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Local coach, le figure che attivano i cittadini

C'è un paese sulle Alpi dove fa capolinea il trenino rosso della Bernina, la linea ferroviaria montana turistica che collega la Valtellina a Saint Moritz raggiungendo oltre 2500 metri, patrimonio UNESCO come “esempio tecnicamente avanzato di gestione del paesaggio di montagna”. Ma a Tirano, 9 mila abitanti in provincia di Sondrio a soli due chilometri dalla Svizzera, non si fermano solo i treni, ma anche le idee. Come quelle di contrasto all’invecchiamento e al declino del territorio, oggetto del progetto “Sbrighes! Prenditi la briga di”, vincitore del bando “Welfare in azione” indetto da Fondazione Cariplo. Obiettivi del progetto sono quelli di combattere la fuga dei giovani verso altri paesi e grandi città (Milano, Pavia, la Svizzera) proponendo incubatori delle loro proposte e, più in generale, creare un punto d'ascolto per trovare soluzioni alle dinamiche sociali. Per far ciò i vincitori del bando hanno ideato la figura dei local coach, persone capaci di creare un network di cittadini, mappando i loro sogni e le loro esigenze, e cercando di incrociare le diverse situazioni per trovare soluzioni. Chi sono? Assistenti sociali, educatori, psicologi. Il team di progetto ha avviato microprogetti nei settori lavoro, comunità, famiglia, governance.

A luglio 2017 “Sbrighes!” ha lanciato il bando “Mi prendo la briga di fare impresa”, mettendo in palio un contributo in denaro e il supporto per lo startup, per i giovani fra i 18 ed i 35 anni che abbiano intenzione di aprire un'impresa. Dal territorio sono arrivate venti idee di impresa.

Ad ottobre 2017 è stato inaugurato il co-factoring, che prevede un’officina di comunità per la rigenerazione dei luoghi comuni (adibire un centro pubblico in disuso a luogo polivalente) e un'officina digitale per i maker. Così, dopo sette anni, la sede del Comune di Mazzo dell'Istituto Pinchetti ha riaperto come polo tecnologico dotato di una stampante 3d, una laser cutter per il taglio del legno, un laboratorio di rigenerazione del legno riciclato, e con la possibilità, per i ragazzi in alternanza scuola lavoro, di lavorare direttamente sulle commesse del cliente. Recuperando, con tecnologie moderne, un mestiere antico di montagna come la falegnameria.

A Tirano ha aperto anche un local hub, luogo di connessione fra giovani e imprese, con spazi e servizi per il coworking in un open space di 400 metri quadri, dotato di una sala per eventi e workshop, in grado di offrire, ad imprese, professionisti e operatori, uffici privati, sale meeting e un laboratorio di innovazione. Per il local hub, “Sbrighes!” ha lanciato un bando con tre call for ideas sull’attivazione (comunicazione e promozione, laboratorio, gestione); lo sviluppo di progetti innovativi sul trasporto pubblico montano e il marketing territoriale e sul coworking.

“Sbrighes!” prevede anche l’azione “job in progress”, per far svolgere ai giovani un'attività in modo che inizino ad acquisire competenze e si sentano utili per la comunità.

Visto che il progetto è finanziato per tre anni, con lungimiranza i local coach hanno lanciato iniziative che possano sostenerlo per un medio lungo periodo come “Esci con Sbrighes!”, una rassegna culturale il cui ricavato alimenterà un fondo di sostegno alle attività.

Nonostante la giovane età “Sbrighes!” ha già conseguito i primi risultati. Una famiglia che aveva problemi di organizzazioni con i figli è riuscita a trovare una babysitter che, in seguito, ha avuto un contratto da assistente scolastica. Si sono aperte opportunità per i servizi alle famiglie, agli anziani, ai giovani, anche in un’ottica di autoimprenditoria.

Non è inusuale che i local coach nascano proprio a Tirano, Comune valtellinese che ha investito nel concetto di “città del buon vivere”, punto di forza dell’associazione internazionale Cittaslow di cui è socio. Il progetto ha trovato terreno fertile per trasformare i 12 Comuni montani coinvolti in un ambiente attrattivo per giovani, famiglie e imprenditori.

 

Dei risultati di “Sbrighes!” ne parliamo con Elisa D'Anza, direttrice del progetto.

Come nasce l’idea di “Sbrighes”?

Il bando della Fondazione Cariplo è stata l’occasione per dar voce ad un progetto di continuità di lavoro e di gestione di servizi portata avanti da tempo dalla cooperativa Ippogrifo in un territorio montano soggetto al fenomeno dello spopolamento. Noi come impresa sociale siamo a servizio di questi problemi. Grazie anche al Comune di Tirano è nata una rete di tre cooperative sociali (ArdesiaIntrecci, San Michele) e la Comunità Montana di Valtellina. Questa rete ha discusso dei problemi del territorio e da questo processo di condivisione è nata l’idea di “Sbrighes!”, che in dialetto significa sbrigati, datti da fare! La nostra iniziativa è una chiamata al territorio per affrontare i problemi del territorio. La domanda che ci siamo posti è stata: quali sono le risorse del futuro per quest’area? Ambiente e persone, soprattutto giovani famiglie e ragazzi.

