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La storia di Bresesti: quando il digitale "salva" una professione

Viene definito da molti “artigiano creativo del legno” e “falegname 2.0” e il suo motto è “il legno è sano, vivo e bello”. Si tratta di Maurizio Bresesti, 38 anni, professionista della Valtellina che ha saputo rinnovarsi attraverso la cosiddetta digital transformation, al fine di ottimizzare i processi produttivi della sua professione, un mestiere tradizionale antico, nato millenni fa.
Ho aperto la mia bottega di falegnameria nel 2005 - racconta l’uomo -, dopo aver conseguito il diploma in Tecnico dell'Industria del Mobile e Arredamento, aver finito un percorso d'apprendistato di 36 mesi e aver lavorato due anni come operaio specializzato presso varie aziende del territorio. La passione per il legno mi è stata trasmessa dal nonno materno: ricordo ancora quando utilizzavamo il tenero legno di tiglio per realizzare scodelle e cucchiai artigianali”. Una vita quindi fondata su tradizione e passione, ma anche tanta voglia di fare. “Ho sempre lavorato durante le vacanze estive scolastiche - dice Bresesti -, perché questo mi ha permesso di mettere subito in pratica le competenze teoriche che imparavo durante l'anno scolastico”.

Ma quando ha intuito le sue potenzialità e la voglia di avviare un’attività propria? “Appena capii di avere determinazione e fiducia nelle mie capacità, ho deciso di aprire la mia bottega personale. A suo tempo – spiega Bresesti - usufruii di un finanziamento ad hoc per giovani imprenditori del territorio; ma prima ho fatto tanta gavetta, perché pur avendo chiara fin da subito l’idea di realizzare un laboratorio tutto mio, avevo l’esigenza di farmi un giro di clienti, in modo da poter acquistare i vari macchinari necessari col minimo dei rischi possibile. Costruire da zero una falegnameria infatti è veramente costoso e bisogna stare sempre attenti quando si decide di intraprendere questa professione”.

Ma una volta avviata la professione, non basta metterci impegno e dedizione. Occorre anche adeguarsi ai tempi moderni, alle nuove modalità di comunicazione, alla digitalizzazione che ormai permea le nostre vite.
E Bresesti così ha fatto, al punto che nel 2017 viene nominato all’interno del progetto Botteghe Digitali d’Italia fra oltre 300 pretendenti: la grande novità è stata utilizzare il noto Google Maps per recuperare le forme delle cime e delle valli della Valtellina, per poi farne un file tridimensionale da utilizzare con i macchinari a controllo numerico che lavorano il legno. “Grazie al lavoro dei designer di Tecnificio è nato Alperubra – afferma Bresesti -, un marchio registrato europeo, che rappresenta le mie opere. In poche parole riproduco il mio territorio sul legno, che si tramuta così in oggetti da collezione per la mise en place. La cosa veramente bella – aggiunge l’artigiano - è che il digitale ha talmente tante declinazioni che continuo a scoprirne di nuove ogni giorno. Ho sempre creduto nell’innovazione professionale del mio settore e sono fermamente convinto che sia fondamentale per avere un futuro. Per questo sono tra i fondatori del Fablab Sondrio, realtà nata con l'obiettivo principale dell'alfabetizzazione digitale della Valtellina. Non si può non considerare la vita digitale di un'azienda, perché se sul web e i social non possono trovarti non esisti professionalmente parlando”.

La tecnologia aiuta anche nella formazione e nel dialogo con i “colleghi”. “Ad esempio io utilizzo tantissimo e creo video tutorial – spiega Bresesti -, perché in questo modo si può godere di una formazione continua su più temi, incontrando altri professionisti di livello nel mondo. L'utilizzo della rete come collettore di conoscenze e professionalità mi ha travolto. Siamo nell'era della condivisione – continua - dove tenersi per sé le proprie conoscenze e competenze non porta da nessuna parte, ci si isola solamente e si rimane fuori da tutto. Vivo in mezzo alle montagne – ironizza -, chi meglio di me può garantirlo?”.

L’attività di Bresesti strizza l’occhio anche all’economia circolare e alla sostenibilità ambientale, dato che per la realizzazione delle sue opere viene riutilizzato il legno delle botti di vino. Un settore, quello del riciclo del legno, che secondo un recente rapporto del Politecnico di Milano ha generato, nel solo 2017, circa 6mila nuovi posti di lavoro. “Le imprese artigiane sono per loro natura aziende sociali perché radicate sul territorio - conclude Bresesti -. Formano manovalanza su di esso, generando ricchezza, sensibilità e rispetto per il luogo in cui si lavora. Partendo da questi presupposti, vien da sé la capacità di generare valore nei completamenti d'arredo realizzati con materiali di riciclo. Il legno di castagno e rovere ad esempio, impregnato del rosso nettare degli Dei è unico, magico e raro”.

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