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La bontà dentro una scatola: il segreto di My Cooking Box

L’idea ha definitivamente preso il via cinque anni fa, sulla scia di quel grande appuntamento mondiale che è stata l’Expo milanese del 2015, ma Chiara Rota, CEO di My Cooking Box, ci stava pensando da un po’: fornire l’occorrente a chi avesse voglia di cucinare “all’italiana”. Tutto conservato dentro una scatola. E quindi: una ricetta e gli ingredienti, selezionati all’insegna della qualità e della ricerca del buon gusto, i fattori essenziali del tanto famoso Made in Italy. 

«Quando ancora lavoravo come ingegnere in un’azienda del settore dell’automazione industriale, molti dei miei clienti stranieri, durante pranzi di lavoro, restavano appagati dalla bontà dei nostri piatti, chiedendomi informazioni su come poterli replicare a casa o dove trovare gli ingredienti originali per prepararli. Spesso all’estero è difficile reperire le ricette, ma ancora di più le materie prima di qualità e di origine italiana: proprio da queste necessità è nata l’idea di creare un meal kit che contenesse al suo interno tutto ciò che serve per riproporre una ricetta regionale italiana dal risultato garantito», racconta Rota. E così, con l’arrivo di Expo 2015 – mentre il capoluogo lombardo diventava uno dei maggiori epicentri del commercio mondiale – la fondatrice di My Cooking Box si è rivolta all’acceleratore d’impresa SpeedMiUp dell’Università Bocconi e Camera di Commercio di Milano, riuscendo a depositare in poco più di un mese il marchio del progetto, costituendo la società e avviando ufficialmente la sua startup.

Non tutto, ovviamente, è filato liscio: qualche difficoltà fa sempre parte della storia. Nel caso di My Cooking Box, i problemi iniziali sono stati dettati dalla burocrazia legata alle normative e dal reperimento di capitali. Anche ottenere la fiducia degli investitori, al principio, non è stato semplice. Tuttavia, l’interesse intorno al progetto non ha tardato a farsi strada, e il modello di business della società si è rivelato vincente in virtù di risultati concreti: in termini di utili, investimenti e anche per l’ingresso, all’interno del progetto, di importanti attori del comparto alimentare italiano. Attualmente, chi volesse imparare a cucinare seguendo i canoni della cucina regionale italiana può scegliere tra i diversi cofanetti offerti dall’esperienza My Cooking Box: si va dai Pici toscani ai Mezzi Paccheri campani, dalle trofiette liguri fino alla Polenta con crema ai funghi porcini, per andare ancora sulla pizza tradizionale e al dolce. Il tutto illustrato attraverso una comunicazione semplice e chiara, seguendo la mission dell’impresa. Spiega ancora Chiara Rota: «Siamo partiti in due, io e la mia socia Francesca Pezzotta. In questi anni, la crescita della nostra startup ha comportato un ampliamento della squadra. Da due, siamo passati, infatti, a essere in venti persone, tutte accomunate dalla grande passione per la cucina e dall’orgoglio condiviso per il nostro Made in Italy. Ci unisce una grande positività, un approccio smart e flessibile. L’evoluzione rapida della società non ci consente di lavorare su schemi rigidi, siamo intercambiabili e interconnessi, pur avendo ciascuno un ruolo di competenza ben preciso».

L’età media della squadra di My Cooking Box è di trent’anni: come in ogni azienda, ogni componente del team segue la propria area in uno spirito di collaborazione e fiducia reciproca. In pochissimi anni, grazie a un’idea vincente e alla sua attuazione concreta, l’azienda è diventata leader nel mercato del metal kit; la realizzazione di box che ripropongono una ricetta italiana di alto valore gastronomico resta l’obiettivo primario della società, che nel frattempo intende mantenere rigore nella scelta degli ingredienti Made in Italy. Senza trascurare un elemento ulteriore che caratterizza My Cooking Box, ovvero l’attenzione all’ambiente: una cura che si può apprezzare tanto nel dosaggio dei contenuti – affinché non ci sia nessun tipo di spreco – quanto nel confezionamento delle materie prime, ragion per cui sono allo studio nuovi materiali. E la crescita sembra promettere ancora bene, conclude Chiara Rota: «Da alcuni mesi abbiamo aperto un primo flagship store monomarca nel cuore di Milano. È un progetto pilota per lo sviluppo di ulteriori punti vendita in tutta Europa: abbiamo previsto, infatti, per i prossimi cinque anni, altre aperture fuori dall’Italia. Siamo molto impegnati nello sviluppo del mercato in particolare, di quello americano, dove l’amore e l’interesse per i piatti Made in Italy è sempre in forte crescita. Stiamo lavorando a nuove ricettazioni e nuove box in partnership con importanti brand del comparto alimentare italiano». Una scatola, ingredienti di qualità e cura del dettaglio: la ricetta – è il caso di dirlo – del successo di My Cooking Box.

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