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Le Innovation Communities

In un mondo economico fatto di prodotti e modelli di business rivoluzionari, la parola che fa rima con evoluzione è l’innovazione che parte dalle idee, che passa per le persone e nasce da quel saper guardare il mondo con occhi nuovi. Un processo d’innovazione aziendale comincia con la creazione di una Innovation Community, una comunità al cui interno manager e dipendenti, partner e collaboratori si scambiano liberamente un patrimonio prezioso: le idee.

L’Innovation community non è solo un luogo fisico, una sala riunioni o una particolare zona dell’ufficio ma può essere un sito virtuale come un blog aziendale dove dipendenti e manager pubblicano le proprie proposte, oppure può trattarsi di una ideagora, un foro delle idee a cui partecipano anche attori esterni alla realtà aziendale. Scopo di questa realtà è quello di fare scorta di buone idee per poi implementarle e farne uso nel processo di sviluppo e di crescita aziendale. 

Qual è il tema della discussione su cui confrontarsi? I nuovi prodotti, i diversi modelli organizzativi o di business, i servizi innovativi oppure il miglioramento degli stessi. Il concetto ricorda il vecchio brainstorming, anche se va inserito in un contesto di Open Management perché al dibattito partecipano congiuntamente i piani bassi e alti di un’azienda con lo scopo di adeguarsi al mercato e anticipare le tendenze. Se si ricerca l’innovazione e la creatività, la si trova nella genialità diffusa.
Ma chi spera di trovare questa pepita che permette di fare affari d’oro deve seguire i pilastri di quella può essere considerata una vera e propria filosofia aziendale. Innanzitutto occorre predisporre condizioni ottimali per favorire la genialità collettiva, facilitare la conoscenza della storia aziendale, degli scopi e degli obiettivi di breve e di lungo periodo. Il secondo aspetto attiene al coinvolgimento e all’impegno che si ottiene proprio quando gli obiettivi e i valori di un’azienda sono condivisi. L’ultimo aspetto da considerare è quello relativo al rispetto dei ruoli e dei diversi modi di pensare, di sapere accettare le critiche. Condizione indispensabile è creare l’ambiente giusto ad accogliere idee provenienti anche dal gradino aziendale più basso ma che potrebbero essere potenzialmente edificanti per l’organizzazione. Valorizzando il talento del personale, si riesce ad innovare creando gruppi di discussione che facilitano la nascita di idee.

Alla base di una Innovation Community vi è la capacità di un’azienda di basarsi sulla condivisione dei valori, una sorta di democrazia partecipata che permette la libera circolazione delle idee quale patrimonio della comunità, e non più dei creativi, volta alla creazione di prodotti e servizi.

All’innovazione partecipa tutta la comunità quale risultato collettivo che si basa sul dialogo e l’accordo. La discussione non coinvolge solo i vertici aziendali e i dipendenti in un clima di perfetta armonia, possono partecipare anche i fornitori, i clienti, i collaboratori e i partner. Per mettersi sulla giusta strada di una Innovation Community, un’azienda deve accendere la fiamma della passione nei dipendenti, celebrare le loro idee in tutte le forme, saper stimolare il coraggio a dire la propria. Guardare oltre il fallimento. Non fermarsi. Per ottenere il successo bisogna essere innovativi, saper cogliere e utilizzare le diversità di pensiero e di esperienza.

 

Scopri di più sui vantaggi delle Innovation Community nelle schede seguenti!

Un’azienda priva di sense of community fra le persone, avrà come collaboratori meri esecutori, vittime delle trasformazioni esterne. Per essere responsabili del proprio futuro occorre invece co-innovare, innovare insieme agli altri e al sistema. Bisogna sviluppare un’individualità collettiva, essere agili e flessibili, togliere il guinzaglio alle risorse di maggior valore. È questo il modus operandi dell’Innovation Community, che più che un luogo, è uno stato mentale e culturale da sviluppare all’interno delle imprese.

 

Ma, quali sono le caratteristiche di una comunità dell’innovazione?

  • Ideagoras. Una Community intesa non solo come piattaforma per condividere le idee, ma anche come un legame fra i membri della comunità. In altre parole le idee non passano dai creativi alle aziende sotto forma di sole “competenze”, ma diventano energie e patrimonio della comunità, bene comune per intenderci.
  • Co-dipendenza. Fare “connessioni” per individuare nuove soluzioni. La comunità non deve essere solo una scatola dei suggerimenti. Il fine ultimo dell’azienda è quello di prendere nota delle idee, di collocarle al problema giusto, trovando la relazione tra i due e producendo la soluzione vincente.
  • Co-partecipazione. Tutti, a turno, possono partecipare e contribuire al torneo di idee: dipendenti e aziende, fornitori, partner, dipendenti, clienti o collaboratori.
  • Interdipendenza. L'obiettivo non è fine al primo problema. Se un’idea non va bene per una società può andare per un’altra. In questo modo viene stimolato tutto il sistema economico e la creatività è alla portata di tutti.

