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Onboarding aziendale

Dimenticate l’immagine di incertezza e disorientamento che da sempre connota l’ingresso dei neoassunti in azienda. Un nuovo approccio si sta diffondendo nel contesto imprenditoriale ribaltando la prassi, superficiale e limitata, di dedicare uno spazio marginale all’arrivo dei “newcomers” e al loro inserimento, fase, questa, tra le più delicate e strategiche della vita aziendale.

Si chiama “Onboarding”, è l’ultimo step del processo di recruiting e consiste nel meccanismo attraverso cui le nuove risorse diventano gradualmente parte integrante del gruppo di lavoro, acquisendo le necessarie conoscenze e competenze. Un processo lento che può arrivare a durare persino un anno.

Ma perché puntare su questa strategia? Quali i vantaggi? Imprimere sin dai primi passi la giusta direzione da far seguire ai propri dipendenti significa dare il via a collaborazioni proficue, creare rapporti professionali solidi, squadre sinergiche e coese. E tutto ciò non può che tradursi in performance migliori e maggiori profitti per l’azienda.

A confermarlo è l’indagine 2016 condotta  dal Top Employers Institute su un campione di 600 aziende certificate di tutto il mondo, di cui 66 italiane: un processo di onboarding efficace, costruito attraverso percorsi personalizzati e, in alcuni casi, affiancamento al top management, stimola l’integrazione sociale e culturale dei dipendenti rendendoli più produttivi e rafforzando l’azienda nel suo complesso.

Onboarding all’italiana. Nel nostro Paese si registra una prevalenza di imprese – il 94 per cento – che vedono il coinvolgimento attivo dei business leader e, in 7 casi su 10, sono proprio i top manager a gestire direttamente l’introduzione dei nuovi arrivati nel team di lavoro. Tra gli strumenti previsti per facilitare l’inserimento non manca, poi, la figura del “buddy”, una sorta di mentore che realizza per loro un  dettagliato “pacchetto pre-assunzione” per orientarsi prima e durante l’approdo in ufficio.

Restando in tema di aziende italiane, il 2017 è stato inaugurato con successo: a conquistare la certificazione “Top Employers Italia” quali migliori imprese in ambito HR sono state in 79, tutte eccellenti sotto l’aspetto dell’ambiente di lavoro, degli investimenti in formazione e sviluppo, di un’attenta pianificazione delle carriere e di strategie mirate per valorizzare i talenti, di politiche retributive personalizzate, di una cultura aziendale innovativa.

I “newcomers” e i rapporti col management. Uno studio pubblicato nel 2012 sulla rivista Academy of Management Journal da Sluss, Ployhart, Cobb e Ashforth, dal titolo “Generalizing newcomers’ relational and organizational identifications: processes and prototicability”, ha analizzato il percorso di inserimento in impresa focalizzando l’attenzione sulle dinamiche che portano a identificarsi con l’organizzazione. Punto di partenza di questa analisi è l’osservazione della relazione che i neoassunti stabiliscono con il proprio capo e il modo in cui questa può agevolare un efficace inserimento organizzativo. In particolare, vengono definiti tre meccanismi chiave e una condizione:

  • Affect transfer, ovvero la capacità di trasmettere emozioni positive al nuovo assunto. Questa fattispecie si verifica quando il management è attento non solo agli aspetti formali del lavoro, ma anche a dare valore alle persone
  • Social influence. Le organizzazioni non sono solo un insieme di regole, sono anzitutto entità sociali in cui hanno luogo dinamiche e relazioni che influenzeranno, appunto, il nuovo arrivato e avranno su di lui un impatto maggiore rispetto a ordini e prescrizioni, tanto da determinare il processo di identificazione con l’organizzazione stessa
  • Behavioral sensemaking. È la capacità di attribuire senso e significato alle decisioni organizzative e agli avvenimenti aziendali. Quest’ultimo meccanismo è particolarmente motivante per il neo-dipendente e riesce ad orientare le azioni collettive.

A completare questo processo è  la “prototypicality” del capo: agli occhi della nuova risorsa quest’ultimo dovrà apparire come promotore e incarnazione dei valori dell’azienda. Per essere credibili, l’organizzazione e il suo vertice devono agire con coerenza e nel rispetto di questi principi guida.

I primi passi … falsi. Per gestire al meglio le criticità della fase iniziale dell’inserimento lavorativo e arginare il fenomeno che induce i neoassunti, specialmente i giovani, ad abbandonare il lavoro di fronte ai primi ostacoli, l’ILO – International Labour Organization ha sollecitato le imprese ad adottare iniziative mirate a verificare la qualità dell’effettivo inserimento.

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