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Rieducare i detenuti, la nobile mission di "Semi di libertà"

“Chi esce senza misure alternative torna in galera 7 volte su 10. Chi ha imparato un lavoro 2 volte su 100”. Con questo dato significativo si presenta l’Associazione “Semi di libertà”.
Si tratta di una Onlus con la mission di creare percorsi inclusivi per detenuti per evitarne la recidiva e sostenere la rete dell’Economia Carceraria. “L'Associazione nasce nel 2013 con l’obiettivo di evitare che i detenuti compiano nuovi reati. Il mezzo per eccellenza è la formazione e il lavoro, per cui abbiamo iniziato a creare dei percorsi professionalizzanti”, spiega Paolo Strano, Presidente della Onlus.
“Abbiamo cominciato realizzando un microbirrificio cofinanziato da MIUR e Ministero della Giustizia - Birra Vale la Pena - ed ora è diventata una spin-off che procede autonomamente, per formare ed inserire i detenuti nell'ampia filiera della birra artigianale. Altra spin-off che abbiamo creato – continua il presidente - è la prima rete nazionale di prodotti fatti in carcere, Economia Carceraria, che dispone anche del primo pub e shop di economia penitenziaria a Roma, in zona Furio Camillo”. Oltre al Presidente e al Consiglio Direttivo, la Onlus si basa su un’organizzazione fluida nel senso che ogni progetto ed ogni area ha un referente che si muove in modo piuttosto autonomo, sempre in linea con lo spirito dell’Associazione. “Abbiamo una Psicologa interna, la dott.ssa Di Girolamo, che gestisce un processo di crescita personale che inseriamo in ogni attività, ma siamo sempre aperti alle collaborazioni esterne di persone con competenze specifiche”, precisa Paolo strano.

Al momento sono in avvio diversi progetti. Solo per citarne alcuni: un progetto formativo sul gaming, un settore in grande espansione, sul food, centrato su un contest culinario, uno sportivo, con visori di realtà virtuale, ed una produzione di sandali artigianali a Rebibbia. “Tutto Fumo e Niente Arresto” è il nome della gara culinaria tra due agguerrite brigate di cucina, una composta da persone in esecuzione penale, ed un’altra che si forma di evento in evento con persone che hanno voglia di mettersi in gioco. “Work (In) Out” è un progetto finalizzato ad assicurare una migliore condizione psicofisica per quanti sono ristretti in carcere, mediante un’attività estremamente innovativa di Fitness Virtuale con l'utilizzo di visori VR.

“L'importante è scegliere settori che permettano la sostenibilità economica ed un buon indice di occupabilità. E naturalmente, metterci tanta passione e volontà di dare una seconda possibilità a chi se la merita”, spiega il Presidente.
Ma come vengono ideati i progetti? “Scegliamo criteri pratici, ovvero fattibilità ed efficacia. In primo luogo, se si tratta di progetti produttivi, naturalmente ne valutiamo la sostenibilità economica, soprattutto nel medio/lungo periodo, perché riteniamo che debbano essere in grado di svilupparsi autonomamente nel tempo. E privilegiamo settori che mostrano segnali di crescita, come appunto la birra artigianale, ed ultimamente il gaming e la realtà virtuale”.

L’elemento interessante è capire come vengono selezionati i detenuti che partecipano a questi progetti. Non abbiamo alcuna preclusione per la tipologia di reato, anche se naturalmente abbiamo difficoltà ad operare con chi si macchia di reati invisi agli altri detenuti, come pedofili e sex offenders; l'importante è la motivazione, la voglia di ricostruire la propria vita dopo averne scontato gli errori ed aver ripagato il debito sociale che ne è scaturito. Se la situazione giuridica lo permette e consente al detenuto di uscire per formarsi e lavorare, preferiamo i percorsi extramurari, perché potenziano il reinserimento, altrimenti attiviamo percorsi all'interno degli Istituti”. Certamente il tipo di attività richiede qualche accorgimento in più e una maggiore sensibilità nel trattamento e coinvolgimento delle persone. Ma le difficoltà sono anche burocratiche: “Naturalmente in primo luogo le regole e le dinamiche dell'Amministrazione Penitenziaria, che hanno giocoforza complessità e tempistiche che mal si conciliano con le attività imprenditoriali e formative, ma alla fine il modo di far quadrare il cerchio lo si trova sempre. L'altro tema importante è la ricerca e l'accesso ai fondi per far partire le attività, per fortuna sta crescendo la responsabilità sociale d'impresa. La burocrazia in fondo la viviamo esattamente come le altre imprese italiane”. Per questo l’Associazione si impegna in una serie di attività. Ad esempio, sostenendo la costruzione di nuove startup innovative a vocazione sociale, da sviluppare in ambito di Economia Carceraria, ponendo l’Onlus come Hub di progettualità sociale. Attivare, inoltre, una sezione lab dove studenti o neo imprenditori potranno sfruttare il know-how dell’associazione per creare o sviluppare il proprio progetto, che promuove inoltre studi sull’impatto sociale del comparto, funzionali alla ricerca di investimenti da parte di banche, enti, venture capital, private equity ed Istituzioni, e partecipi a bandi pubblici e privati. Infine, Semi di libertà cerca di valorizzare lavori di pubblica utilità, realizzare nuovi progetti e percorsi formativi, costruire eventi, come il Festival Nazionale dell’Economia Carceraria, per raccogliere fondi e costruire nuove reti di relazioni.

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