 

Le aziende che operano attraverso le community, avranno i seguenti benefici: 

  • Diminuzione del rischio. Una Innovation Community è un modo facile ed economico di risolvere progetti troppo grandi o troppo rischiosi se affrontati da soli. Se un'azienda si rivolge ai suoi dipendenti sta usando la sua più grande risorsa a disposizione senza spendere niente
  • Attestazione di fiducia nei confronti dei propri collaboratori con un effetto di miglioramento del clima aziendale e della produttività dei singoli. A tal proposito si può determinare un vero e proprio “empowerment” dei propri dipendenti/clienti trasformandoli in co-creatori della community
  • Promuove l'apprendimento. Nella comunità si discute e si risolvono insieme i problemi. Questo porta il gruppo a crescere e crea un modello organizzativo superiore  
  • Attivazione di un processo di comunicazione e innovazione aperta, perché le idee nascono da altre idee, come un passaparola
  • Crescita del gruppo di lavoro
  • Sviluppo dell’autonomia del singolo
  • Efficienza nello smart working. Un’azienda policentrica che si nutre di occasioni di incontro e di scambio di saperi agevola e alimenta l’efficienza dello smart working.

Veloci, audaci e aperte. Così possiamo definire le Ideagoras, o l’Agorà delle idee, piattaforme online messe in piazza per la condivisione di idee e progetti degli utenti, a cui possono attingere le compagnie iscritte. 

Per citarne due: quella di Fastweb si chiama Agorà, mentre nel mondo social di Mark Zuckerberg è nato Facebook at work.

Oggi la condivisione è a portata di tutti. Che si tratti di “sharing” (crowdsourcing, condivisione di beni o crowdfunding nel caso di risorse), di “bartering”, ovvero il baratto tra privati ma anche tra aziende, o di “community”.

Le ideagoras, in questo contesto, si inseriscono come una sorta di scatto evolutivo all’interno di un processo che l’azienda mette in atto per poter avere successo.

Un modo per accorciare le distanze tra dipendenti e manager, per metterli in contatto tra loro in un luogo virtuale dove scambiare idee, proposte, consigli, tramite un clic. Uno strumento in grado di far circolare le idee a tutti i livelli aziendali e non.

Le Ideagoras funzionano infatti sia all’interno dell’azienda che all’esterno, ovvero le imprese possono inserire i problemi da risolvere e inviarli ad una serie di risolutori talentuosi esterni all’organizzazione: una sorta di mercato delle idee che consente alle imprese di attingere a talenti competenti su un bacino globale.

 

.. alcune best practice

 

Piattaforme come InnoCentive, mettono in contatto le aziende che hanno un problema con i possibili risolutori. È stato l'ingegnere canadese Ed Melcarek  a proporre all’azienda la polvere di fluoruro come soluzione vincente per inserire il dentifricio nel tubetto. Una soluzione semplice che funzionò e che garantì a Melcarek 25mila dollari di compenso.

La piattaforma di Open Innovation della Regione Lombardia offre l’opportunità ai partecipanti di condividere obiettivi strategici sfidanti, collaborare alla definizione di progetti, condividere la conoscenza sui risultati ottenuti e trarne reciprocamente beneficio.

Interessante è anche 100 Open Toolkit, che mette a disposizione dei tool gratuiti per chi intende praticare l’Open Innovation in maniera personalizzata all’interno della propria impresa.

In questi e altri casi il vero successo sta nel fatto che molti membri sono impegnati e disposti a contribuire con tempo, competenze e interessi personali verso un unico obiettivo: far crescere la forza della rete.

E come una sorella maggiore digitale, l’ideagora, dunque, consente a tutti la possibilità partecipare, e in alcuni casi di “vincere”.

Mettersi sulla strada dell’Open Innovation permette di destreggiarsi agli incroci di un mercato che oggi comporta elevati costi in termini di sviluppo tecnologico. Il ricorso a fonti esterne consente di sfruttare idee che vengono assimilate all’interno dell’organizzazione rimanendo competitivi sul mercato. Nel caso contrario, si cerca di sfruttare commercialmente i vantaggi delle innovazioni sviluppate internamente. In un contesto d’innovazione aperta, Il successo dipende dall’ecosistema in cui si opera non più dalla singola realtà aziendale. L’Open Innovation conviene perché fa realizzare progetti e trarne profitto senza svilupparli internamente. Si possono adoperare le migliori idee interne ed esterne, in un clima di competizione altamente vantaggioso per l’azienda.  I profitti saranno sicuramente più alti se si riconosce che non tutte le persone capaci lavorano nella propria organizzazione. Diventa essenziale prendere consapevolezza dell’abilità e delle competenze extra aziendali, occorre considerare il risparmio in termini di costi tradizionali per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo. Si risparmia anche tempo se si ricorre all’utilizzo di idee esterne. In un’ottica di Open Innovation, per sfruttare commercialmente gli stimoli interni ed esterni, è bene predisporre una fitta rete di relazioni. Il secondo passo consiste nel saper gestire la conoscenza appresa sviluppando strutture in grado di accogliere le nuove conoscenze. È necessario, inoltre, creare valore sperimentando nuovi modelli di business. Infine, per fare innovazione è essenziale non solo guardare al futuro ma sapergli dare la giusta direzione. In questa direzione i prodotti scaturiti da un processo di innovazione devono essere utili e naturalmente desiderabili dai potenziali clienti.

 

Per saperne di più leggi sulle pratiche di condivisione e collaborazione leggi l’approfondimento di Cliclavoro sulla Sharing economy!

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