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La cooperativa di comunità che riporta l'occupazione in paese

“Anche la disperazione impone dei doveri e l’infelicità può essere preziosa” (Linea Gotica, Consorzio Suonatori Indipendenti, Blackout, 1996). Queste parole portava il vento nel 1991 a Succiso, frazione di Ventasso nell’appennino reggiano, quando chiusero contestualmente l’ultimo bar e l’unica bottega. Prima di questo episodio era stata la natura, con il terremoto del 1920, e le frane negli anni cinquanta a mettere in fuga l’uomo dalla vecchia all’attuale Succiso. Di fronte allo spopolamento nove soci della pro loco ebbero l’idea di creare una cooperativa di comunità senza conoscerne la definizione ma applicandone i principi e investendo i propri soldi. La cooperativa di comunità è un modello di innovazione sociale dove i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi. Per definizione essa deve produrre vantaggi per la comunità, il fine conta più della tipologia adottata. I passaggi dal notaio ed in banca sancirono, il 26 gennaio 1991, la nascita della cooperativa Valle dei Cavalieri (zona ambita nel passato come luogo di passaggio delle merci verso la Lunigiana). Gli abitanti del “paese dei lupi” (qui morì l’ultimo esemplare dell’Appennino tosco-emiliano) come prima opera avviarono la risistemazione della vecchia scuola, adibendola a bar e a bottega di prodotti alimentari che oggi vende il pane prodotto da loro. La partecipazione attiva delle persone ha portato oggi la cooperativa ad avere 55 soci (su 65 abitanti, praticamente tutti gli abitanti ad eccezione degli anziani e dei bimbi) e ad avviare un agriturismo con sei camere, uno spaccio, un ristorante con 220 coperti, una sala convegni, un campo da calcio sintetico, un centro benessere.

La vista delle montagne dalla finestra rende l’ambiente protagonista. “Valle dei Cavalieri” diventa così un centro visite all’interno del Parco nazionale dell’Appennino, proponendo camminate fino all’Alpe di Succiso sia per i turisti sia per gli studenti delle scuole superiori (con il progetto “Neve e natura”), allarga la proprie attività all’allevamento di pecore allo stato brado e alla produzione di pecorino reggiano e ricotta, arrivando a lanciare la campagna di crowdfunding “Adotta una pecora”.

L’amministrazione comunale non può fare a meno di notare il circuito economico virtuoso creato dalla cooperativa e gli delega i servizi di accompagnamento dei bimbi a scuola con il mini bus, e di trasporto dei medicinali.

Pochi i soci, molteplici i ruoli. La moderna “job rotation” sull’Appennino è realtà da anni: nello stesso giorno la stessa persona può accompagnare i bimbi a scuola, fare il formaggio in fattoria e preparare la pizza al ristorante.

Tanto attivismo viene ripagato con 14 mila turisti l’anno, sette dipendenti assunti (il 10% della popolazione, con uno stipendio di circa mille euro al mese) più dodici stagionali, fra cui disabili e stranieri. Proprio Resvan, il figlio di una coppia di soci rumeni (Joan e Piera) ha sbloccato il tasso di natalità nel 2011.

In 20 anni la cooperativa ha investito 1.5 milioni di euro ed oggi ha 700 mila euro di fatturato annuo. Ma il valore sociale non è quantificabile.

Il passaggio da fiaba moderna a realtà lo ha sancito l’Organizzazione Mondiale del Turismo dell’ONU (UNWTO), che ha premiato “Valle dei Cavalieri” come eccellenza nell’innovazione di impresa per aver salvato dallo spopolamento un borgo montano. Il “modello Succiso” è divenuto oggetto di studio da parte di delegazioni provenienti da tutto il mondo, ed è ben raccontato dal libro “Cooperative economy in social change, a solidarity system” di Naonori Tsuda, docente di Economia all’Università di Osaka.

Ogni luogo ha la sua unicità ma le idee possono viaggiare. Cittadinanza attiva, sussidiarietà, solidarietà al servizio del proprio paese, investimenti mirati e misurati (secondo la logica del “lento pede” del camminatore di montagna) sono state le risposte di un territorio ad una possibile fine sociale.

Le cooperative di comunità oggi sono una realtà diffusa in Italia. Alcune regioni l’hanno disciplinate, altre ne riconoscono il ruolo. I Briganti di Cerreto Alpi (ancora Reggio Emilia), i Rais a Dossena (Bergamo), senza dimenticare il sud con esperienze a Melpignano (Lecce), Tiriolo (Catanzaro), Campolattaro (Benevento) e Mamoiada (Nuoro), sono esempi di partecipazione attiva dei cittadini sulla programmazione delle attività del paese.

Del “modello Succiso” ne parliamo con Oreste Torri, vicepresidente di “Valle dei Cavalieri”

Quale era la situazione di Succiso ai primi anni novanta?

Nel 1991 hanno chiuso bar e negozio di alimentari. Eravamo in 75 persone che dovevamo fare venti chilometri e un'ora di corriera per fare la spesa! Ci siamo chiesti sei il paese dovesse scomparire, e abbiamo immaginato di riattivare i servizi per ricreare la socialità e creare occupazione. Il senso di appartenenza al territorio è stata una molla molto forte, basti pensare che ognuno di noi fondatori aveva un lavoro e per il paese abbiamo svolto volontariato.

Quali finanziamenti privati e pubblici hanno permesso lo sviluppo del borgo?

