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Dramatrà, quando è il teatro a scegliere te

 
 
 
 
 
 
 
 
Cinque fondatori, quaranta tra attori, tecnici, costumisti. Sono questi i numeri di Dramatrà che nasce dall’idea di un gruppo di giovani milanesi appassionati di teatro portandolo dentro la città, nelle strade, sui tram e ovunque ci sia una storia da raccontare. Un’idea che gli ha permesso di poter vivere della loro passione.

 “Non c’era un’offerta culturale simile a Milano – ci racconta Davide Ianni cofondatore e braccio operativo  del progetto insieme a Valentina Saracco - ma in altre città esistevano già esperienze di questo tipo. Abbiamo colto il momento giusto, prendendo spunto da quello che avevamo visto ma realizzandolo a modo nostro. I costi per realizzare spettacoli nei teatri sono molto alti e non potevamo permetterceli. Ci siamo affidati ai milanesi stessi per scoprire cosa poteva essere raccontato di questa città, nell’unico modo che conoscevamo: il teatro. Siamo partiti dall’analisi dei problemi e delle nostre risorse, ponendoci la domanda: cosa possiamo fare? Abbiamo iniziato a scrivere, a studiare, a preparare le pièce con gli attori. Milano era l’unica scenografia che potevamo permetterci… ma fortunatamente è bellissima!”.

Nata nel 2014 a Milano come associazione culturale, Dramatrà ha iniziato a crescere, e ora è un nome che in Lombardia in molti conoscono già, grazie al passaparola e al riconoscimento ricevuto dal bando “Innovazione culturale” di Fondazione Cariplo, di cui sono stati tra i vincitori due anni fa. “Adesso l’obiettivo è strutturarci in Lombardia e, possibilmente, anche in Piemonte”, ci anticipa Davide.

Per capire l’essenza di Dramatrà, basta partire dal nome. “Volevamo una parola che legasse il territorio e il teatro. Abbiamo pensato di riprendere un termine dialettale milanese che significa «dammi retta», a cui è stata aggiunta la erre, in modo da distinguerci e rievocare il teatro. È stata una costruzione su cui abbiamo lavorato un po’ e possiamo dirci soddisfatti di questa scelta”. Tutto è iniziato nelle aule universitarie. “Siamo cinque cofondatori - spiega Davide - di cui Valentina e io operativi a tempo pieno. In tre ci siamo conosciuti nella facoltà di scienze per la comunicazione della Statale di Milano, e siamo sempre stati appassionati di teatro, frequentando laboratori e persone che lavorano in questo campo. Abbiamo unito questa passione all’amore per Milano. Ci siamo messi a riscoprirla, andando alla ricerca delle sue «storie dimenticate». All’inizio ci siamo dedicati più che al pubblico a noi stessi, chiedendoci cosa ci fossimo persi finora”.

Nonostante l’entusiasmo iniziale, non ci sono state solo gioie. “Lavoro a questo progetto dal 2011, ma solo da pochi mesi comincio a scoprire cosa sia uno stipendio. Da un lato, siamo stati privilegiati perché, nonostante non fossimo ricchi, abbiamo avuto delle famiglie che ci hanno supportato. Dall’altra, ci vuole un po’ di tenacia a star dietro a ciò che si ama. Ci sono stati dei momenti in cui c’era la tentazione di mollare, perché non è semplice avere un gruppo che funzioni ed essere disponibili 24 ore su 24 per tener su l’associazione, senza particolari riconoscimenti, soprattutto all’inizio”.

“Il progetto di Dramatrà - spiega Davide - era poi cominciato con un’altra associazione culturale. Abbiamo deciso, per varie vicissitudini interne ai soci, di iniziare ex novo, con il nome e le persone che volevamo, cercando di salvare cosa c’era di buono nella precedente esperienza. Dopo questo primo “fallimento” abbiamo fondato coraggiosamente Dramatrà, rischiando di perdere il seguito di pubblico che già avevamo. In realtà nel giro di sei mesi avevamo recuperato il pubblico che ci seguiva, arrivando poi a superarlo. È stata dura ripartire da zero ma, visto il risultato, ne è valsa la pena”.

E il riscontro continua a crescere, diversificando le proposte e aprendosi a un pubblico sempre diverso. “All’inizio di quest’anno siamo diventati anche un’impresa sociale – continua Davide - perché la parte commerciale del progetto associativo è diventata determinante. Lavoriamo, infatti, anche con gruppi privati, scuole e aziende. Al momento le scuole sono a livello embrionale, abbiamo all’attivo una decina di esperienze. Creare un networking con le scuole non è semplice; con le aziende invece ha funzionato molto il passaparola. Partendo dai privati che venivano ai nostri spettacoli e da varie agenzie, piano piano ci hanno chiesto di portare la nostra realtà nelle imprese. Finora abbiamo lavorato con Bonduelle, Perfetti, Autogrill, Ikea, Shiseido, Gucci... All’inizio erano gruppi che venivano a vedere soprattutto DramaTram e DramaTour. Dall’anno scorso ci siamo concentrati, poi, sulle caccie al tesoro per i team building. Utilizziamo le stesse informazioni raccolte per i tour, ma anche senza gli attori. Sono i partecipanti stessi a essere protagonisti nella scoperta della città”.

Dopo gli ultimi anni, in cui si è concentrato giorno e notte a questo progetto, Davide si rivolge così ai suoi coetanei che vorrebbero realizzare iniziative nell’ambito artistico e culturale: “Qualcuno queste cose le deve fare. Se l’idea è buona gli spazi ci sono, perché ci sono sempre persone che vogliono divertirsi o hanno voglia di imparare. Se le persone non ti seguono, allora è il momento perfetto per sperimentare cose nuove. Il lavoro in campo artistico o culturale spesso non è qualcosa che ti scegli: è lui a scegliere te. E quando ti scorre nelle vene, che tu sia attore, operatore culturale, scrittore... non puoi che provare con tutto te stesso a vivere di questo!”.

Imprenditori e innovatori culturali: è quindi un binomio possibile? “Noi abbiamo vinto un bando sull’innovazione culturale, ma definire cosa sia innovazione non è facile. Nel nostro caso, possiamo dire che la componente innovativa è nel modo in cui lavoriamo. È la parte imprenditoriale quella in cui ci stiamo impegnando per far funzionare tutto nel miglior modo possibile. Ci sentiamo già piccoli imprenditori perché abbiamo scommesso in una cosa per noi, il più possibile alle nostre condizioni, senza accontentarci. Non siamo e non saremo mai Marchionne o Briatore - scherza Davide - ma stiamo imparando a plasmare il nostro mestiere giorno dopo giorno”.

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