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Imprese coesive, verso un'economia a misura d'uomo

Coesione evoca compartecipazione, collaborazione, comunicazione e perché no anche competizione. Per fortuna oggi siamo lontani dalle tradizionali dicotomie che vedono schierate coesione da una parte e competizione dall’altra.

Oggi l’impresa ha adottato un comportamento responsabile verso la comunità e ha deciso di non pensare solo agli utili ma alle conseguenze sociali ed ambientali delle proprie attività. Le nuove imprese “hanno capito” che la coesione “conviene”, conviene al profit e al non profit, al pubblico e al privato. Le aziende hanno ben chiaro che il fatturato dipende sempre più anche da fattori non strettamente economici, come il rispetto dell’ambiente, i diritti, le competenze e la cura dei lavoratori, la sostenibilità, la valorizzazione delle risorse umane, il sostegno alle comunità, le dinamiche partecipate, la promozione culturale e dei territori. In questo nuovo scenario tutti possono creare valore, facendo rete e contribuendo alla crescita economica e sociale della comunità, andando ad accelerare e a favorire processi come quello dell’occupazione.

Il 10 % delle imprese coesive ha dichiarato assunzioni nel 2015, contro il 6% delle altre, è quanto emerge dal rapporto Coesione è Competizione - Le nuove geografie della produzione del valore in Italiarealizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere in partnership con Consorzio Aaster e Aiccon e con il sostegno di Enel e Comieco, di cui parleremo nella scheda seguente.

Le aziende, infatti, sono sempre più consapevoli del fatto che una quota importante del successo dei propri prodotti e servizi si gioca oggi anche su aspetti non meramente economici ma valoriali: sono queste il genere d’imprese che hanno una marcia in più!

Il modello di economia appena descritto, trova rappresentanza in tutte quelle realtà che fanno della relazionalità uno dei driver del proprio “fare impresa”. Sono relazioni che toccano un po’ tutti gli aspetti della vita dell’impresa.

Questa condivisione di relazioni diventa la base su cui costruire una strategia di sistema basata sulla sostenibilità, di cui le imprese diventano co-protagoniste, insieme alle istituzioni, ai cittadini e al non profit.

La relazione tra dipendenti e dirigenti dell’azienda, le nuove realtà ibride come la cooperativa di comunità o il volontariato d’impresa, la realizzazione di quella che viene definita la responsabilità sociale condivisa sono strumenti coesivi per creare occupazione e salvaguardare il territorio.

Questo tipo di collaborazione non aumenta solo la loro competitività sui mercati, ma fa crescere anche il territorio stesso.

È l’impresa coesiva con il suo legame nei confronti della comunità di appartenenza e del territorio in cui opera, con i suoi investimenti nel benessere economico e sociale, ad essere al centro del nuovo rapporto realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere. L’analisi si focalizza sulla cura che questo tipo d’impresa ha per i suoi lavoratori, sulla sostenibilità, sulla ricerca della qualità e della bellezza. La forza di un’impresa coesiva è nella filiera territoriale, nella propensione a soddisfare le esigenze di fornitori, clienti e stakeholder che hanno relazioni con il non profit e con le istituzioni territoriali.

Dai dati del Rapporto 2016 risulta che le imprese coesive italiane hanno raggiunto nel 2015 aumenti del fatturato nel 47% dei casi, mentre le imprese “non coesive” si sono fermate al 38%. Dati positivi si riscontrano anche sul fronte dell’occupazione. Nel 2015, il 10% delle imprese coesive ha effettuato assunzioni mentre il dato delle altre imprese si arresta al 6%. Bene anche le esportazioni. Gli ordinativi esteri sono in crescita del 50%, mentre le aziende non coesive non raggiungono il 39%. Sono inoltre più presenti sui mercati internazionali; la percentuale delle esportatrici è del 76% contro il 68% delle non coesive. Emerge anche che investono maggiormente in prodotti e tecnologie green il 53%, la percentuale per le non coesive è del  38%. In più, l’81% delle imprese coesive ha fatto investimenti sociali nel 2015 favorendo l’occupazione e il benessere economico.

Il rapporto conferma la nascita di molte attività che hanno come scopo la produzione di valore, in una dimensione che coinvolge sempre di più il sociale con l’economico, una sorta di mescolanza di profit e di non profit che caratterizza non solo le imprese ma interi territori che possono definirsi coesivi. Carattere distintivo di un territorio coesivo è la presenza di legami coinvolgenti che uniscono le imprese, le istituzioni, la comunità e i soggetti più deboli. Dal rapporto si evince che le regioni più coesive sono Trentino Alto Adige Lombardia, Veneto, Toscana, Friuli Venezia Giulia. Nelle regioni coesive è superiore la presenza del non profit, c’è più attenzione al lavoro e alla legalità. La coesione sociale fa registrare valori maggiori anche nel livello di raccolta differenziata, nell’integrazione socio-economica degli stranieri, nella propensione al voto. Ma c’è anche un altro dato su cui riflettere che è direttamente collegato al pil e al reddito pro capite, questi risultano maggiori nelle regioni più coesive. La coesione, dunque, può generare ricchezza. Le imprese di questi territori hanno compreso che il fatturato può derivare non necessariamente da elementi economici ma può essere correlato al rispetto dell’ambiente, ai diritti dei lavoratori, alla promozione culturale. Tutto questo crea lavoro.

