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"I nostri gig worker? Li amiamo", parola di jobby

Una missione: semplificare il lavoro. E non il lavoro in generale ma quello della gig economy, nato dalle piattaforme digitali e oggetto di dibattito quotidiano circa la sua possibile regolamentazione.

Ciò che sembra impossibile è stata la scommessa di Andrea Goggi, manager con un background nella comunicazione e nel digitale, che ha deciso di fondare jobby, una startup di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, dove è possibile pubblicare annunci per qualsiasi tipo di mansione e trovare in pochi click la persona giusta. “Amo l’Italia e volevo investire nel nostro Paese – racconta Andrea – sebbene il sistema normativo che regola i rapporti di lavoro sia complesso”. Proprio sotto questo aspetto, il primo passo è stato iscriversi all’Albo informatico, diventando un soggetto autorizzato all’intermediazione. Per quanto riguarda il profilo tecnologico, il matching funziona come Tinder (un’app di dating, ndr) ed è possibile selezionare il worker anche in base alle valutazioni ricevute. Possono pubblicare i loro “job” sia aziende che privati e non ci sono vincoli legati al settore professionale. D’altronde il nostro motto è proprio #SiPuòFare”.

Andrea tiene a spiegare come si traduce nella pratica la loro missione: “Aspiravamo a cambiare il lavoro nel segno della semplicità. Così nasce l’idea di jobby. Non volevamo fermarci solo a questo, però. Abbiamo deciso quindi di tutelare i nostri worker, attraverso una copertura assicurativa per infortuni e danni verso terzi che gestiamo privatamente attraverso la startup Axieme che premia i comportamenti più virtuosi. Ciò si traduce in una riduzione dei costi per l’intera community. Un altro aspetto che ci contraddistingue è il sistema di pagamento delle prestazioni che avviene attraverso l’app, in modo pratico e trasparente. Anche su questo abbiamo voluto differenziarci dando un segnale: combattere le forme di lavoro sommerso legato ai «lavoretti». Pensiamo che l’occasionalità possa essere intesa altresì con un’accezione positiva ossia come un fattore moltiplicativo di opportunità per mettersi in mostra, anche per chi è alla prima esperienza o è fuori da un po’ di tempo dal mercato del lavoro”. Tra i candidati di jobby troviamo, infatti, pure studenti universitari e pensionati. Tutti i worker, al momento della registrazione, devono sostenere un auto assessment online e, successivamente, un colloquio. “Verifichiamo chi sono i nostri collaboratori e allo stesso tempo vogliamo valorizzare la loro crescita verticale, permettendo a chi ottiene dei riscontri positivi di crescere all’interno della community”.

Proprio l’attenzione dedicata alla crescita professionale dei propri lavoratori sarà alla base di una nuova fase per jobby. Andrea anticipa cosa accadrà nei prossimi mesi: “Punteremo sullo skilling: intendiamo creare un modo innovativo di agganciare un livello di formazione che darà un valore aggiunto alla piattaforma”. Le novità per il 2019 riguardano anche l’implementazione dell’algoritmo: “Stiamo lavorando per migliorare le funzionalità di matching per rendere ancora più semplice e veloce la ricerca della persona giusta”.

Nell’ultimo anno il fatturato di jobby è aumentato del 600 per cento, arrivando a 45.000 iscritti e 6.500 job pubblicati. “Siamo un’azienda ma il lavoro non è il solo motore del business. Vogliamo portare avanti questo progetto con una determinata cultura d’azienda che è quella di avere un impatto positivo sul territorio in cui operiamo”. Da Milano, in cui ha la sua sede e il suo fulcro di attività, al Nord-ovest dove sta crescendo, l’app punta a conquistare l’intero territorio nazionale. “La nostra ambizione è diventare la startup più innovativa nel mondo del lavoro, rendendolo più smart e accessibile, senza dimenticare il rapporto umano e la valorizzazione delle persone”.

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