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La fabbrica salvata dai dipendenti

“Il numero di respiri che fate nella vostra vita è irrilevante, quello che conta veramente sono i momenti che il respiro ve lo tolgono” (La ricerca della felicità, Columbia Pictures, 2006). Avranno pensato a questo i proprietari e i dipendenti della Roncadin, fabbrica italiana di Meduno (Pordenone) leader nella vendita di pizze surgelate, all’alba di venerdì 22 settembre 2017: seimila metri quadri di stabilimento distrutti da un incendio, le quattro linee di produzione storica, in grado di sfornare quasi 400 mila pizze surgelate al giorno, inutilizzabili per un danno di 40 milioni di euro e 540 dipendenti a rischio. Richiesta di stato di crisi? Ricorso agli ammortizzatori sociali? Nulla di tutto questo, ripartire da quello che c’è. Una fabbrica che funziona ed esporta, un welfare aziendale che ha creato un ottimo clima di condivisione fra impresa e dipendenti (sull’esempio della contrattazione integrativa aziendale adottata da diverse aziende, come la Berto’s), e il fuoco che ha risparmiato i nuovi impianti installati nel 2016. E da quelli nascono le idee per il futuro. I dipendenti della Roncadin sgomberano i capannoni bruciati, li ripuliscono dai detriti e dalle ceneri con pale e picconi, cominciano a fare le prove di pre-produzione sulle linee superstiti. L’alba di martedì 26 settembre 2017, solo tre giorni dopo l’incendio, la Roncadin torna a far funzionare le sue linee di produzione. Per garantire gli stessi volumi di produzione prima dell’incendio le ore di lavoro giornaliero passano da 18 a 21 a ciclo continuo, senza weekend e festivi, e così sarà fino a Natale.

I proprietari della Roncadin ricorderanno per lungo tempo la tenacia dei propri dipendenti. Hanno raddoppiato le indennità contrattuali riconoscendo, per le giornate festive diventate lavorative, la maggiorazione del 100 per cento, e hanno concesso ai dipendenti la possibilità di aderire alla flessibilità in cambio di un’indennità fissa mensile e di una maggiorazione del salario giornaliero. In attesa della costruzione di un nuovo impianto ad alta tecnologia, Roncadin non trasferirà i suoi impianti all’estero e sta pensando a nuove assunzioni del personale, regalando forse un futuro ad 80 lavoratori in esubero dalla Electrolux.

La consapevolezza di vivere in un territorio, la Val Meduna, che ha ricordi di guerra ma poche realtà economiche, la paura di perdere il posto di lavoro, la memoria della ricostruzione del territorio dopo il terremoto del Friuli Venezia Giulia del 1976 (il cui simbolo è oggi la realtà turistica di Venzone, vincitore del riconoscimento “Borgo dei borghi 2017”): sono tra le ragioni che hanno suscitato l’immediata reazione dei dipendenti della Roncadin. Ne parliamo con Elisa Piccinin, responsabile Comunicazione e marketing di Roncadin.

Il giorno dell’incendio, a quali prospettive avete pensate per la vostra azienda? Avete mai immaginato di trasferire le attività all’estero? Per i lavoratori avete pensato agli ammortizzatori sociali?

Il giorno stesso dell’incendio, non appena passata la preoccupazione per l’incolumità delle persone (tutte evacuate senza problemi) e una volta fatte le prime stime dell’entità dei danni, il nostro pensiero è stato quello di ripartire. Accertato che la parte più nuova dello stabilimento, che ospita due linee produttive altamente performanti costruite fra il 2016 e il 2017, non aveva subito alcun danno, abbiamo subito pianificato come riprendere la produzione: l’incendio è avvenuto venerdì 22 settembre, sabato e domenica abbiamo isolato la parte colpita dall’incendio e ripristinato le altre aree, lunedì abbiamo riavviato le linee per le prove di pre-produzione e martedì mattina siamo ripartiti, aumentando progressivamente il numero di pezzi con l’obiettivo di arrivare ai livelli di prima dell’incendio.

In nessun momento abbiamo mai preso in considerazione l’idea di trasferire le attività all’estero. Il nostro cuore è a Meduno e su questo territorio abbiamo investito e continueremo a investire, perché per noi è strategico.

