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L'innovazione secondo Cacciato: un viaggio verso il futuro che parte dal Sud

Alle parole “speranza” e “attesa” preferisce decisamente “entusiasmo”, che – per dirla con Lina Sotis – “fra tutti i sentimenti è il più bello perché il più generoso. L'entusiasmo è un moto d'animo, contagioso, che crea gioia e non chiede niente. Chi riesce a entusiasmarsi anche in tempi di crisi ha un passaporto per il futuro, che lo porterà ovunque”. Un pensiero che connota perfettamente il percorso di Alessandro Cacciato, innovatore dal sangue nordico e spirito meridionale, ideatore del format Edicola dell’Innovazione e autore del libro Il Sud vola – Viaggio tra Start Up e giovani innovatori. E la pubblica amministrazione?. Il futuro, secondo Cacciato, non si aspetta, si crea dando forma e sostanza alle idee più brillanti. Il futuro, di fatto, è già iniziato e parte dal Sud, da luoghi come Farm Cultural Park, un centro culturale e di aggregazione sociale di cui lui è una delle anime più fervide. Vicentino di nascita, trentotto anni, da venti ha scelto la Sicilia come terra in cui vivere e portare avanti la propria “rivoluzione dal basso”, che non fa solo rima con innovazione, ma anche con tradizione.

Il tuo libro s’intitola “Il Sud vola”: quali sono le leve per far volare alto lo sviluppo e l’innovazione dei nostri territori? Quali gli ostacoli?

Partiamo dagli ostacoli: capita che quando qualcuno ha un’idea brillante, qualcosa che vada verso le innovazioni a 360 gradi, si sente rispondere da amici e familiari: “Lascia perdere, non si può fare”. E anche se ci si rivolge alle istituzioni, a volte, ci si sente dire “poi si vede”, rimandando a un domani indefinito quello che sarà lo sviluppo e la gratificazione di un’idea. Così si rischia di mortificare le intuizioni, se ci si confronta con persone che perlopiù hanno avuto esperienze negative. Nel mio viaggio, che è iniziato nel 2013, dopo la lettura del libro di Riccardo Luna “Cambiamo tutto” e frequentando un luogo come Farm Cultural Park di Favara, dove – lì sì – ogni idea è vista come una possibilità e non come un sogno irrealizzabile, ho cominciato a credere nell’idea di raccontare una Sicilia e un Sud effervescente che cavalca le nuove dinamiche dettate dall’innovazione e dove si trovano giovani disposti a fare impresa nonostante tutto e tutti, nonostante una certa mentalità legata ancora al passato.

Come sta cambiando la realtà lavorativa e imprenditoriale del Meridione?

Sta cambiando laddove si comincia a utilizzare la tecnologia a basso costo. Oggi più che mai, le tecnologie permettono di concretizzare alcune idee. Parlo, per esempio, della scheda Arduino, un microcontrollore che si acquista online a poco prezzo con cui è possibile realizzare diversi progetti come un drone o un impianto di videosorveglianza, ma con cui si possono rivitalizzare anche le antiche tradizioni, ovvero l’artigianato.

Come si combinano insieme tradizione e innovazione? L’analogico e il digitale?

Facendo incontrare l’artigianato con la tecnologia a basso costo, mettendo insieme i giovani, magari ancora disoccupati ma capaci di utilizzare queste tecnologie, e gli anziani, quelli che detengono la conoscenza dei mestieri antichi e delle tradizioni. Questo significherebbe riuscire a trasformare la problematica della disoccupazione giovanile così come quella dell’emarginazione degli anziani in risorsa e opportunità. La cosa fondamentale è, anzitutto, ascoltare queste persone. Le amministrazioni locali e nazionali, oltre a basarsi su studi e statistiche per mettere a punto il proprio programma e le proprie azioni, dovrebbero ascoltarli. Laddove questo è stato fatto e si sono messe insieme queste risorse, qualcosa di buono è nato.

In quest’ottica, quali azioni andrebbero compiute più nel concreto?

Utilizziamo l’esistente: giovani, anziani, ma anche le biblioteche, per esempio. Se cominciamo a restituire a questi luoghi la centralità che avevano in passato, ovvero luoghi della cultura, dell’incontro, riutilizzandoli in chiave innovativa e digitale, questa potrebbe essere una delle soluzioni per attivare immediatamente le persone e gli spazi che sono già presenti sul territorio, facendoli interagire tra loro.

Nel tuo libro racconti l’esperienza di diversi protagonisti della cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. Qual è la parola chiave, il filo conduttore che unisce queste storie?

Anche in queste storie il concetto chiave è quello di utilizzare l’esistente: penso alle ragazze di Orange Fiber, che utilizzano le arance di Sicilia che non trovano sbocco nel mercato per creare tessuti e filati innovativi, o a Carmelo Nicotra, che vende papillon in tutto il mondo realizzandoli con stoffe di un vecchio negozio. Queste come tante altre esperienze sono frutto del fare di necessità virtù, dell’utilizzo sapiente di quello che si ha già. Non potendo comprare stock di materie prime o assumere personale, ci si guarda intorno con occhi diversi, con una mentalità diversa e si utilizzano costruttivamente luoghi, persone, buone prassi  che, rivisitati in chiave moderna, permettono di trovare sbocco con prodotti unici.

Anche attraverso il moto tour “Da Sud a Sud” hai raccolto esperienze di innovazione sociale…

Sì, sono andato a conoscere da vicino e a raccogliere quelle storie che nessuno racconta. Troppo spesso accade che nel giornalismo e nei media a fare notizia siano solo le cattive notizie per la regola “bad news is good news”, mentre le cose positive e le buone prassi trovano spazio tra le ultime pagine dei giornali o in testate per addetti ai lavori. Il moto tour ha fatto tappa a Enna, Catania, Reggio Calabria, Cosenza, fino a Matera, Corato e Napoli.

Quanto è importante il ruolo della rete e dei social network?

Dal punto di vista dell’innovazione, oggi non esistono più Nord e Sud, si può cominciare a fare e a realizzare la propria attività da qualunque parte dell’Italia e del mondo a patto che si abbia un’idea vincente. E tutto questo è reso possibile anche grazie ad un uso mirato dei social network e del web.

Quali caratteristiche fondamentali deve possedere uno startupper di successo o aspirante tale?

Anzitutto, credere nella propria idea cercando di studiare tutto quello che può aiutare a sviluppare il proprio progetto e oggi c’è tantissima informazione sulla rete, ma è necessario conoscere fino in fondo gli strumenti che si hanno a disposizione anche attraverso le nuove professioni specializzate in questo ambito. Circondarsi, poi, di persone costruttive e complementari nel proprio progetto.  Ai ragazzi, anche ai più giovani, dico, infine, di passare dalla speranza all’entusiasmo. Il primo sinonimo di speranza è l’attesa, “attesa fiduciosa”. È sicuramente un bel sentimento, ma credo che oggi sia più importante diffondere l’entusiasmo, quell’incontenibile forza e voglia di fare qualcosa, di seguire un progetto. Nei contesti dell’innovazione, anche in Sicilia, trovo sempre non la speranza, ma l’entusiasmo.

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