Numerose ricerche stanno consolidando l’immagine di un’azienda contemporanea che, nell’adottare comportamenti socialmente responsabili, riesce a raggiungere prestazioni economiche-finanziarie di un certo spessore. La tendenza investe le Pmi, dopo che le multinazionali per prime hanno affrontato queste tematiche. Oggi nello sviluppare la propria strategia d’impresa, le aziende si rendono conto della necessità di un approccio sempre più mirato agli aspetti sociali e ambientali. Atteggiamento impensabile fino a qualche decennio fa.

Il successo di un’azienda dipende dai seguenti parametri:

  • Valore della conoscenza e capacità di innovare
  • Consenso e fiducia delle diverse categorie di stakeholder
  • Reputazione
  • Valorizzazione delle risorse umane e il loro coinvolgimento nella vita aziendale
  • Disponibilità a contribuire al benessere della comunità

In quest’ottica, la responsabilità sociale non può essere considerata un mero costo, ma diventa elemento condizionante della performance di un’impresa che ne migliora le prospettive di sviluppo. Sono i comportamenti responsabili verso la comunità che contribuiscono ad incrementare il fatturato e ad accrescere le esportazioni. In questo contesto, si collocano le imprese ibride a cavallo tra profit e non profit, in una sorta di terra di mezzo dove welfare, occupazione, nuovi modelli di produzione s’incrociano per armonizzare economia e bisogni. Le imprese ibride generando valore condiviso, sfidando le classiche dicotomie: pubblico e privato, lucrativo e non lucrativo, individuale e collettivo. Sono pronte a nuove sfide sociali e a dare risposte in termini di innovazione sociale, risposte che scaturiscono dal consolidamento di nuovi modelli ibridi d’impresa. Ecco dunque startup a vocazione sociale, cooperative di comunità, imprese sociali e di capitali, imprese benefit che operano per definire nuove catene di produzione del valore dove sociale ed economico si fondono. A favorire la nascita delle imprese ibride sono le amministrazioni locali nel momento in cui si pongono il problema di come rigenerare i beni comuni. L’ibridismo aziendale si sviluppa nei meandri delle istituzioni finendo con l’assumere un ruolo rilevante da nord al sud del Paese. Così l’associarsi, il partecipare, il condividere diventano momenti indispensabili e ridefiniscono i mezzi e il fine di ogni azione economica in una direzione che è sempre più “cooperativa”. Cooperare serve a valorizzare un territorio e la sua produzione locale, a generare nuova occupazione, dando vita ad un ibrido organizzativo dove la struttura imprenditoriale opera nell’ambito della cooperazione sociale. Numerosi casi di imprese coesive nell’ambito della tecnologia stanno, inoltre, sperimentando che questa se posta al servizio dell’inclusione sociale può migliorare la vita delle persone più deboli. Inoltre, sono tanti gli esempi che potrebbero far riflettere anche sul tipo di collaborazione che viene ad instaurarsi tra le stesse aziende: la competitività sui mercati fa crescere i territori. Una crescita che spesso è collegata al valore della tradizione, da qui nasce un modello di business che sa guardare al futuro con un occhio al passato. Si rafforza, infine, la consapevolezza che gli utili di un’azienda, oggi, sono direttamente proporzionali alle conseguenze sociali ed ambientali delle proprie attività.

Dove c’è più coesione sociale c’è più attenzione ai beni comuni. La coesione d’impresa produce effetti positivi sulle performance delle imprese, crea occupazione e benessere e contribuisce all’equità della distribuzione del reddito, tutti effetti della modalità del far impresa.

Effetti che sono il risultato del coinvolgimento e della collaborazione di diversi partner, imprese, associazioni, cittadini e istituzioni. Le relazioni fra i quattro soggetti coinvolti contribuisce a costruire e ad alimentare coesione sociale rendendo competitive non solo le imprese ma i territori.

Da un lato le Imprese cambiano la loro modalità di produzione di beni e servizi, facendo propri alcuni principi e modalità operative del non profit, dalla responsabilità sociale d’impresa alla responsabilità sociale condivisa, dall’altro i cittadini/consumatori sono sempre più protagonisti e co-protagonisti della produzione di valore (sharing economy).

In questa stessa realtà, l’Istituzione funge da vero mediatore, facilita e promuove servizi di welfare e processi che includano la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione dell’offerta di servizi di pubblica utilità. Il non profit vede crescere la sua consapevolezza nell’essere la risposta migliore a tanti bisogni emergenti, utilizzando anche strumenti for profit.

Un’Italia che resiste e sa essere innovativa, creativa, unita, competitiva. È l’Italia della coesione e della contaminazione, quella che vede le aziende camminare con le comunità, coinvolgere i cittadini, valorizzare e sostenere i lavoratori. Un sistema multicentrico quello odierno, de-istituzionalizzato, fluido, in cui le relazioni che i soggetti sanno instaurare contano almeno quanto i soggetti stessi e l’obiettivo è comune: essere uniti nell’andare insieme verso un’economia più a misura d’uomo. 

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