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Lavorare il vetro, come la tecnologia si coniuga con l'artigianalità del mestiere

Quasi 4mila anni fa furono gli antichi egizi a lavorare per primi il vetro con l’intenzione di crearne dei recipienti utili per la vita quotidiana. Ancora oggi i soffiatori e modellatori di vetro sono veri e propri maestri artigiani, artisti in grado di lavorare con abilità la materia prima naturale, derivante da semplice sabbia di quarzo. Solo nel ‘600 l’uomo ha poi imparato a lavorare il cristallo, ovvero vetro, al cui posto del calcio viene aggiunto artificialmente dell’ossido di piombo.

Se le competenze artigiane del mestiere sono rimaste più o meno intatte nel corso dei millenni, i processi industriali si sono invece evoluti e rinnovati, sfruttando le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. Fra le realtà imprenditoriali del momento c’è sicuramente la Nuova Cev di Empoli, azienda nata nel 1985 in quel territorio che insieme a Liguria e veneziano rappresenta uno dei veri e propri poli nazionali della lavorazione del vetro e del cristallo.

La realtà produttiva tutta italiana è stata premiata proprio quest’anno in qualità di impresa più innovativa della Toscana. “Produciamo e commercializziamo ogni tipo di vetro soffiato e cristallo – racconta il presidente Andrea Falaschi – e siamo stati premiati per le tecnologie che usiamo e per la ricerca, dato che stiamo per brevettare un cristallo che ha contenuti di piombo (notoriamente nocivo, ndr), nulli o quasi. Tuttora sono in corso importanti prove di laboratorio su questo fronte”. La scelta è stata intrapresa sicuramente per realizzare un prodotto più green e riciclabile, senza però dimenticare regolamenti internazionali come quello statunitense, in cui ad esempio i cristalli per uso alimentare debbono essere obbligatoriamente piombo free per ottenere determinate certificazioni molto richieste in commercio. “Siamo stati premiati per essere altamente innovativi – continua Falaschi -, ma tutto ha un costo e la ricerca richiede investimenti molto importanti. Però d’altronde sono assolutamente necessari, perché vitali per sopravvivere sul mercato internazionale, sempre più globalizzato. Non dobbiamo dimenticarci che pur avendo la maggior parte dei rapporti commerciali con rivenditori italiani, questi poi esportano abitualmente il nostro prodotto in tutto il mondo, soprattutto in Usa, Europa e Medio Oriente”.

L’innovazione parte da lontano e precisamente dall’anno della fondazione della Nuova Cev: “Negli anni ’80 avevamo già i cosiddetti robot in azienda – spiega bene il Presidente - e sul territorio allora non li aveva nessuno. Abbiamo deciso subito di mettere a frutto, a valore, la maestranza, cioè il saper fare a mano, la cultura artigianale. Però non ci siamo dimenticati della tecnologia. Ancora oggi si produce a mano, ma tutto il processo a monte, la fusione  è stato informatizzato e digitalizzato, con cambiamenti epocali. Restiamo comunque un’industria fatta di artigiani – prosegue -, con il vetraio che preleva manualmente, con la canna il cristallo fuso dal forno, con quello che lo modella con le pinze per passarlo infine al soffiatore, che con l’aria dei polmoni soffia dentro la canna e fa dilatare l’oggetto. Poi c’è chi lo taglia, lo decora e lo sabbia, anche questo rigorosamente a mano. La carta vincente per noi è stata attuare un sapiente connubio fra tecnologia, atta alla realizzazione della miglior pasta di cristallo possibile, ovverosia senza imperfezioni e il personale stesso che poi la lavora in modo assolutamente tradizionale. Coniugare l’automazione alla competenza artigiana è stata la nostra intuizione più importante”. “Non si deve mai dimenticare che in Cina la manodopera costa molto meno che in Italia – aggiunge Falaschi – ed è per questo che si deve puntare forte sulle competenze specifiche dei lavoratori. La tecnologia si può copiare e all’estero spesso sanno farlo molto bene, ma il saper fare a mano no”.

Insomma i bravi maestri artigiani sono pochi e anche la Nuova Cev ha a che fare con il problema del ricambio generazionale. “Nei primi anni del nuovo secolo riuscivamo a reperire vetrai qualificati anche dalle aziende che puntavano invece sulla automazione, oppure a formare giovani in seno alla nostra azienda e tutto questo oggi ci premia. Trovare invece in questo periodo recente maestranze in grado di lavorare a mano non è cosa facile. La cosa importante è capire chi ci sa fare e ha voglia di crescere come vetraio artigiano, perché poi per imparare insieme a utilizzare le nuove tecnologie c’è sempre tempo in questo mestiere”.

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