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Future Food: quando il cibo coniuga innovazione e sostenibilità

“Imprenditrice seriale, appassionata, tra food, digital, social innovation e creative learning”. Si definisce così Sara Roversi, fondatrice nel 2004 insieme al marito di You Can Group, ecosistema imprenditoriale e acceleratore d'impresa; non solo, successivamente diventa co-fondatrice del Future Food Institute, organizzazione non profit impegnata nell’innovazione alimentare. Bolognese, sempre in viaggio tra l’Italia e l’estero, studia il legame tra cibo e innovazione, per valorizzare il ruolo strategico del cibo nella società: le scelte dei consumatori e degli imprenditori impattano inesorabilmente sulla salute della comunità, del singolo e sul pianeta.

“Per questo abbiamo dato vita a Future Food: un ecosistema composto da un’anima filantropica che vuole creare nuovi modelli e cultura, alimentando progetti di ricerca, promuovendo programmi formativi, diffondendo conoscenza, ed un’anima imprenditoriale che sulla base delle conoscenze acquisite alimenta progetti innovativi capaci di generare impatti tangibili sulla salute dell’uomo”, spiega Sara Roversi.

 “Le aree focus della ricerca - continua Sara - vanno dalle nuove tecnologie per la trasformazione domestica e industriale degli alimenti all’innovazione dei modelli di produzione, dalla lotta alla malnutrizione alla formazione/educazione con piattaforme digitali per favorire la consapevolezza del ruolo strategico e culturale del cibo”. Tre gli ambiti d’azione: Education, Community e Innovation. A livello di education, ad esempio, è nato Food Innovation Program, un master frutto della collaborazione tra Future Food, Università di Modena e Reggio Emilia e Institute for The Future di Palo Alto. Ogni anno, attraverso la Food Innovation Global Mission, gli studenti del master visitano i maggiori food hub internazionali, 60 giorni dedicati alla scoperta della food innovation a livello globale.

L’organizzazione si impegna a supportare startup, centri di ricerca, università, aumentando il potenziale imprenditoriale e la loro competenza.Un progetto di grande interesse per il supporto di startup e giovani talenti è Scuderia - Future Food Urban Coolab, il nostro hub nel cuore della piazza universitaria bolognese che ospita ogni giorno oltre 2.000 persone. L’anima di questo progetto è quella di offrire un punto d’incontro in cui poter lavorare, incontrare le nostre startup, creare nuovi progetti sulla food innovation e partecipare ai nostri eventi culturali (quali hackathon, mostre e iniziative di business matching). Offriamo visibilità alle realtà innovative e sensibilizziamo la comunità su temi come l’economia circolare”.

Ma i progetti vanno oltre la provincia bolognese. Ad oggi esistono tre hub internazionali: San Francisco, Shanghai dove hanno inaugurato gli uffici dentro al Center For Excellence dell’agenzia UNIDO delle Nazioni Unite e Tokyo. “Per il futuro, sarà confermata l’attenzione sull’Asia con Tokyo, Shanghai e Bangkok dove partiranno progetti per sensibilizzare sui cambiamenti climatici. E due nuovi progetti sull’innovazione agritech nei paesi emergenti: il Premio UNIDO, con l’ONU per la lotta alla fame e alla povertà e Rediscovered Food, il progetto per scoprire e valorizzare 25 “crops” (colture) dimenticate”.

Un’organizzazione internazionale ma dall’anima profondamente italiana“Di italiano c’è senz’altro il nucleo attorno al quale ruota buona parte della nostra economia: il cibo. Abbiamo deciso di partire dalle enormi potenzialità del  “saper fare” made in Italy: alte competenze e creatività al servizio di uno dei settori più rilevanti per l’economia mondiale”.

“In Italia infatti – spiega Sara - soltanto il volume di affari del mondo foodtech sfiora i 13,5 miliardi di euro. La food innovation sta diventando una grande fonte di investimento e guadagno a livello economico, sociale e culturale. Proprio per questo nel network di Future Food viene dato grande spazio al know-how e alla progettualità italiana. Molte startup che abbiamo seguito preservano la ricchezza e la biodiversità del nostro Paese. Prendiamo ad esempio Authentico, l’app che smaschera i falsi prodotti italiani all’estero; o ancora Viporto, una piattaforma digitale che mette in contatto il consumatore con il contadino in un solo click, o Wenda, specializzata nel food integrity tracking che combina grandi quantità di dati informatici allo scopo di preservare la freschezza del cibo nelle fasi di trasporto”.

Degne di nota sono le Future Farm, incubatori di progetti sperimentali di innovazione dell’agricoltura italiana. Una vera e propria azienda agricola cerealicola di 60 ettari progettata per creare un hub di contaminazione di idee sul sustainable farming e sulla biodiversità in un ambiente fortemente legato alla tradizione contadina come l’Emilia Romagna. Il progetto partirà ufficialmente a marzo.

Ma come è nata l’idea di fondare Future Food? “Al mio rientro dalla Russia dove ho partecipato assieme ad una delegazione di giovani imprenditori di Confindustria al G20YEA ho sentito l’esigenza di approfondire questa tematica, ricercare, studiare, organizzare hackathon per contaminarci con idee nuove, connettermi maggiormente con gli ecosistemi internazionali della food innovation che stavano nascendo in varie parti del mondo. Ho incontrato il Prof. Matteo Vignoli che dal punto di vista accademico stava approcciando il tema e insegnando alle aziende a fare innovazione in modo rivoluzionario, e Alessandro Pirani che aveva cominciato a “shakerare” con piattaforme collaborative. Così unendo le forze nel 2014 è nato Future Food. Il nostro motto è Innovation is a cooperative effort”,  perché non si può fare innovazione senza aprirsi al mondo”.

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