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PMI innovative

Attiva da non più di cinque anni, non superare i 5 milioni di euro di fatturato nel secondo anno di attività, non distribuire utili, avere come oggetto sociale esclusivo “lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. Sono queste le principali caratteristiche delle startup innovative, le nuove imprese che dal 2012 hanno la possibilità di usufruire di agevolazioni e benefici grazie ad alcune iniziative legislative messe in atto dal 2012 (Decreto Legge 179/2012 convertito dal Parlamento con la Legge del 18 dicembre 2012 n. 221).

Per promuovere con maggiore insistenza l’innovazione tecnologica nel tessuto imprenditoriale italiano, l’ultimo intervento legislativo ha previsto di allargare alle Piccole e medie imprese (PMI) innovative le misure già previste a beneficio delle startup innovative. Il Decreto Legge del 24 gennaio 2015, n. 3 (Investment Compact), convertito con modificazioni dalla Legge del 24 marzo 2015, n. 33, ha previsto infatti benefici per tutte le Piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione, dall’oggetto sociale e dal livello di maturazione.

Un intervento importante che allarga la platea dei destinatari beneficiari degli aiuti alle imprese attive oltre i cinque anni, inserendo l’iniziativa legislativa in un processo coerente e sequenziale. L’obiettivo è quello di sostenere la crescita e lo sviluppo delle imprese innovative ad alto valore tecnologico, per orientare il mondo produttivo verso una politica più attenta allo sviluppo tecnologico e aperta alle relazioni con il mondo della ricerca e dell’università.

L’iniziativa rappresenta, inoltre, una volontà di rilancio dell’economia e dell’occupazione attraverso l’efficientamento del sistema produttivo italiano visto che le Piccole e medie imprese costituiscono la spina dorsale dell’economia del nostro Paese: sono il 95% le aziende con meno di 10 addetti su 4,5 milioni di imprese dell’Industria e dei Servizi, e danno occupazione al 47% dei lavoratori del settore (dati Istat, aggiornati al 2010).

Quali sono le differenze tra startup innovative e PMI innovative?
Prima di entrare nel merito delle agevolazioni, è bene capire le differenze tra startup innovativa e PMI innovativa. Entrambe le tipologie sono identificabili come società di capitali, costituite anche in forma cooperativa, con residenza in Italia o in un Paese Ue ma con sede o filiale in Italia.

Le differenze cominciano a evidenziarsi nelle dimensioni temporali e dimensionali. La startup innovativa deve essere attiva da meno di 5 anni (con regime speciale per le società costituite da meno di 4 anni dall'entrata in vigore del DL 179/2012), la PMI invece non ha delimitazioni temporali, deve essere in possesso di almeno un bilancio certificato (quindi non si applica a società nuove).

La startup ha meno di 5 milioni di fatturato annuo, la PMI deve avere meno di 250 dipendenti e un fatturato annuo inferiore a 50 milioni, oppure il totale di bilancio annuo deve essere inferiore a 43 milioni.

La PMI, inoltre, a differenza della startup, può quotarsi ma solo su una piattaforma multilaterale di negoziazione, può distribuire gli utili, non ha delimitazioni nell’oggetto sociale, e ha diversi criteri per rilevare il carattere di innovazione tecnologica:
  • Attività di ricerca e sviluppo: il volume di spesa in tali attività deve essere in misura almeno pari al 3% della maggiore entità tra costo e valore totale della produzione (per la startup la percentuale sale al 15%)

  • Team: deve essere formato per 1/3 da personale in possesso di laurea magistrale; oppure per 1/5 da dottorandi, dottori di ricerca o laureati con 3 anni di esperienza in attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero (la startup invece deve essere formata per 2/3 da personale in possesso di laurea magistrale; oppure per 1/3 da dottorandi, dottori di ricerca o laureati con 3 anni di esperienza in attività di ricerca certificata)

  • Depositaria o licenziataria di privativa industriale, oppure titolare di software registrato (come la startup)
Di questi tre elementi, se per la statup è sufficiente soddisfarne almeno 1 su 3, la PMI deve soddisfare almeno 2 dei 3 criteri sopra elencati.

Il pacchetto di agevolazioni è eterogeneo, ad esempio interviene nella gestione societaria rendendola più flessibile, rafforza l’accesso al credito, introduce strumenti innovativi per la raccolta di capitali, favorisce l’accesso ai mercati esteri.

Per accedere al regime di agevolazioni, le  innovative devono registrarsi nella sezione speciale del Registro delle imprese creata ad hoc presso le Camere di Commercio (diversa dalla sezione speciale del Registro delle imprese dedicata alle startup innovative e agli incubatori certificati).