Siamo partiti con l’autofinanziamento dei soci, in 9 fondatori ma 25 in tutto, e con un milione di lire a testa abbiamo dato vita al progetto. A questo aggiungiamo la nostra attività di volontariato. Abbiamo cominciato dal rifare il tetto e gli impianti della vecchia scuola per riaprire il bar. Subito dopo abbiamo iniziato a ragionare per fare progetti. Nel corso degli anni abbiamo attinto dai fondi comunitari, ex Obiettivo 5b, ex Obiettivo 2 ora Fondo per le Aree interne del Programma di Sviluppo Rurale. Con le banche abbiamo attivato i nostri mutui e investito in totale 1.5 milioni di euro. Attualmente abbiamo investito 130 mila euro per ristrutturare la ex canonica a fini ricettivi; l’obiettivo è portare da 20 a 45 i posti letto e poter ospitare un pullman di turisti. Negli anni novanta ci siamo resi conto che solo bar e negozio non potevano resistere e abbiamo diversificato le attività: ristorante, ricettività, azienda agricola, agriturismo, allevamento e caseificio con 250 pecore che producono 80 quintali di pecorino con un disciplinare in attesa di riconoscimento della DOP. Il settore pubblico si è accorto di noi: Il Comune ci ha appaltato il trasporto alunni alle scuole di Ramiseto (12 mila euro annui), il Parco la gestione del centro visite (2500 euro annui).

Come ha reagito il territorio alle vostre proposte?

Inizialmente abbiamo avvertito una forte diffidenza, sulla scorta dell’esempio di altre cooperative limitrofe che avevano chiuso. Nel tempo la gente ha preso coscienza che il nostro volontariato ha ridato ossigeno al territorio. Oggi c’è un clima di alta fiducia.

Siete riuscite a coinvolgere i giovani in questi progetti?

Nel 2016, in occasione del venticinquennale della “Valle dei cavalieri”, abbiamo avviato una sottoscrizione per allargare i soci a persone minori di 30 anni. Oggi di 55 soci 20 sono giovani. Il nostro obiettivo è preparare il ricambio generazionale trasmettendo i valori della cooperativa e di far maturare una coscienza.

Avete contatti con altre cooperative di comunità in Italia e all’estero? Avete creato una rete?

Le cooperative di comunità sono diverse, ognuna ha le sue caratteristiche. Succiso è unica perché è nata per creare servizi ed occupazione per il territorio. La definizione giornalistica di “cooperativa paese” appartiene all’allora presidente di Legacoop Poletti che venne in visita nel 2010.
Attualmente c’è uno scambio di informazioni con le altre cooperative di comunità che ha portato alla nascita, nel 2014, di una scuola di formazione per cooperative di comunità, che si svolge da noi e a Cerreto Alpi. La Regione Emilia Romagna, oltre ad aver lanciato un premio per le cooperative di comunità, ha intenzione di inserirli nell’offerta formativa. Solitamente a questi workshop partecipano giovani da tutta Italia che vogliono avviare una cooperativa e funzionari delle cooperative che vogliono comprendere gli strumenti che possono essere utili per avviare attività come la nostra.

Il vostro caso ha suscitato eco all’estero? L’Unione Europea si è mostrata sensibile al “modello Succiso”?

Da parte di Bruxelles l’interesse è stato limitato. A Succiso sono venute a fare interviste due ricercatrici dell’Unione Europea, ma di pratico nulla. In Italia il limite è che alcuni bandi si basano sui codici ATECO e non sulla polifunzionalità dell’intervento. Noi abbiamo investito 330 mila euro per installare pannelli fotovoltaici sul tetto dell'azienda agricola ma il nostro progetto è stato reputato inammissibile perché avevamo, oltre al codice ATECO dell'agricoltura, anche quello dell'agriturismo. Di conseguenza la cooperativa ha dovuto attivare un mutuo in banca. Le idee sono tante, ma vanno sviluppate con equilibrio.

Pensa che gli incentivi per progetti di innovazione sociale siano adeguati?

I bandi sono scollegati dal mondo delle imprese e dai territori. La burocrazia non ascolta le esigenze dei territorio, che invece ha bisogno di supporto per diventare competitivo.

Quali progetti avete per il futuro?

Aumentare la ricettività, qualificare l’attività agricola col miglioramento della mungitura e della produzione dei formaggi, sviluppare il turismo responsabile allargando l’offerta, ad esempio alla pesca sportiva.

I Nomadi cantano “Noi non ci saremo”. Chi raccoglierà l’eredità dell’esperienza di Succiso?

Immagino che l’immigrazione di ritorno dei weekend e dei festivi si rafforzi portando un aumento della popolazione. In estate Succiso ha circa 600 abitanti, speriamo che aumenti ancora di più l’attaccamento al territorio. Auspichiamo che i giovani riscoprano le attività agricole e artigianali, declinandole in un’ottica moderna. Fondamentale sarà il risanamento ambientale e la cura dell’assetto idrogeologico. Inoltre “Valle dei cavalieri” è orgogliosa del progetto “Neve e natura”, che porta le scuole sul territorio per una settimana: la mattina i ragazzi fanno regolarmente lezione, il pomeriggio riscoprono il valore dell’ambiente attraverso trekking e ciaspolate. Portare la scuola fuori dalle aule era un nostro obiettivo: nel 2007 ci vennero cento alunni, nel 2017 ne son venuti duemila, e l’iniziativa è diventata parte integrante dell’offerta didattica delle province emiliane. Pur non avendo scuole in sede, ci candidiamo per il futuro ad ospitare le attività dei ragazzi in alternanza scuola lavoro. Il futuro è ciò che costruisci nel presente.

 

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