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ITAtech, la Ricerca si apre all'impresa

Università-impresa: un binomio che si fa virtuoso, se declinato in chiave innovativa e tecnologica. Il mondo accademico, che per definizione detiene un ruolo centrale nel trasferimento della conoscenza, negli ultimi anni ha assunto rilevanza sempre più strategica nel processo di Trasferimento Tecnologico (TT), ovvero quel meccanismo che rende accessibili agli utenti invenzioni, metodologie e scoperte scientifiche convertendole in prodotti e processi commercializzabili da parte delle aziende. Proprio queste ultime, per poter essere competitive di fronte alle sfide che lo scenario attuale – tra instabilità e globalizzazione – pone, necessitano di nuovi prodotti e tecniche che rispondano ai bisogni dei consumatori e del mercato in continua evoluzione.

In questo contesto, Cassa Depositi e Prestiti (CDP), in collaborazione con il Fondo europeo per gli investimenti (FEI), lancia la piattaforma “ITAtech” con l’obiettivo di valorizzare e trasformare le innovazioni tecnico-scientifiche in nuove imprese ad elevato contenuto tecnologico.

Marzo Zizzo, Head of Investment Funds & International Development di CDP, in questa intervista illustra la funzione di ITAtech, l’entità dell’investimento e i settori interessati, le ricadute positive sul mondo delle imprese e della Ricerca, tracciando, più in generale, un quadro del Trasferimento Tecnologico in Italia.

 

Cosa è ITAtech e con quale obiettivo nasce?

ITAtech è una Piattaforma di investimento co-finanziata da CDP e FEI per un ammontare – già impegnato – di 200 milioni di euro, dedicata al finanziamento dei processi di Trasferimento Tecnologico. Una piattaforma-ponte tra il mondo della ricerca accademica e universitaria, gli investitori e il mercato.

L’obiettivo di ITAtech è la valorizzazione industriale dei risultati della Ricerca, pertanto i canali preferenziali saranno rappresentati da tutte le istituzioni, prevalentemente pubbliche ma non solo, che hanno lo scopo, le risorse e le capacità di contribuire alla valorizzazione industriale e commerciale di idee, invenzioni, innovazioni, brevetti: in altre parole, tradurre la Ricerca in prodotti e servizi per il mercato.

La piattaforma si propone come strumento di investimento equity per favorire, supportare, catalizzare e accelerare la commercializzazione della proprietà intellettuale ad elevato contenuto tecnologico e, più in generale, la traduzione dei risultati della Ricerca in nuove idee d’impresa.

 

Come funziona la piattaforma?

ITAtech è simile ad un fondo di fondi ma nella sostanza è uno strumento più flessibile: un fondo di fondi è uno strumento finanziario che segue determinate regole e si iscrive in uno specifico framework regolamentare; ITAtech non è un’entità giuridica quanto piuttosto un accordo di investimento, vincolante, sottoscritto da CDP e FEI, di investire fino a 200 milioni in fondi/veicoli d’investimento. Il FEI, oltre ad essere co-investitore insieme a CDP, sarà il gestore della Piattaforma: una volta individuati i fund manager dei fondi/veicoli target, il FEI, in assenza di obiezioni da parte di CDP su specifiche tematiche, investirà in nome proprio ma per conto di CDP i capitali impegnati da entrambe le Istituzioni.

Un fondo/veicolo di trasferimento tecnologico ha delle peculiarità molto marcate rispetto ad un “tradizionale” fondo di venture capital e, pertanto, l’output di investimento potrà essere rappresentato non soltanto da startup e spin off ma anche da pool di brevetti, licenziati e/o venduti a terze parti, oltre che da accordi di sviluppo di determinate tecnologie tra imprese e centri di ricerca secondo gli schemi cd. di open innovation.

 

Si prevedono altri investimenti, oltre ai 200 milioni già impegnati?

CDP e FEI si auspicano un certo effetto moltiplicatore del capitale impegnato dalle due istituzioni. Occorre considerare che i singoli fondi/veicoli d’investimento potranno – cosa che auspichiamo fortemente – essere sottoscritti da ulteriori investitori terzi, istituzionali e non.

 

Quali sono i settori produttivi interessati?

ITAtech investirà in quei settori caratterizzati, per definizione, dalla presenza di proprietà intellettuale come elemento che già in sé rappresenta un valore tangibile e la volontà di una valorizzazione commerciale successiva. Chiaramente, spetterà poi al singolo fund manager la valutazione delle diverse opportunità d’investimento.

 

Qual è lo stato dell’arte del trasferimento tecnologico in Italia?

È complesso riuscire a definire lo stato dell’arte del trasferimento tecnologico in Italia nonché lo scenario di riferimento. CDP e FEI hanno semplicemente preso atto del fatto che l’Italia si posiziona nel mondo al 7° posto (statistiche OCSE) per produzione scientifica e solo al 24° posto per investimenti in venture capital, considerati come una proxy del finanziamento dell’innovazione, per non considerare il fatto che il numero medio annuo di domande di brevetto depositate da ciascun ateneo è pari a 4,8 su un totale di 259 domande (fonte Netval). Siamo consapevoli che si tratta di statistiche ma siamo altrettanto consapevoli del fatto che c’è una forte domanda di innovazione e un innegabile gap tra la capacità inventiva/creativa del mondo accademico e della ricerca da un lato e la capacità di tradurre in beni e prodotti i risultati della stessa.

La piattaforma nasce grazie alla profonda conoscenza del mercato e dell’ecosistema italiano dell’innovazione di Cdp – che ha ottenuto nel dicembre 2015 lo status di National Promotional Institution – e grazie all’esperienza ultradecennale del Fei nello sviluppo di iniziative e programmi dedicati al trasferimento tecnologico in Europa. 

 

Come si può creare una collaborazione virtuosa e fruttuosa tra mondo accademico e della Ricerca, gli investitori e il mercato?

L’Italia offre un bacino potenziale di deals considerevole: starà poi alla volontà di tutti gli stakeholders coinvolti di “voler” fare impresa “innovando” per il mercato e non solo per la conoscenza.

 

In che termini le innovazioni tecnologiche potranno dare impulso alla nascita di nuove imprese?

L’innovazione è alla base di qualsiasi tipologia di impresa di successo perché è fonte di vantaggio competitivo e il vantaggio competitivo consente di superare la c.d. “death valley” per le start up e di confermare e “difendere” il proprio posizionamento sul mercato per le imprese già esistenti.

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