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Green fashion: l'economia circolare va di moda

Il cambiamento è la parola chiave di The State of Fashion 2019, report che sonda le ultime tendenze dell’industria della moda. Ma non è la sola. L’altra è consapevolezza che sta ad indicare l’attenzione crescente dei consumatori verso la sostenibilità etica e ambientale.

Come sono stati prodotti i vestiti che compriamo? Qual è l’impatto del fast fashion sull’ambiente? Quali sono le condizioni di lavoro delle fabbriche? Domande di questo tipo stanno portando le aziende della moda ad adottare nuovi modelli produttivi e distributivi sempre più vicini a valori sociali e all’economia circolare. Greenpeace ha denunciato le ripercussioni, sul nostro pianeta, del fast fashion che ha portato al dimezzarsi della durata media dei capi d’abbigliamento nell’arco di 15 anni. La sostenibilità è diventata così una priorità non solo per la CSR aziendale ma per intercettare le tendenze di acquisto dei consumatori, soprattutto quelli più giovani.

La moda sostenibile, dunque, da nicchia di mercato è oggi un vero e proprio trend globale. Una dimostrazione tangibile sono le numerose certificazioni di prodotto e di processo che si stanno diffondendo, le quali rappresentano una garanzia di quello che stiamo comprando.

Parliamo, ad esempio, dell’Oeko-Tex Standard 1000 di proprietà di un’associazione privata di laboratori europei che valuta parametri ambientali e sociali e dello Standard 1000 che definisce i requisiti che un’impresa deve avere per ottenere la certificazione ecologica per il prodotto o sito produttivo. Dall’altro lato, ci sono poi i marchi come ECOLABEL (assicura il rispetto dei requisiti ambientali che riguardano tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto), BLUESIGN (relativo al carico inquinante) , oppure, ECO-INDEX (per le industrie dell’outdoor).

Si moltiplicano poi le iniziative di sensibilizzazione. Dal 2018, Ellen MacArthur Foundation cerca di contrastare gli sprechi dell'industria dell'abbigliamento con la campagna Make Fashion Circular coinvolgendo i marchi di moda, gli enti pubblici, i collezionisti e le aziende di altri settori. L’obiettivo dell’iniziativa è dare nuova vita ai vecchi vestiti, salvandoli dalla discarica di New York, attraverso una raccolta organizzata in oltre 1000 punti di ritiro nella città. Oltre all’attenzione rivolta alle abitudini di consumo, c’è quella legate alle sostanze inquinanti contenute nei vestiti. Greenpeace aveva promosso su questo aspetto la campagna Detox, individuando una lista di sostanze chimiche da eliminare dai processi produttivi. Un modo per favorire la trasparenza e la tracciabilità delle filiere.

La moda sostenibile non è però ad appannaggio dei Paesi oltreoceano. Anche qui in Italia cresce l’interesse sul tema e, soprattutto, la voglia di investire in questo nuovo segmento dell’industria tessile. Se pensiamo che nel comparto tessile-moda saranno assunte circa 48 mila persone entro il 2023, tale interesse avrà ripercussioni importanti anche sul mercato del lavoro.

Non a caso, si svolgerà a Milano il primo campus di accelerazione mondiale dedicato alle startup che fanno innovazione nel mondo della moda. Organizzato da Startupbootcamp, uno dei più grandi network mondiali di accelerazione, FashionTech prevede tredici settimane in cui le startup selezionate  potranno potenziare il proprio business, portando le loro idee innovative ad essere lanciate sul mercato.

Ci sono, dall’altro lato, progetti che stanno già portando i loro frutti. Di recente, una startup italiana che utilizza gli scarti vitivinicoli per la produzione di tessuti ha siglato un accordo con il marchio H&M. L’azienda si chiama Vegea e trasforma le fibre e gli oli vegetali presenti nella vinaccia in un materiale totalmente naturale, privo di qualsiasi componente chimica inquinante. Sempre partendo da scarti alimentari, nasce Orange Fiber che utilizza sottoprodotti dell’industria agrumicola per trasformarli in materiale tessile.

Anche alla base del tessuto ECONYL dell’azienda trentina Aquafil c’è il riciclo. In questo caso però si tratta di plastica; il tessuto è realizzato in Nylon 6 riciclato a partire da materiale post-industriale e post-consumo. ECONYL è utilizzato in particolare per i costumi da bagno: un passo in avanti per proteggere proprio i nostri mari dall’inquinamento.

Insomma, l’innovazione è alla base della sostenibilità; grazie alla creazione di nuovi prodotti o secondo il detto schumpeteriano “Fare le cose vecchie in modo nuovo”, ossia reinventando in un modo del tutto inaspettato quelli che già conosciamo.

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