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"Nido di Seta": dai bachi al Museo, la scommessa vinta da tre giovani calabresi

Si fa presto a dire “agricoltura multifunzionale”. Nel caso della Cooperativa Agricola bio certificata “Nido di Seta”, però, il carattere è più che evidente: agricoltura, artigianato e turismo si fondono in un unico soggetto aziendale e incarnano tre filosofie che, per ragioni e spunti diversi, puntano a promuovere e valorizzare il territorio. Il tutto, ripartendo dall’antica filiera calabra della gelsibachicoltura.

Sì, perché l’idea di Giovanna Bagnato, Miriam Pugliese e Domenico Vivino è partita proprio da qui: il legame con le proprie origini, con i valori e le tradizioni, con la voglia di crescere e far crescere il territorio di San Floro, minuscolo comune a neanche 20 km da Catanzaro. Sanfloresi doc, i tre ragazzi - prima amici e poi fondatori della Cooperativa - cercavano un’opportunità per tornare e restare in Calabria.

Perché non puntare tutto su quel gelseto abbandonato e sul Museo della Seta, anch’esso dimenticato da tempo? E dire che il gelseto contava più di 3.000 piante e il Museo era ospitato in un antico castello! Nessuno però si era mai preso l’impegno di farli ripartire.

Così, un sociologo da 110 e lode, una specializzata in lingue straniere e una diplomata all’istituto d’arte, hanno deciso di bussare alla porta del Comune e chiedere la gestione del gelseto e del Museo. Come si dice in questi casi, correva l’anno 2014 e Domenico, Miriam e Giovanna hanno iniziato così il loro radicamento imprenditoriale sul territorio di origine. Una scelta non da poco, considerando pure l’anagrafica dei tre soci: assieme, fanno poco più di 90 anni!

Oggi, a distanza di 6 anni dal via, il concetto di agricoltura multifunzionale è più concreto che mai. In poche parole, Miriam espone i fronti sui quali opera Nido di Seta: “Dal gelseto ricaviamo le more che trasformiamo in confetture, tisane, liquori, e le foglie con cui alleviamo i bachi da seta. Al termine del ciclo di vita, il baco produce il bozzolo da cui si ottiene il prezioso filato per pregiati tessuti. Facciamo ecoturismo per far vivere ai visitatori che arrivano da tutto il mondo cosa si cela dietro la seta, dando anche la possibilità di tessere su antichi telai, nutrire i bachi ed estrarre la seta dal bozzolo”.

Oltre il gelseto, i ragazzi gestiscono un autentico gioiellino: il Museo della Seta, ospitato nel Castello Caracciolo risalente al 1400. Per comprendere la giusta soddisfazione di Miriam, basta ascoltarla quando illustra le cifre: “Tra gelseto e Museo, ogni anno passano da San Floro, un borgo fuori dai circuiti turistici e a malapena di 600 anime domiciliate, circa 6.000 visitatori provenienti da tutto il mondo”.

Ma c’è dell’altro: il legame con le produzioni del territorio e l’impegno alla tutela ambientale. Sul primo versante, le cipolle di Tropea e le pregiate uve di Cirò, una volta pressate, forniscono i coloranti naturali per tingere i filati. E poi l’eco-sostenibilità, davvero a 360 gradi: “In primo luogo, pone in evidenza Miriam, utilizziamo esclusivamente energia rinnovabile (dove siamo noi, il sole arriva in quantità!). Inoltre, tutto il lavoro è a rifiuti zero, l’acqua è presente già sul territorio e quella derivata dalla lavorazione dei bozzoli, ricca di sericina, è utilizzata per ricavare saponi ottimi per la pelle. Al termine del ciclo produttivo, ultimo ma non ultimo, la cacca dei bachi è usata per fertilizzare il terreno”.

Il rapporto con le scolaresche è tra i fiori all’occhiello di Nido di Seta. “Da noi, prosegue Miriam, i ragazzi hanno la possibilità di vivere i processi di tessitura, di mangiare le more direttamente dagli alberi, di estrarre la seta dal bozzolo e di assistere all'allevamento. Ma soprattutto, è tramite loro che vogliamo far passare il messaggio che le nuove generazioni possono fare molto per la nostra terra, rispettandola e traendo vantaggio da quello che offre. Teniamo molto a questo perché gli scolari sono il nostro futuro”.

In breve tempo, la Nido di Seta è divenuta uno dei modelli di riferimento tra i giovani agricoltori aderenti alla Confederazione Italiana Agricoltori di cui la Cooperativa fa parte. Addirittura, i fondatori hanno creato un’accademia della seta. “La domanda dei nostri prodotti finiti (sciarpe, tessuti, gioielli, solo per citarne alcuni) è aumentata e non riusciamo a far fronte alla richiesta da soli. Per questo motivo, spiega Miriam, abbiamo creato una rete di artigiane sul territorio calabrese che possono lavorare nel proprio borgo, perpetuando questi mestieri che altrimenti scomparirebbero. Siccome anche loro non sono tante, abbiamo creato l’accademia per formare nuove figure. Ormai, i corsisti arrivano da tutto il mondo e non ci saremmo mai aspettati che l’idea suscitasse interesse oltre i confini nazionali ed europei”. Sul sito, sono già stati pubblicati i prossimi corsi che si svolgeranno tra giugno e luglio 2020, in piena stagione dei bachi.

Per adesso, Miriam e Domenico si dedicano al loro piccolo, nato cinque mesi fa. Se continua così, c’è da scommettere che anche lui sarà un giovane imprenditore di successo!

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