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Mani Tese e il progetto "Cambia Moda!"

Tutto ruota attorno al concetto anglosassone di fast fashion, ovvero la realizzazione continua di capi nuovi a prezzo basso, per un consumo di massa, al fine di soddisfare i desideri sempre crescenti dei consumatori in termini di abbigliamento. Va da sé che un approccio industriale di questo tipo non è assolutamente sostenibile, oggi più che mai; senza dimenticare che il settore vestiario dà lavoro a oltre 300 milioni di persone sul Pianeta. Proprio per contrastare questo fenomeno in ascesa presso molti grandi produttori mondiali, l’Organizzazione Non Governativa che da oltre cinquant’anni si batte a livello internazionale per giustizia sociale, economica e ambientale, Manitese (in Italia sede centrale a Milano), insieme ad altri ha dato il là al progetto “Cambia Moda!”. L’iniziativa nazionale che combatte contro il “lato oscuro” della moda e il suo inquinamento ambientale intende sensibilizzare i consumatori, diffondere consapevolezza sul tema e chiedere un cambiamento radicale all’industria dell’abbigliamento.

Partner dell’operazione sono Istituto Oikos Onlus, Fair, Altis, Koinètica, Lottozero e Guardavanti. Sostenibilità ed eticità della moda, nonchè riuso ed economia circolare sono argomenti cari da anni a Mani Tese, che svolge sul territorio le attività grazie anche alle associazioni e cooperative locali che fanno parte della Federazione Mani Tese. In questa direzione si sono sviluppati ad esempio i progetti Manigolde di Finale Emilia (tuttora attivo) e quello catanese (momentaneamente sospeso anche a causa della pandemia globale da Covid-19), che coinvolge la cooperativa locale, Fieri.

L’esperienza in Emilia Romagna è portata avanti da un gruppo di circa 45 volontari di tutte le età, che fra le varie attività gestiscono da oltre 20 anni un mercatino dell’usato. Qui è possibile portare qualsiasi cosa a cui si voglia dare una seconda vita e ogni settimana arrivano numerose donazioni. Fra le varie tipologie di beni, i capi di abbigliamento sono certamente la categoria più gettonata e negli ultimi anni le donazioni di vestiti sono pressochè raddoppiate. Pare chiaro che non è possibile rivendere tutto al mercatino e così è nato il progetto Manigolde, che ha dato risposta alla domanda “cosa ne facciamo di stoffe, jeans, tessuti e accessori invenduti?”. Dopo oculate osservazioni giunte da tanti fruitori del servizio, anche tramite i profili social dell’associazione, si è optato per l’istituzione di una sartoria sociale, con un duplice obiettivo: “recuperare” gli indumenti di scarto e le persone, inserendo in un contesto lavorativo uomini e donne con vari svantaggi socioeconomici. Le linee di intervento della sartoria sono di tre tipi: la realizzazione di nuovi capi a partire da tessuti di scarto industriali; la modifica di capi d’abbigliamento donati al mercatino e infine la sanificazione di pezzi unici vintage. Manigolde è un progetto sostenuto da Mantovanibenne, Fondazione Cattolica Assicurazioni e Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola e mira con determinazione ad avere una propria sostenibilità economica nel tempo, data dalle vendite delle proprie creazioni sartoriali. Ulteriori informazioni sono reperibili visitando la pagina Facebook dell’associazione.

In Sicilia e precisamente a Catania è stata invece la Fabbrica Interculturale Ecosostenibile del Riuso (cooperativa Fieri) a realizzare un progetto sulla riduzione dei rifiuti, sul riuso, il riciclo e il recupero di materiali di scarto, condiviso da varie realtà siciliane, fra cui anche appunto Mani Tese Sicilia. La finalità è molto ambiziosa, in quanto si tratta di creare opportunità lavorative per migranti e giovani disoccupati in condizioni di marginalità sociale e di sviluppare un’economia circolare in grado di “reintegrare” nella propria vita quotidiana risorse e persone. Fieri crea quindi abiti, accessori e arredi per interno ed esterno, che derivano da materiali che hanno già avuto un loro pregresso, a volte anche molto diverso dal presente che si viene poi a realizzare. Si riescono così a creare nuovi prodotti utilizzando materiali di riuso, quali legna, stoffe, bottoni, cerniere, fili e tanto altro. L’esperienza dall’alto valore sociale è stata purtroppo falcidiata da furti che negli ultimi anni ne hanno minato l’attività; ma le grandi persone dietro la cooperativa sono sempre scese in campo e con forza e caparbietà hanno di volta in volta rimesso in piedi tutto, raccogliendo donazioni e portando nuove stoffe e macchine da cucire.

Questi casi italiani appena descritti sono linfa vitale territoriale per il progetto “Cambia Moda!”, che a livello globale desidera ottenere in maniera diretta e indiretta:

- Garanzie su salari e ammortizzatori sociali per i lavoratori dell’industria tessile

- Misure sanitarie efficaci ed eque condizioni di lavoro per tutti

- Riduzione drastica di rifiuti, inquinamento ed emissioni di CO2

- Trasparenza su come vengono prodotti i vestiti che vengono poi acquistati.

Per maggiori informazioni sul tema risulta interessante il documentario di Mani Tese, “Storie di una moda possibile”, realizzato soltanto ad aprile scorso e raggiungibile direttamente su Youtube, cliccando semplicemente qui.

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