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L'esperienza dell'Azienda Agricola e Fattoria Didattica Invidiata

Allargare il campo delle attività di un’azienda agricola o agrituristica trasformandola in Fattoria Didattica è una tendenza sempre più diffusa. Oggi, solo in Italia, le fattorie didattiche accreditate sono ben 2.650. Nel precedente approfondimento, abbiamo tracciato il percorso e i passaggi fondamentali per avviare questa attività. Ma nulla è più efficace di una storia, di un’esperienza concreta per addentrarsi in questo affascinante mondo e comprendere meglio come funziona dalla voce di chi ha realizzato una fattoria didattica e ne ha fatto un valore aggiunto della propria azienda.

L’intervista a Sandra Grazia Invidiata, titolare dell’omonima azienda con sede in Sicilia, a Collesano (Palermo).

 

Com’è nata la vostra “avventura”?

“È stata una scelta di vita dettata dalla passione, dall’interesse e dall’impegno, fattori basilari nell’attività agricola. L’azienda è sorta sui terreni di famiglia, la struttura ha subito un adeguamento anche in base alle norme igienico-sanitarie. Tra il 1998 e il 2000 ho presentato il progetto dell’azienda agricola con i Patti Territoriali. Qualche anno dopo, nel 2003, ho deciso di abbandonare la professione di agronomo per dedicarmi completamente a questa attività, alla produzione e trasformazione di formaggi. Nel 2007 l’azienda è diventata anche fattoria didattica”.

Cosa spinge in questa direzione?

“La volontà di trasmettere questa passione soprattutto ai giovani, ai quali consiglio questo percorso imprenditoriale, purché abbiano la giusta dose di caparbietà e voglia di fare. Oggi, peraltro, diventa sempre più importante per un’impresa diversificare le proprie attività, la multifunzionalità”.

L’iter burocratico per trasformare la propria azienda agricola in Fattoria Didattica accreditata dipende dalla Regione e cambia, quindi, in base alle disposizioni normative territoriali. Che tipo di percorso avete seguito per realizzare questa attività in Sicilia?

“Le regole cambiano non solo da Regione a Regione, ma anche nel tempo. Oggi l’iter è più articolato e si è aggiunto anche l’obbligo di avere in azienda figure adeguatamente formate. Per questo è richiesta la frequenza di un corso gestito dalla Regione o da enti preposti. Quando ho avviato l’attività didattica, invece, bastava essere laureati in Agraria o in Veterinaria e avere la disponibilità di spazi idonei”.

Quali sono le attività principali della vostra fattoria e a quali target di utenti e visitatori vi rivolgete?

“Ci rivolgiamo principalmente alle scuole di ogni ordine e grado. Abbiamo anche delle convenzioni con diverse Facoltà italiane, tra cui la Facoltà di Agraria, Ingegneria ed Economia dell’Università di Palermo, la Facoltà di Agraria dell’Università di Viterbo e di Bari, l’Università di Scienze Gastronomiche di Bra. Ma non solo. Abbiamo visitatori tra le associazioni culturali e i turisti. Le visite consistono in una parte di attività in aula, nell’esperienza a contatto con gli animali e in quella della lavorazione del formaggio, nei percorsi naturalistici e degustazioni”.

Quali sono i vantaggi di convertire una azienda agricola in fattoria didattica?

“Il vantaggio più grande non è di tipo economico, ma è quello di poter relazionarsi con la gente e la soddisfazione personale”.       

Servono investimenti ingenti?

“Il maggiore investimento è nella formazione e nella preparazione umana, soprattutto per essere in grado di interagire con i bambini e i ragazzi. Per il resto, occorre un’organizzazione adeguata, non ci sono altri costi rilevanti”.

Beneficiate di finanziamenti e agevolazioni?

“Esistono forme di sostegno economico per questa attività, sia regionali che comunitarie, ma la mia azienda non ne ha fatto richiesta. Realizzare una fattoria didattica all’interno di un’azienda agricola rappresenta comunque un valore aggiunto e un vantaggio quando si partecipa ai bandi di settore”.

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