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JobValet. Come trovare lavoro senza il CV

Addio CV. Lo strumento più conosciuto per la selezione del personale sembra essere ormai un ricordo del passato dopo aver navigato su JobValet. La piattaforma, nata per far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro nel settore alberghiero, si basa su un algoritmo che studia le competenze realmente possedute dai candidati e acquisite durante il loro percorso professionale. Sono loro stessi a compilare un’autovalutazione delle circa trenta voci che propone il sistema, le quali corrispondono ad altrettante competenze. Al termine si ha una profilazione che permette di conoscere i propri punti di forza e debolezza.

Questo approccio funziona? “Ad oggi sono oltre 35.000 i candidati iscritti alla piattaforma – dichiara Mario Cardone, l’Amministratore Delegato di JobValet - e più di 400 tra aziende alberghiere e ristoranti che la utilizzano quotidianamente. Vogliamo garantire a chi assume personale una finestra di ricerca più ampia possibile (siamo  la più completa banca dati strutturata di profili specifica per il settore hospitality italiano) e la restituzione in tempo reale dei migliori profili disponibili, il tutto tramite una piattaforma facile da utilizzare”. Le aziende possono, infatti, inserire un annuncio o cercare direttamente un profilo tramite la funzione JobMatch, ossia la ricerca per ruolo.

Un modello che non solo sta funzionando qui in Italia ma che punta a conquistare i principali mercati europei nei prossimi dodici mesi.

Il quid di questa piattaforma è TalentFit, l’algoritmo che riesce a profilare con maggiore precisione rispetto al classico curriculum gli iscritti. L’idea di JobValet nasce proprio da una serie di manager del settore alberghiero che hanno intercettato l’esigenza di avere uno strumento di selezione semplice ed efficace che potesse velocizzare e, allo stesso tempo, ottimizzare la fase di screening dei curricula. “Spesso i CV che arrivano possono essere poco chiari o incompleti. Alcuni candidati dichiarano di saper ricoprire dei ruoli senza avere le competenze adeguate. Ci sono poi mansioni che possono sembrare apparentemente semplici, ad esempio quella del portiere, ma che implicano invece una serie di competenze accessorie, come la conoscenza delle lingue o la disponibilità a turni notturni. Unendo l’innovazione digitale e le esigenze che avvertivamo dai responsabili della selezione HR, è nato questo algoritmo che mappa le skills e fornisce all’azienda, in pochi secondi, un ranking dei migliori candidati” ci spiegano gli ideatori del progetto. “La selezione, però, non è solo sui candidati. Andiamo ad incontrare personalmente le aziende clienti prima che inseriscano gli annunci sul sito. Vogliamo tutelare chi cerca lavoro, garantendo la qualità delle offerte di lavoro.

“Il secondo obiettivo che si pone JobValet per il prossimo anno – anticipa l’AD - è quello di offrire un percorso di certificazione delle competenze, nell’interesse di entrambi i candidati e le aziende che ricercano profili qualificati”. In questo modo si arriverà ad avere CV certificati ed abbattere i tempi dei processi di recruiting.  Un primo passo in questa direzione è l’accordo recentemente firmato con le seguenti associazioni settoriali: ADA (Associazione Italiana dei Direttori d’Albergo), AIRA (Associazione Italiana degli Impiegati d’Albergo), AICR (Associazione Italiana dei Capi Ricevimento), AMIRA (Associazione Maitre Italiana Ristorante e Alberghi), LE CHIAVI D’ORO (Unione Italiana dei Portieri d'Albergo) e SKAL INTERNATIONAL ROMA (organizzazione internazionale che raccoglie 32 categorie del Turismo).

C’è anche un altro versante su cui questa piattaforma sta puntando ed è il collegamento con le scuole. Enrico Camelio, referente formazione, evidenzia come la preparazione degli studenti degli istituti alberghieri non sempre sia adeguata: “Purtroppo proprio la pratica con la clientela è l'aspetto che manca nei nostri istituti. Sarebbe auspicabile aumentare il periodo di tirocinio ad almeno tre/quattro mesi in modo che lo studente abbia il tempo apprendere le dinamiche lavorative”.

Infine, abbiamo cercato di capire quale sia il candidato ideale per questo settore. Ottima conoscenza della lingua inglese, in primis. “Abbiamo riscontrato come spesso la conoscenza sia insufficiente, il livello B2 è quello minimo per lavorare in questo settore” ci spiega il responsabile Media Relations, Marcello Presicci “Altro elemento fondamentale è la mobilità, la disponibilità a intercettare le opportunità più interessanti nelle diverse zone del nostro Paese, ma non solo. L’esperienza maturata all’estero forma, infatti, dal punto di vista relazionale, in modo più completo. Non si tratta soltanto di un momento formativo per migliore la conoscenza delle lingue straniere ma di un modo per entrare in contatto con culture diverse”. 

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