Poiché la necessità, per mantenere gli impegni di consegna con i nostri clienti, era di far ripartire le linee a pieno regime, quindi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, abbiamo concordato con i dipendenti e con i sindacati una variazione di orari e turni attiva fino al 31 dicembre: i nostri dipendenti si sono messi a disposizione per lavorare quindi anche nei giorni festivi, con nuovi turni, dimostrando uno spirito di sacrificio e una voglia di ripartire straordinari.

Abbiamo inoltre concordato con le organizzazioni sindacali l’ammortizzatore sociale della cassa integrazione guadagni ordinaria, al fine di coprire eventuali ore e giorni di mancato lavoro, in modo da garantire il reddito ai lavoratori e di sgravare dei costi, come prevedono le normative di legge, l’azienda stessa. Ma, siamo orgogliosi di poterlo dire, non c’è stato bisogno di ricorrere a questo ammortizzatore sociale e nessun lavoratore è stato mandato a casa.

Roncadin è un’azienda consolidata. Quale è la vostra politica di welfare aziendale?

I nostri interlocutori sono i rappresentanti sindacali, con i quali negli anni abbiamo sempre collaborato per stabilire premi di produzione e bonus. In particolare nel 2016 l’azienda ha firmato un accordo con le rappresentanze per la promozione e l’adesione dei lavoratori ad un piano di servizi welfare con rimborsi spese, buoni pasto e carburante, agevolazioni su visite mediche e spese scolastiche. L’adesione è volontaria, ma grazie alla comunicazione attivata dall’azienda e dai sindacati stessi, la maggior parte dei lavoratori ha compreso il vantaggio fiscale e ha aderito. Il nostro obiettivo è ampliare sempre di più i servizi convenzionati, attraverso un dialogo attivo con la società che gestisce il servizio e le esigenze dei nostri dipendenti.

Dopo l’incendio e con i nuovi orari e turni, abbiamo posto un’attenzione speciale alla conciliazione famiglia-lavoro. I nostri dipendenti sono per il 73% donne e il nuovo assetto produttivo ha avuto un impatto anche sulle abitudini delle famiglie, in cui sono soprattutto le mamme a doversi riorganizzare. Stiamo quindi studiando come venire incontro alle nostre dipendenti e facilitarne la quotidianità. Nel mese di novembre abbiamo diffuso un questionario per sondare le esigenze delle nostre lavoratrici con figli, in modo da organizzare al meglio dei servizi per loro: il progetto è di attivare uno spazio pre-scuola e dopo-scuola in strutture dei paesi limitrofi, a tutti i livelli e fino alla scuola media superiore.

Su quali basi è nata questa comunanza di intenti fra azienda e dipendenti?

L’eccezionale risposta che i nostri dipendenti hanno dato all’azienda in un momento di grande difficoltà è sicuramente frutto di quanto è stato fatto negli anni, in Roncadin, dal punto di vista dei rapporti con i lavoratori. Abbiamo sempre messo al centro le persone, coltivando relazioni corrette, trasparenti, rispettose dei diritti dei lavoratori. Abbiamo investito in sicurezza e formazione, siamo stati attenti a riconoscere i meriti dei nostri dipendenti, li abbiamo ascoltati e sostenuti. Loro ci hanno dimostrato quindi un attaccamento che va sicuramente oltre i loro doveri: basti pensare che, quando abbiamo sondato le disponibilità per una maggiore flessibilità su base volontaria (cioè la disponibilità a essere chiamati al lavoro, in caso di necessità, anche in una giornata di riposo, con retribuzione maggiorata secondo contratto), nel giro di una settimana più di cinquanta persone hanno dato la loro libera e spontanea adesione.

Un altro aspetto fondamentale della ripartenza dell’azienda è stata la comunicazione della crisi. Quanto conta poter raccontare ad un fornitore o ad un cliente che la fabbrica è ripartita dopo tre giorni grazie ai dipendenti?

