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La manodopera agricola ai tempi del Covid-19: da Agrijob a Jobincountry

In tempi di Coronavirus, e dunque di emergenza sanitaria e conseguente distanziamento sociale, è d’obbligo per aziende e lavoratori italiani – e non solo – trovare soluzioni che possano sostenere l’economia, tra diverse difficoltà. Le strade da percorrere sono molteplici, tutte all’insegna di una combinazione di inventiva e tecnologia, fattori già presenti nel mondo produttivo e che rappresentano l’ossatura centrale per favorire il rilancio e non disperdere energie preziose. I settori dentro cui inserire simili iniziative vanno dal turismo all’industria tradizionale, passando per turismo e terziario. Ma non bisogna trascurare un comparto essenziale in ottica italiana: quello dell’agricoltura, un vero e proprio asse portante nella storia – e anche nella cultura – nazionale.

Da questo punto di vista, diverse associazioni si sono immediatamente attivate per fronteggiare problemi e criticità del settore, “inventandosi” formule creative e all’avanguardia. È il caso di Agrijob, piattaforma attivata da Confagricoltura con l’obiettivo di per evitare di compromettere i raccolti, considerando da un lato il contesto emergenziale e dall'altro le  centinaia di segnalazioni pervenute da tutta Italia di persone disponibili a lavorare per la raccolta dei prodotti agricoli. Si tratta di un servizio di intermediazione – riconosciuto dal Ministero del Lavoro – che consente a chi cerca occupazione di essere messo in contatto direttamente con le aziende della propria provincia, e alle imprese di intercettare velocemente i candidati. Il funzionamento della piattaforma, come ha spiegato l’associazione, è molto semplice, combinando domanda e offerta. Il lavoratore interessato dovrà compilare il modulo disponibile, cliccando sul banner dedicato nella homepage del sito, e indicando contestualmente la provincia di interesse. In seguito, la sua candidatura sarà smistata con procedura automatica alla sede territoriale di Confagricoltura, che la prenderà in carico e la segnalerà all’azienda che cerca manodopera. Viceversa, anche le imprese possono usare la piattaforma, pubblicando le offerte di lavoro, per essere così intercettate dai candidati del proprio territorio.

Ma iniziative di questo genere sono state intraprese anche da altre associazioni, oltre che da enti pubblici. Coldiretti, ad esempio, ha provveduto a strutturare una propria piattaforma, riconosciuta a sua volta dal Ministero del Lavoro. Il progetto si chiama Jobincountry, un portale internet che ha l’ambizione di affrontare tre questioni: combattere le difficoltà occupazionali, garantire le forniture alimentari e stabilizzare i prezzi con lo svolgimento regolare delle operazioni di raccolta. In questo caso, l’attività è svolta direttamente nelle singole province, attraverso le società di servizi delle Coldiretti locali. Jobincountry è stata sperimentata in una primissima fase nella Regione Veneto, ottenendo subito ottimi dati e fornendo una risposta positiva da parte di lavoratori e imprese: basta pensare che in pochi giorni sono arrivate circa 1.500 candidature, da parte di studenti universitari ma anche di pensionati e cassaintegrati. Interessante anche il dato anagrafico di chi ha aderito: il 60% ha un’età compresa fra i 20 e i 30 anni di età, il 30% ha fra i 40 e i 60 anni e infine 1 su 10 (10%) ha più di 60 anni.

Dicevamo delle istituzioni: programmi simili a Jobincountry e Agrijob, infatti, sono stati adottati da alcune realtà locali. È il caso della Regione Emilia-Romagna con il progetto “Lavoro per te”, un portale realizzato in collaborazione con le Province e i Centri per l’impiego che fanno capo all’Agenzia regionale del lavoro. L’iniziativa, anche in questo caso, mette a disposizione la propria piattaforma per aiutare le aziende agricole emiliano-romagnole nella ricerca e reclutamento di mano d’opera stagionale. Lo stesso approccio è alla base dei provvedimenti assunti dalla Regione Toscana, (per registrarsi occorre andare a questo indirizzo); mentre progetti di questo genere stanno nascendo in tutto il territorio nazionale, dall’Umbria alla Puglia. Mentre la Regione Lombardia, purtroppo la più colpita dall’epidemia, metterà a disposizione le candidature dei lavoratori alle organizzazioni professionali  che le indirizzeranno alle singole aziende agricole o ai mercati agricoli, a seconda delle necessità e delle caratteristiche: esperienza pregressa, disponibilità e situazione logistica. La priorità è resistere all’emergenza e proteggere raccolti e prodotti che andrebbero irrimediabilmente perduti. Diversi programmi, dunque, allineati a un unico obiettivo: non disperdere energie, favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, evitando di perdere le numerose opportunità che possono presentarsi in campo agricolo, persino in una stagione così delicata.

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