Specularmente rispetto a quanto già previsto per le startup innovative, l’iscrizione avviene trasmettendo in via telematica alla Camera di Commercio competente una dichiarazione di autocertificazione con l’indicazione del possesso dei requisiti.

Di seguito vengono elencate nel dettaglio le agevolazioni previste dalla novità normativa.​​

Le misure di agevolazione possono essere così riassunte:
  • Esonero dall’imposta di bollo: le PMI innovative sono esonerate dal pagamento dell’imposta di bollo dovuta per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel Registro delle imprese delle Camere di Commercio

  • Deroghe alla disciplina societaria ordinaria: le deroghe più significative sono previste per le PMI innovative costituite in forma di Srl, l’impresa può nascere con i costi di una Srl. ma crescere come una Spa (può creare categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che ne attribuiscono in misura non proporzionale alla partecipazione, effettuare operazioni sulle proprie quote, emettere strumenti finanziari partecipativi, offrire al pubblico quote di capitale)
  • Facilitazioni nel ripianamento delle perdite: in caso di perdite sistematiche le PMI innovative godono di un regime speciale sulla riduzione del capitale sociale, tra cui una moratoria di un anno per il ripianamento delle perdite superiori ad un terzo (il termine è posticipato al secondo esercizio successivo)
  • Inapplicabilità della disciplina sulle società di comodo: la PMI innovativa non è tenuta ad effettuare il test di operatività per verificare lo status di società non operativa
  • Remunerazione attraverso strumenti di partecipazione al capitale: la PMI innovativa può remunerare i propri collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale (come le stock option), e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di work for equity. A questi strumenti fa capo un regime fiscale e contributivo facilitato
  • Incentivi fiscali per investimenti in PMI innovative che operano sul mercato da meno di sette anni dalla loro prima vendita commerciale provenienti da persone fisiche (detrazione Irpef del 19% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 500mila euro) e persone giuridiche (deduzione dall’imponibile Ires del 20% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1,8 milioni di euro). Alle PMI innovative che operano da più di sette anni dalla loro prima vendita commerciale, tali incentivi si applicano in caso di piani di sviluppo nuovi o sensibilmente migliorati
  • Ricorso all’equity crowdfunding, regolamentata dalla Consob nel giugno 2013. Anche le PMI innovative, come le startup innovative, possono avviare campagne di raccolta di capitale attraverso portali online autorizzati. Inoltre il nuovo Decreto prevede questa possibilità anche per gli organismi di investimento collettivo del risparmio e le società di capitali
  • Intervento semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese, un fondo pubblico che facilita il finanziamento bancario attraverso la concessione di una garanzia sui prestiti. Tale garanzia copre fino allo 80% del credito erogato dalla banca alla PMI innovativa, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, e la concessione utilizza un canale prioritario
  • Sostegno nel processo di internazionalizzazione da parte dell’Agenzia ICE: include l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’attività volta a favorire l’incontro delle PMI innovative con investitori potenziali
Sono già operative tutte le misure, ad eccezione degli incentivi fiscali per gli investimenti in PMI innovative e l’intervento semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese.

Le PMI innovative possono fare leva anche su due recenti misure a favore di ricerca e innovazione:
  • Credito d'imposta Ricerca e Sviluppo: la Legge di Stabilità 2015 ha riscritto la disciplina del credito d'imposta per investimenti in R&S dilatandone il periodo di fruizione fino all’anno 2019. Il credito d'imposta è riconosciuto a favore delle imprese che investono in attività di R&S, fino ad un importo massimo annuale di 5 milioni di euro per ciascun beneficiario. Il credito è nella misura del 25% degli incrementi annuali di spesa nelle attività R&S rispetto alla media delle spese maturate nei tre periodi d'imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015 (le spese per attività di ricerca deve essere pari ad almeno 30.000 euro in ciascuno dei periodi d'imposta). Il beneficio fiscale raggiunge il 50% per gli investimenti in R&S relativi all’assunzione di personale altamente qualificato oppure costi della ricerca svolta in collaborazione con università o organismi di ricerca o altre imprese. Verranno adottate le disposizioni attuative necessarie. Per approfondire il tema delle agevolazioni per attività di ricerca e sviluppo
  • Patent Box: le agevolazioni fiscali sui redditi derivanti dallo sfruttamento della proprietà intellettuale introdotte dalla Legge di Stabilità 2015 (esclude dalla tassazione il 50% del reddito derivante dallo sfruttamento commerciale dei beni immateriali). Il più recente Investment Compact ha potenziato tale strumento con piena inclusione anche dei marchi commerciali tra le attività immateriali. Le disposizioni attuative sono demandate con un successivo decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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