La comunicazione è stata gestita fin dalle prime ore dopo l’incendio, avviando con i nostri consulenti esterni un’unità di crisi che è stata attiva nei primi giorni qui a Meduno e poi è proseguita nei giorni e nelle settimane dopo la ripartenza. La tempestività è stata l’aspetto cruciale: quando si verifica una crisi è importante porsi verso i media come interlocutori seri e affidabili, attivando un flusso di notizie continuo. Abbiamo istituito una data room costantemente aggiornata con tutte le comunicazioni e i materiali e abbiamo proceduto con lanci e comunicati stampa su tutte le novità che riguardavano (e riguardano ancora) la ripartenza. Questo ci ha permesso di governare la comunicazione, di attirare l’attenzione dei media non solo locali e di settore, ma anche nazionali, e in definitiva ci ha consentito di proiettare l’immagine di un’azienda solida, preparata, con un piano di disaster recovery eccellente, capace di ripartire anche dopo gravi avversità. Fornitori e clienti hanno senza dubbio percepito queste qualità: hanno capito che saremmo stati in grado di far fronte agli impegni e non ci hanno abbandonati, anzi, in alcuni casi ci hanno dimostrato solidarietà dandoci una mano nel ripartire. In parallelo, anche la nostra pagina Facebook è stata usata per raccontare la riapertura ai clienti finali e ai semplici cittadini: abbiamo ricevuto innumerevoli messaggi solidali e moltissimi ci hanno fatto sapere di aver comprato i nostri prodotti (magari per la prima volta) proprio per sostenerci.

Per una datore di lavoro quanto contano le soft skills di un lavoratore rispetto ai suoi titoli?

Certamente le vicende dell’incendio e della ripartenza ci hanno confermato un concetto in cui credevamo già: i titoli, visti non come “pezzo di carta” ma come elementi che certificano capacità e preparazione, sono importanti (non saremmo ripartiti se non avessimo una forza lavoro professionale e qualificata). Ma ancora più determinanti, proprio nei momenti di crisi, sono doti come la resilienza, la passione per il proprio lavoro, la volontà di rimboccarsi le maniche, la gestione dello stress, la capacità di lavorare in team e di adattarsi ai cambiamenti; perché non dimentichiamo che l’organizzazione del lavoro è stata stravolta e tutti hanno affrontato grandi trasformazioni.

Avete trovato anche all’estero esempi come la Roncadin?

Non abbiamo saputo di altri casi simili, ma producendo prodotti per grandi multinazionali, sono obbligatoriamente richieste delle policy di disaster recovery, quindi i dirigenti e tutti i responsabili delle aree aziendali avevano già uno schema di base su cui lavorare, da adattare in base alla situazione di emergenza contingente: la mattina dell’incidente abbiamo convocato il comitato di crisi ed è bastata una riunione per definire e concordare le linee guida. Nelle ore successive, è stato fondamentale tenersi aggiornati sulla situazione complessiva, con riunioni a cadenza costante nell’arco della giornata e comunicazioni in tempo reale sulla rete mobile aziendale.

Cosa immaginate di fare in futuro per i vostri eroici lavoratori?

La cosa più importante sarà continuare a investire nella nostra azienda, affinché continui a crescere. Per questo, già nella settimana della ripartenza, abbiamo continuato a guardare avanti. Prima di tutto c’è la ricostruzione: nell’area danneggiata dall’incendio, che è stata bonificata e sgomberata, abbiamo in programma di costruire due nuove linee produttive. Per la prima abbiamo già cominciato un countdown e vedrà la luce, secondo i programmi, entro luglio 2018; la seconda seguirà poco dopo. Avremo quindi uno stabilimento completamente nuovo, performante e all’avanguardia. Inoltre non si fermano mai le nostre attività di ricerca e sviluppo per realizzare nuovi prodotti e conquistare sempre nuovi mercati, sia in Italia con il nostro brand, sia all’estero dove esportiamo soprattutto per le private label della grande distribuzione. Siamo sempre presenti in tutte le fiere più importanti e i nostri clienti, partner e fornitori ci riconoscono un ruolo di leader. È questa la cosa più importante che possiamo fare per i nostri dipendenti: crescere e garantire il lavoro investendo nel nostro territorio.

 

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