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Il dialogo tra scuola e imprese di Food Farm 4.0

A guardare gli ultimi dati Excelsior sembra che il mondo della formazione e quello delle aziende non comunichino abbastanza: il 31,4% dei profili ricercati non vengono infatti reperiti dai datori di lavoro.

A sconfessare quest’analisi, è nato nel parmense un laboratorio per l’occupabilità che vuole proporre un modello didattico costruito su misura rispetto alle esigenze dei ragazzi e delle aziende locali del settore agricolo e alimentare.

Si tratta di Food Farm 4.0, un progetto che ha da poco visto la luce grazie a un bando MIUR a cui il Polo scolastico dell’agroindustria “Galilei-Bocchialini” insieme ad altre cinque scuole della Provincia di Parma - l’Istituto Alberghiero “Magnaghi – Solari”, l’Istituto Tecnico Industriale “Berenini”, il Liceo Artistico “Toschi”, l’Istituto Comprensivo di San Secondo e l’Istituto Comprensivo di Sissa e Trecasali - ha partecipato proponendo la realizzazione di un laboratorio territoriale per la trasformazione di prodotti agroalimentari. Le scuole rappresentano, infatti, l’intera filiera “Dalla Terra alla Tavola”.

I ragazzi degli Istituti scolastici partecipanti hanno la possibilità di sfruttare spazi dall’alto profilo innovativo, dove è sviluppata una didattica avanzata basata sulla collaborazione con le imprese del territorio, come Barilla, Mutti e Parmigiano Reggiano. Alla base di tutto c’è il concetto di economia generativa, intesa come lo scambio e la condivisione tra i diversi stakeholder del territorio in grado di sviluppare l’innovazione anche nel segno della sostenibilità sociale.

Come si concretizza questa sinergia? Le istituzioni scolastiche elaborano dei programmi didattici dove sia presente una conoscenza empirica e diretta della materia. Si apprendono così competenze ulteriori rispetto a quelle della formazione teorica, competenze che portano alla creazione di una vera identità professionale: l’imparare ad imparare, lo spirito d’iniziativa ed l’imprenditorialità, la consapevolezza e le espressioni culturali coerenti con le peculiarità del territorio. Dall’altro lato, le imprese manifestano le loro esigenze e favoriscono l’apprendimento di conoscenze, competenze ed abilità. Insomma, il know how basato sulla tradizione sempre più complementare a quello frutto delle nuove frontiere dell’agritech. Ma non solo. Alle aziende vengono offerti una serie di servizi per valorizzare il patrimonio locale: produzioni pilota su piccola scala per test o sperimentazione nuovi prodotti; attività industriale di trasformazione continuativa o spot di prodotti agricoli con ricetta e confezionamento personalizzato sulle richieste del committente; laboratorio di analisi per analisi materie prime e prodotti; attività dimostrative: show cooking, eventi, progetti di promozione, meeting. Sono, inoltre, attive tre linee di produzione flessibili con relativo confezionamento per prodotti da forno, caseari e conserviero.

Siamo di fronte al passaggio dalla scuola alla micro-impresa. La chiave di questo modello sembra essere infatti un’idea di sistema duale 2.0, dove grazie al mutuo scambio, sia i giovani che le aziende possono crescere. 

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