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Marco Ripa, il fabbro designer che ha rinnovato il suo mestiere

Questo lavoro è passione e io ho cominciato a coltivarla fin da ragazzo, quando frequentavo l'Itis Montani di Fermo”. Si racconta così Marco Ripa, classe ’77, marchigiano, che oggi ha reinventato il classico mestiere del fabbro come un vero e proprio designer. “Oltre alla formazione scolastica – racconta - d'estate andavo a bottega da mio zio per imparare a lavorare i metalli e costruire qualche oggetto utile. Dopo il diploma ho iniziato a lavorare a tempo pieno in officina, ma parallelamente ho sempre curato la passione per il design e l'arte contemporanea”. Proprio questo amore per l’arte ha portato Ripa a conoscere lo scultore Alexander Calder e l'Arts And Crafts Mouvement, che con il suo capofila John Ruskin, artista e critico d'arte raccontava che ogni uomo è unico e irripetibile, esattamente come l'oggetto che egli stesso realizza. “Per me è stato un vero e proprio colpo di fulmine – afferma Ripa – e da questo è nata la mia idea di realizzare complementi d'arredo in metallo unici che, contrariamente alla percezione di pesantezza associata al ferro, emanassero una sensazione di leggerezza e dinamicità.”

Un’avventura professionale nata in un periodo non semplice, ma che è riuscita a portare ugualmente i suoi frutti. “Nel 2011 dice il fabbro -, in piena crisi economica ho aperto il mio laboratorio di lavorazione dei metalli incentrato su arte e design. All'inizio, la cosa più difficile è stata far capire alle persone che cosa avevo in mente di fare. Nessuno sul territorio ha un laboratorio con queste caratteristiche. O si trova il fabbro classico da carpenteria o qualche artista che lavora ferro battuto, ma è tutta un’altra collocazione stilistica. Ho così cominciato a realizzare complementi d'arredo artigianali di design minimale, una cosa che al tempo veniva presa in considerazione non come un lavoro, bensì come un passatempo, un hobby”.

Ripa ha saputo fondere la tradizione con l’innovazione, una chiave di lettura che gli ha permesso di avere successo nel suo campo d’azione. “Nella mia bottega si lavora principalmente a mano con tutti gli strumenti del fabbro tradizionale – spiega -, dalle saldatrici alle segatrici, ai flessibili, ma c’è anche tanta tecnologia. Basti pensare che tutti i prodotti nascono in digitale, con software 3D da cui poi vengono sviluppati programmi 2D per taglio laser e relativo assemblaggio finale. La tecnologia del momento mi ha aiutato tanto nel mio mestiere – aggiunge -, perché riesco a essere maggiormente preciso, con una importante accelerazione nei tempi di lavorazione. Le ore di manodopera hanno un costo e riducendole, senza intaccare la qualità assoluta del prodotto finale, si riesce a offrire un prezzo più vantaggioso per i clienti e la competitività su questo fronte è fondamentale per avere mercato”. L’innovazione viene sfruttata anche su canali più comuni come Skype, Whatsapp e social network. “Videochiamando o scrivendo in chat di gruppo sono riuscito a lavorare con persone anche in Cina – afferma l’artigiano -, senza mai vederle fisicamente. Giusto per dare un’idea, prima di aprire la mia attività non avevo neanche un profilo Facebook, che ho poi aperto proprio per il mio lavoro. In questa epoca social posso raggiungere istantaneamente migliaia di potenziali clienti in tutte le parti del mondo. Dopo Facebook ci ho preso gusto e adesso sono attivo sui principali social, soprattutto Instagram, dove pubblico quotidianamente tutte le novità e i miei lavori più particolari. Inoltre – prosegue - sfrutto molto anche il mio sito e-commerce, col quale riesco a vendere agevolmente i miei manufatti in Europa e a volte anche nel resto del mondo”. Anche il territorio marchigiano è stato favorevole. “Qui a Fermo é pieno di piccole realtà con cui collaborare – afferma Ripa -; nel raggio di 30 chilometri c’è una fitta rete di aziende all'avanguardia con cui collaboro quotidianamente per realizzare qualsivoglia richiesta del cliente, dai falegnami agli incisori, ai tappezzieri e marmisti”.

Fare il fabbro non è facile: richiede manualità e sforzo fisico. “Per costruire l'oggetto pensato – evidenzia Ripa -, spesso ci si sporca, ci si fa male e si utilizzano anche macchinari polverosi e rumorosi. A me piace anche questo aspetto, ma a volte i giovani di oggi si allontanano da queste situazioni difficili. Questo è un peccato, perché senza la ventata di innovazione che solo una mente giovane può portare, questo lavoro rischia di scomparire. La cosa importante – continua - è essere sempre curiosi in ogni campo, perché la creatività si stimola quotidianamente e si nutre di immagini, suggestioni e stati d'animo. Alcuni miei pezzi sono stati semplicemente ispirati da letture e canzoni”. Ripa vuole anche ringraziare tutto il suo staff di lavoro: “Sembra che faccia tutto io – scherza -, ma senza i miei collaboratori non potrei fare niente. Ho un designer in ufficio che mi aiuta nella progettazione e due ragazzi in laboratorio per la produzione. Siamo una realtà piccolissima che sta crescendo, lentamente, ogni anno di più. Sono io che ho deciso di crescere passo dopo passo tenendo tutto sotto controllo, senza farmi allettare da grandi slanci: diventare troppo grandi velocemente non è il mio obbiettivo, perché voglio continuare ad avere un rapporto diretto e personale con ogni mio cliente. E' questa la peculiarità principe dell'artigianato e diversamente si perderebbe l'aspetto romantico di questo nostro bellissimo lavoro”.

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