Come mai vi siete chiamati local coach? Avete altri esempi di questo tipo a livello nazionale ed internazionale? Avete creato una rete di local coach?

Il local coach è una figura sperimentale, completamente nuova, anche se altre realtà la chiamano community manager, che propongono processi di ingaggio, che reinventano il loro lavoro in uno scambio con la comunità in un'ottica di coproduzione. Per ora la rete è locale, articolata sui dodici Comuni coinvolti nel progetto. Il vero network è la community creata dalla Fondazione Cariplo per seguire le attività dei progetti vincitori dei loro bandi e che permette di scambiare processi, idee e di valorizzare buone pratiche.

Avete trovato nel territorio una risposta positiva ai vostri progetti?

Il territorio ha risposto positivamente. E’ una zona montana, con cultura valligiana, abituata al lavoro, ma chiusa e poco relazionale. Questo era il rischio del nostro progetto. Invece ho incontrato 120 famiglie disponibili ed il bando “Tutti in pista!”, per microprogetti di conciliazione famiglia-lavoro, ha avuto un’ottima risposta. Per i giovani abbiamo aperto un co-factoring a Mazzo, puntando su digitale, domotica, riuso dei materiali, e al bando hanno partecipato 150 ragazzi. Se “Sbrighes!” è uno dei 30 progetti su 100 selezionati dalla Fondazione Cariplo significa che il territorio era pronto per le nostre idee.

In questi mesi quali risultati concreti avete ottenuto?

Per le famiglie abbiamo avuto un effetto indiretto. Nella costruzione del progetto è emersa la loro esigenza di nuove figure ibride (babysitter di comunità, ragazze alla pari di comunità, etc.) che hanno avuto opportunità di lavoro. I sette micro progetti di “Tutti in pista!” hanno generato opportunità professionali. Stiamo lanciando il progetto “Teen angels”, figure di supporto agli anziani e alle famiglie, coinvolgendo le ragazze diplomate in tecniche di servizi sociali. Gli offriremo un laboratorio formativo per poi inserirle. Inoltre abbiamo creato uno spazio di aggregazione nel Comune di Tovo di Sant'Agata, che offre servizi di prossimità per gli anziani, e siamo sicuri che anche questa operazione genererà opportunità professionali.

Sull’azione lavoro del nostro progetto, un giovane ha iniziato da volontario e ora un contratto nel co-factoring. Il 10 febbraio 2018 premieremo il vincitore del bando “Mi prendo la briga di..”, che ha visto la partecipazione di progetti di auto imprenditoria giovanile.

Pensa che l’innovazione sociale possa creare occupazione?

Indubbiamente l’innovazione sociale è uno strumento per creare nuovi profili e nuove competenze.

Ritiene che gli incentivi per il settore siano sufficienti e vadano nella giusta direzione?

I criteri del bando della Fondazione Cariplo erano disegnati perfettamente per la nostra realtà. Auspico che la riforma del terzo settore apra all’innovazione sociale, accelerando alcuni processi. Le cooperative del settore sono un po’ pigre, abituate a fare sempre le stesse cose, a vivere di commesse pubbliche. Gli incentivi economici e culturali possono dare aiuto alla contaminazione del sociale con altri settori, a farlo uscire dalla nicchia e a creare un’alleanza fra il sociale ed il privato.

I giovani coinvolti hanno mostrato entusiasmo per le vostre iniziative?

Ingaggiare il target giovani è difficile perchè la loro fiducia è labile e le proposte per loro sono più forma che sostanza. Il fattore di successo è la concretezza delle cose, fargli mettere le mani in pasta. Coprodurre la riqualificazione degli spazi, offrire loro servizi, pubblicare bandi: questa è stata la nostra strada. I rapporti con i giovani vanno curati, vanno vissuti con codici di comunicazione adeguati che creino una relazione diretta, altro che social! Non ci dimentichiamo che i giovani sono il futuro!

Il progetto è triennale: cosa pensate di lasciare al territorio quando scadrà?

Al territorio lasciamo un’esperienza dinamica, un processo di partecipazione che è un patrimonio che rimarrà. Un esempio di gestione dei progetti, una pratica che riconosca la partecipazione per definire risposte ai bisogni del territorio mettendosi insieme. Fisicamente lasceremo tre luoghi: il local hub, il co-factoring, lo spazio di aggregazione. Lasceremo anche alleanze non scontate fra pubblico, privato e terzo settore.

 

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