provincia di: Tutte
Seguici:

Cerca sportello

più vicino a te per orientarti nel lavoro

Humus, la startup sociale che migliora il lavoro nei campi

Combattere il lavoro nero e lo sfruttamento, in un settore professionale in cui questa piaga colpisce spesso più forte, quello dell’agricoltura. È questa la mission di Humus, startup innovativa di Cuneo, nata l’anno scorso dall’idea dei giovani Claudio Naviglia, Elena Elia e Luca Barraco.

Humus è il primo servizio di Job Sharing Agricolo in Italia – spiega il Ceo Naviglia - che permette alle aziende agricole, soprattutto alle più piccole, di mettersi in rete per rendere sostenibile l’assunzione di personale. Condividendo l’utilizzo di manodopera, a fine mese, le aziende pagheranno in percentuale il tempo per cui hanno impiegato lo specifico lavoratore. Inoltre garantiamo manodopera regolare e formata e ci occupiamo di tutte le pratiche di consulenza del lavoro in rete”.

Una realtà che quindi si occupa a tutto tondo del lavoro nei campi, con tre diversi servizi:

  1. Matching lavoratore/azienda tramite la piattaforma online
  2. Corsi di formazione costruiti sulle esigenze specifiche delle aziende
  3. Stipulazione e facilitazione di contratti di rete territoriali

“Il nome Humus viene dall'idea che elementi differenti possano generare nuova vita – dice Naviglia -; così come il suolo si arricchisce del mix di sostanze organiche, anche gli agricoltori possono generare un'agricoltura sostenibile ed etica, partendo dalla collaborazione e condivisione delle proprie competenze e risorse. La grande sfida di Humus è quella di uscire dall’informalità nell’assumere dei lavoratori nel campo agricolo – continua il Ceo -, col fine di creare lavoro sostenibile ed etico e combattere le derive del caporalato e del lavoro grigio. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo partiamo dal fornire alle aziende agricole uno strumento comodo e funzionale e ai lavoratori la possibilità di feedback per garantire l’eticità del lavoro. In questo modo, le imprese che aderiscono a Humus possono anche pubblicizzare l’eticità del lavoro impiegato e dialogare privatamente con altre colleghe del settore per progetti comuni di sviluppo e accesso a bandi vari”.

Humus offre servizi per tutti, senza dimenticare i migranti. “Questi ultimi sono i più colpiti da forme di sfruttamento – afferma Naviglia - e in questo senso siamo in costante dialogo con i lavoratori e con i centri di accoglienza che li ospitano per monitorare l'andamento delle assunzioni e garantire un continuo servizio di mediazione fra le parti interessate”.

La storia e i numeri di Humus, dopo circa un anno di vita sono positivi, anche se la strada da percorrere è ancora lunga. Dopo il primo progetto sperimentale in Valle Grana, partito a gennaio 2018, la startup ha avuto accesso al percorso “Grandup! Design Your Impact”, call per startup a forte innovazione sociale, promosso dalla Fondazione Crc di Cuneo, con il supporto tecnico di Social Fare Torino. “In questa circostanza abbiamo vinto un premio – racconta Naviglia - e l'utile accesso al percorso di accelerazione di imprese a impatto sociale con Social Fare Torino, denominato Foundamenta#6. Il percorso concluso a gennaio scorso ci ha consentito di dare forma alla nostra impresa a vocazione sociale, di definire il modello di business e di ampliare la sperimentazione con dei nuovi progetti pilota nei territori di Milano, Valle Stura e Savigliano”. Humus ha così raggiunto 50 aziende agricole che oggi stanno sperimentando i servizi offerti dalla startup.

Le prospettive di crescita sono interessanti, dato che come raccontato dal Ceo di Humus, ci sono già stati contatti anche con imprese dell'Emilia Romagna, Umbria e Toscana. “Crediamo che avere un lavoro stabile e dignitoso sia la via da percorrere per garantire una vera autonomia a ogni individuo – dichiara -; per questo siamo fieri del fatto che Humus possa tranquillamente essere definita come uno strumento utile a combattere il lavoro nero, grigio e il caporalato nei campi. Il lavoro nero per noi è una conseguenza sociale di una contraddizione economica che crediamo vada affrontata in maniera innovativa. La nostra natura a forte vocazione sociale non rispecchia i canoni delle mille imprese tech che sorgono e attraggono investimenti. La tecnologia è uno strumento - prosegue -, ma non è funzionale al cambiamento sociale se non viene messa al servizio delle idee. Abbiamo iniziato con un'idea embrionale e vogliamo che si faccia impresa per poter essere sostenibile, ma un servizio come il nostro non è subito comprensibile e non ha un mercato di facile accesso, per cui fatichiamo ancora a trovare investitori etici che si imbarchino nella nostra realtà. Sappiamo che si tratta di una sfida complessa e ambiziosa – conclude -, ma i rimandi di tutti gli attori che incontriamo ci danno la spinta per proseguire nella nostra idea di realizzare un lavoro sociale che abbia un reale impatto sulla società in cui viviamo, le cui sfide sono diventate troppo impellenti per essere ancora affrontate con paradigmi non adatti e poco contemporanei”.

Copia il contenuto: Stampa il contenuto: