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La "Fiumara d'Arte" di Antonio Presti: la Bellezza al servizio del sociale

Mecenate, visionario, guru. È stato definito in tanti modi, Antonio Presti, l’imprenditore messinese,  ormai noto in tutto il mondo, che da quarant’anni porta avanti in Sicilia la sua rivoluzione etica ed estetica: promuovere la politica della Bellezza. Il suo è un percorso all’insegna della creazione, della rigenerazione e della resilienza. Tutto ha origine nel 1982, quando Presti decide di investire il proprio patrimonio per dar vita alla “Fiumara d’Arte”, trasformando di lì a pochi anni la valle dell’Halaesa, oggi Tusa, in un museo all’aperto. Su quel territorio, un tempo attraversato dal fiume, ha preso forma la Fiumara con le sue 12 opere monumentali disseminate lungo 70 chilometri, il più grande parco di sculture in Europa, riconosciuta “patrimonio artistico della Regione Siciliana” grazie a una legge del 2006 e dopo non poche, paradossali, battaglie. Ma al mecenate non basta. E realizza il museo-albergo “Atelier sul Mare”, il “padre” di tutti gli art hotel. Poi, l’impegno per portare l’arte e la conoscenza dentro il quartiere Librino, nella periferia di Catania, abbattendo il muro del degrado sociale per innalzare “La Porta della Bellezza”. Un progetto che continua parallelamente a quello della riqualificazione del complesso turistico “Le Rocce” di Taormina, un luogo di rara bellezza, dimenticato per quasi mezzo secolo, che un giorno Presti immagina di lasciare in gestione ai ragazzi con sindrome di Down, come racconta nell’intervista.

 

La Fondazione Fiumara d’Arte si avvia a compiere i suoi quarant’anni di attività. Quali sono le tappe principali di questo percorso?

L’idea della “Fiumara d’Arte” nasce dalla scelta di donare il mio patrimonio, non solo economico, ma anche ideale, di pensiero, allo Stato e alla collettività. Un dono per anni osteggiato, prima che il parco della Fiumara venisse, finalmente, riconosciuto “patrimonio artistico della Regione Siciliana”. Recentemente, attraverso i fondi europei gestiti dal Consorzio Intercomunale Valle dell’Halaesa, è stato finanziato il progetto di restauro e conservazione delle opere della Fiumara. Il 1991 è invece l’anno in cui vede la luce il museo-albergo “Atelier sul Mare”, dove attraverso la fruizione dell’arte si può mediare l’educazione di un pubblico che magari non si sarebbe mai avvicinato a quel mondo artistico. Le stanze dell’albergo con le loro opere d’arte restituiscono una fruizione attiva del pubblico: quando le persone entrano in questi spazi emozionali, non guardano più l’opera, ma diventano opera anche loro. Dalla storia dell’Atelier sul mare sono nati a livello internazionale gli art hotel, che non sempre, però, hanno un grande valore artistico ed estetico.

Adesso è impegnato, attraverso la Fondazione, nella riqualificazione del villaggio “Le Rocce”. Ci parli di questo progetto.

Le Rocce, un complesso turistico sorto in uno dei siti più belli della Sicilia, la baia di Capo Mazzarò, era un luogo caduto nell’oblio. Dopo quasi 50 anni, grazie ad  un comodato d’uso della durata di 100 anni, è stato sottratto alla speculazione per riconsegnarlo alla conoscenza. Sarà un luogo di aggregazione culturale e di rigenerazione che richiamerà annualmente studenti, artisti e cittadini da tutto il mondo. Promuoverò diversi bandi creativi rivolti a ingegneri, architetti e artisti con meno di 45 anni d’età per dare l’opportunità alle nuove generazioni, in nome dell’innovazione, di trasformare gli alloggi con sculture e opere da realizzare con materiali naturali e soluzioni ecosostenibili, che assumeranno un valore di installazione temporanea. Anche grazie a questo progetto, il territorio attorno a Taormina potrà beneficiare di un processo dei rigenerazione  culturale e sociale. Ma vorrei rilanciare anche un appello.

Che tipo di appello?

Le Rocce è in comodato d’uso alla Fondazione Fiumara d’Arte, ma vorrei che a livello sia privato che pubblico gruppi di sponsor, che preferisco chiamare “complici” del progetto, possano contribuire a sostenerne la realizzazione e lo sviluppo. Penso alle forze economiche locali e internazionali più sane, ad associazioni, fondazioni, imprese

Ma nel futuro de “Le Rocce” c’è anche spazio per un progetto di inclusione sociale e lavorativa…

Sì, vorrei che in futuro la gestione di questo patrimonio passasse a ragazzi con sindrome di Down.

Le è stato assegnato il Premio “I magnifici sette del turismo siciliano” e quello d’onore di Travelexpo 2018. Facendo riferimento alla sua concezione dell’“arte pubblica come strumento di rigenerazione per una nuova idea di turismo”, qual è la sua idea per rilanciare il turismo, in particolare al Sud?

Io penso ad un turismo di eccellenza che non offre solo servizi alberghieri ma che sappia educare e valorizzare l’identità dei luoghi. Ed è così che si crea un indotto turistico ed economico importante per il territorio: basti pensare alle migliaia di visitatori che la Fiumara con le sue sculture accoglie ogni mese da quasi quarant’anni.

Rigenerazione, valorizzazione ma anche riscatto dei territori. Lei è riuscito a realizzare un’iniziativa di alto valore sociale e culturale anche a Librino, nella periferia di Catania. Che esperienza è stata?

I territori non devono essere riscattati ma rispettati. È quello che abbiamo fatto con “La Porta della Bellezza”, un’opera monumentale in terracotta, installata a Librino e condivisa con duemila mamme e bambini. Tutti adesso la proteggono. E proteggere la bellezza ha un valore educativo rispetto a questi luoghi.

Progetti per il futuro, anche in vista del quarantennale della Fondazione?

Voglio portare avanti il progetto delle Rocce e continuerò a impegnarmi per fare di Librino un museo della contemporaneità.

Infine, cosa insegna la Bellezza?

La bellezza… insegna a guardare con gli occhi della bellezza. Il male della società contemporanea e delle nuove generazioni è la cecità, perché i nostri occhi non sono più collegati al cuore, guardiamo ma non vediamo. È necessario ripartire dalla conoscenza, quale valore di libertà, di democrazia, di possibilità di scelta.

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