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Labodif: quando la formazione fa la differenza

 
 

Labodif è tante cose. Il nome è la contrazione di “Laboratorio delle differenze”. Il laboratorio fa ricerca, formazione e consulenza in modo innovativo per far emergere la consapevolezza delle differenze tra uomini e donne. Una differenza che può creare valore per imprese, amministrazioni, ma anche per le singole persone, che siano uomini o donne, perché tale consapevolezza fa emergere il talento personale. Labodif è anche un laboratorio culturale e di ricerca permanente. Un progetto nato grazie alla passione di due donne molto diverse ma accomunate dallo stesso obiettivo. Il laboratorio, infatti, è stato fondato nel 2001 da un’economista, Giovanna Galletti, e una scrittrice regista, Gianna Mazzini, e “rappresenta il luogo in cui realizzare un’innovativa connessione fra i concetti filosofici del Pensiero Differenza e il rigore delle scienze economiche e statistiche con importanti applicazioni nel campo della ricerca sociale”.

“Nella realtà quello che una donna pensa, dice e fa è influenzato da un sistema di regole invisibili e non nostre. Accettiamo una realtà già pensata. E così la differenza non vive – spiega Giovanna Galletti, cofondatrice di Labodif -. Occorre essere capaci di pensare e vivere il mondo a “due”, perché i maschi e le femmine non leggono la realtà allo stesso modo. Quello che ancora manca nel mondo è la presenza dello sguardo femminile autorevole: non c’è perché non sa da dove attingere forza e alla fine, quando sommessamente emerge, appare sbagliato, fuori dalle regole. Ecco, Labodif nasce così, dal desiderio di modificare la realtà costruendo uno sguardo femminile autorevole”.

Formare le donne ad essere soggetto pieno e consapevole del proprio sguardo. E gli uomini a riconoscere la loro parzialità. Oggi Labodif è cresciuta fino a diventare un Istituto di Ricerca, una Scuola, una pagina Facebook molto seguita. Produce testi. “Una bellissima avventura”, racconta entusiasta la Galletti.
Vengono organizzati corsi formativi per enti e istituzioni, come università, aziende, Camere di Commercio su svariati temi: dalla diversa idea di rischio tra uomini e donne, al desiderio di esprimersi nel lavoro, dalla gestione dei rapporti interpersonali, alla comunicazione autorevole, alla leadership. Una sorta di orientamento per leggere e interpretare meglio la realtà lavorativa, migliorare i rapporti e la propria identità professionale sul lavoro. Avere persone serene sul luogo di lavoro può diminuire sensibilmente turnover e assenteismo, oltre a stimolare creatività e innovazione.

Esistono anche dei corsi organizzati dalla scuola per chiunque voglia approfondire il tema. Dal corso base che tratta temi come “il neutro universale” per cambiare punto di vista, o come costruire valore di sé, al livello avanzato: la gestione del conflitto, il potere e l’autorità, la misoginia, il corpo, la difficoltà di riscoprire la parte più autentica di sé.

L’approccio è multidisciplinare. “La nostra didattica mescola i dati frutto della ricerca e lo studio della differenza. Abbiamo costruito un modulo formativo capace di essere trasversale così come è trasversale la partecipazione ai nostri corsi - spiega la Galletti -. E’ il punto di vista la nostra specialità. Il nostro obiettivo è diminuire o eliminare il sentimento di inadeguatezza femminile, una sensazione talmente diffusa e trasversale alle carriere e alle condizioni sociali da costituire un tema cruciale. È possibile una rilettura che identifichi un elemento positivo nel fenomeno?” si chiede provocatoriamente la Galletti. “L’inadeguatezza femminile è un sentimento positivo perché misura la distanza tra i nostri desideri e il modo in cui è organizzata la realtà – continua la cofondatrice -. E questa distanza va conosciuta e riempita di significati nuovi. Questo è stato il tema con cui, per esempio, siamo approdate all’Università di Pisa due anni fa per vari cicli di lezioni. Il risultato, in termini di interesse, è stato straordinario. Avevamo impostato lezioni per classi chiuse formate da 30 persone. Dopo meno di un’ora dall’invio delle mail dall’Ateneo, per comunicare la possibilità di iscriversi, eravamo già sommerse da centinaia di adesioni”.
Sono gli stessi Enti a chiedere di partecipare ai corsi, ma accade che siano le stesse fondatrici a proporsi. Per la scuola, ha contato molto l’esperienza vissuta dalle allieve che hanno avuto il desiderio di coinvolgere altre. “Un momento di svolta importante è stato quando abbiamo avuto delle figlie che hanno spinto le proprie madri a intraprendere il loro stesso percorso, così come madri che hanno mandato le loro figlie. Il passaparola è l’anima della crescita della nostra Scuola. Questo accade anche per gli enti”, spiega la Galletti.

Sulla trasversalità, l’altra cofondatrice, Gianna Mazzini, spiega: “La cosa più sorprendente è la trasversalità del nostro target. Traversale per età (si va dai 21 anni della nostra allieva più giovane ai 78 della più grande), ma anche per professione. Ci sono docenti universitari, avvocate, psichiatre, architette, ma anche impiegate, operaie, casalinghe. Le ragazze giovani e le donne più grandi sono le più desiderose di consapevolezza nuova. Ed è molto bello vedere questi incontri tra generazioni all’interno delle classi. I riscontri sono felici, la scuola cresce e con essa la possibilità di abitare il mondo del lavoro con agio e signoria”.

Ma quanto investe il laboratorio sull’autoimprenditorialità femminile? “Moltissimo. Non a caso interlocutori importanti del nostro percorso con le Istituzioni sono i Comitati di Imprenditoria Femminile delle Camere di Commercio – racconta la Mazzini -. Con loro abbiamo svolto molti percorsi che hanno portato ad aumentare il numero di donne capaci di dare forma ai propri desideri di imprenditorialità. Ci teniamo però a sottolineare che ogni forma di espressione di una donna mette in gioco il concetto di autoimprenditorialità, la costruzione del proprio sé è la vera impresa di una donna in qualunque mestiere lei intenda fare”.

Ma l’impresa l’hanno fatta anche queste due donne fondatrici del progetto, che oltre al laboratorio lavorano molto sui social network per diffondere il pensiero della differenza.

La pagina Facebook è molto seguita e ricca di contenuti, ad esempio. “La nostra pagina Facebook è un vero tesoro. Per numero e qualità delle persone che ci seguono. Il settore Comunicazione è seguito da me - spiega Gianna Mazzini -, con l’aiuto di una piccola squadra di donne, alcune molto giovani, che raccoglie e segnala quotidianamente fatti e costruisce i testi. Possiamo contare su un numero sempre crescente di persone, anche uomini, che ci seguono e che partecipano attivamente con segnalazioni e riflessioni”.

Il team di lavoro è formato da un gruppo ristretto organizzato intorno alle due fondatrici. A loro si affiancano di volta in volta persone che partecipano a singoli progetti. “Gli esperti e le esperte che vengono coinvolti - conclude la Mazzini - sono spinti ad aprirsi a contributi sul tema della differenza. Condividiamo con loro il modo di guardare la realtà”.

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