, dal cuoco a domicilio al sarto digitale, scopriamo nella scheda seguente quali sono i tratti distintivi dei lavoratori della rete.

 

Consulta il Manifesto dei wwworkers!

Il concetto di «wwworker» è molto ampio: tra loro ci sono, ad esempio, anche le piccole e medie imprese che hanno deciso di puntare sulle nuove tecnologie e i commercianti che hanno rivoluzionato la loro attività vendendo su Internet i loro prodotti. I nuovi lavoratori della rete hanno diversi tratti in comune: anzitutto sono senza età (si può diventare wwworker anche in età matura), si lasciano guidare da una passione, sono espressione dell’italianità, si alleano con amici e familiari più che con i venture capitalist e partono da un’idea semplice: inventare qualcosa che non esiste sul mercato e che risponde ai bisogni della comunità senza richiedere grandi investimenti.

Per i lavoratori della rete vince il dialogo costante e il recupero della relazione uno-a-uno unica e irripetibile. Rispetto alla cultura mainstream delle aziende, l’approccio culturale privilegia difatti l’unicità. E’ la voglia di partecipare, infatti, che permette a un business di uscire dai confini dell’anonimato.  

Saper fare e saper comunicare. Le idee esistevano anche in passato, oggi però vengono condivise. Ecco che accanto all’idea di progetto c’è l’idea del fare. E poi è fondamentale saper comunicare, rivedendo il rapporto tra cultura e manifattura. Il vero binomio tra questi due elementi è infatti proprio nello storytelling, anche attraverso i social network. Così diventa strategico interagire, dialogare sulle varie reti sociali, presidiando la community. Non solo, è necessario andare anche oltre la rete, con incontri dal vivo. In questo modo si rinforza la community, coinvolgendola in prima persona. Perché presenza e soddisfazione sono alla base del successo in rete. E la possibilità di incontrare le persone incrementa la fiducia. Le migliori community nascono in rete, ma si rafforzano fuori, perché ancora oggi niente è più potente del contatto diretto, della presenza, della “stretta di mano”.

Si può iniziare a intercettare i pubblici con una fanpage su Facebook e imparare poi a raccontare il proprio lavoro su Twitter e/o su Instagram. Si possono utilizzare foto e/o brevi video per raccontare le materie prime che ne sono alla base, la cura dei dettagli e la ricerca dei prodotti. Si può procedere per gradi, con pochi messaggi alla settimana, ma è fondamentale essere costanti.

C’è un termine per l’appropriazione della rete da parte di piccole imprese: Global Microbrand, coniato da Hugh MacLeod, pubblicitario e anima di Englishcut.com, vetrina della storica sartoria inglese che si racconta attraverso un blog costantemente aggiornato (visitato da migliaia di utenti). McLeod ha creato una vera e propria web tv aziendale, strutturata come un videoblog in cui il sarto digitale si racconta e dialoga con gli utenti. Grazie a questa operazione il fatturato è cresciuto del 512 per cento. In questo aspetto risiede un’altra importante caratteristica dei wwworkers: la capacità di centrare il colpo in un mercato globalizzato pur mantenendo le proprie specificità territoriali. Un modo per riannodare i fili di una rete che oggi più che mai coniuga innovazione e tradizione.

 

Scopri come diventare wwworker e le ultime storie dei lavoratori della rete!

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