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Scuola, impresa, territorio: la realtà innovativa di Loccioni

“Aperta, familiare, vitale. Una scuola di competenze per studenti e professori, clienti e fornitori, che genera ricchezza reinvestendo i suoi utili nel territorio”, una frase di presentazione ambiziosa per descrivere Loccioni, realtà imprenditoriale nella provincia marchigiana di Ancona che lavora e forma i giovani in modo innovativo, molti dei quali in alternanza scuola-lavoro. Fondata nel 1968 da Enrico e Graziella Loccioni, questa impresa nasce per essere “un attore in un territorio, per ispirare imprenditorialità e creare lavoro di qualità”.
Loccioni propone percorsi di orientamento e di innovazione che toccano le soft skills, la robotica e l’etica informatica, fin dall’inizio ha collaborato con le scuole, le istituzioni, la comunità locale, perché il benessere dell’impresa è legato a quello del territorio.
Si parte dagli insegnanti e dalle famiglie per “formare” il territorio coinvolgendo una comunità ampia di apprendimento, che includa impresa, studenti, genitori, insegnanti. L’impresa stessa può diventare “scuola”, se intesa come laboratorio aperto e al servizio degli studenti, così come la scuola può diventare “impresa”, se intesa come generatrice di spirito imprenditoriale. Scuola e Impresa contribuiscono insieme al fine comune di aiutare i giovani a cogliere le opportunità.
Loccioni in 50 anni ha dato luogo ad oltre 100 spin-off ed è stata anche selezionata dal Miur fra i 16 Campioni dell’Alternanza, il programma che coinvolge un gruppo di 16 organizzazioni nel racconto e diffusione dell’alternanza attraverso progetti di qualità.

La cosa innovativa risiede nel metodo didattico. Ma come funziona la scuola? L’etica Loccioni è racchiusa nel concetto che le persone sono il valore più grande, senza persone non c’è impresa. Per questo vengono seguite nel loro percorso di vita. Prima che entrino nel lavoro, durante la loro permanenza nell’impresa, dopo l’uscita. È l’impresa per tutte le età®. La cosa innovativa risiede nel fatto che nei progetti Loccioni sono a contatto giovanissimi e laureati, ragazzi e formatori, in un rapporto alla pari. 

“La contaminazione fra età diverse è fondamentale per generare un apprendimento trasversale, intergenerazionale e continuo - spiega Francesco De Stefano, responsabile del progetto “Vivaio” (giovani) -. “Un bambino di 10 anni può imparare da un neolaureato quanto quest’ultimo può cogliere da lui in termini di spontaneità e curiosità. Non ci sono limiti all’integrazione, la differenza di età è un ponte che unisce differenti orizzonti esperienziali, generando ricchezza antropologica”.
“In Loccioni non esistono “docenti” e “discenti” in senso stretto - continua il responsabile -. La formazione è intesa come un processo sempre in atto che coinvolge tutte le persone, che si differenziano solo per i gradi diversi di esperienza alle spalle. Chi forma è a sua volta formato, in una logica di reciprocità tra dare e ricevere. La formazione è continua, a tutto tondo, riguarda i comportamenti, l’approccio, l’intelligenza emotiva, la comunicazione. L’obiettivo è colmare il gap che esiste tra la scuola e il lavoro, fornire agli insegnanti un insight di quali competenze sono necessarie all’impresa e orientare gli studenti nelle loro scelte”.
Il metodo didattico consiste sostanzialmente nel dare fiducia a ragazzi giovani, sfidarli con casi “reali”, dare loro l’opportunità di sbagliare, stimolarli all’iniziativa e fare in modo che imparino facendo. Ogni studente può contare su un progetto e un tutor personalizzato, che gli permettano di realizzare le sue potenzialità tecniche e relazionali. “Cerchiamo di adattare il percorso formativo di ciascuno alle sue aspirazioni, capacità e prospettive - spiega De Stefano -. Anche questo è un approccio da “sartoria”, dove l’orientamento, la formazione e la progettualità sono orientati all’unicità della persona.
Il “Vivaio” è l’insieme degli studenti in contatto con Loccioni e che rappresentano il futuro dell’impresa. Ad oggi si tratta di circa 360 ragazzi, di diversi gradi di istruzione (andiamo dal III anno delle scuole superiori fino a dottorandi di ricerca). L’incontro con gli studenti avviene grazie alla stretta collaborazione con scuole e università del territorio. Ogni anno andiamo nelle scuole superiori a raccontare la nostra realtà: gli studenti più motivati e interessati si candidano per un colloquio di selezione e vengono ospitati in impresa. I selezionati - circa una sessantina ogni anno - trascorrono da 3 a 5 settimane in impresa d’estate (quella che solitamente viene definita “alternanza”), sfidati in un progetto reale in piena responsabilità e autonomia.
Con questi ragazzi il rapporto poi prosegue, in un percorso di orientamento e inserimento progressivo nel mondo del lavoro. Ai neodiplomati degli Istituti Tecnici viene offerta l’opportunità di un inserimento lavorativo subito dopo il diploma, gli altri (provenienti soprattutto dai Licei) li risentiamo e coinvolgiamo nuovamente durante l’università, seguendoli e aiutandoli nel loro percorso di crescita fino all’inserimento (auspicabilmente) in Loccioni una volta terminati gli studi. C’è poi un grande lavoro fatto “a monte”, che parte dalla formazione in impresa degli insegnanti delle scuole primarie e secondarie, per arrivare a realizzare laboratori estivi dedicati ai bambini e votati a far crescere nel nostro territorio consapevolezza e competenza di futuro. 

In cosa consiste l’attività di Loccioni? “L’impresa si sviluppa grazie alle sfide di grandi gruppi industriali specializzandosi in sistemi automatici di misura e controllo, finalizzati al miglioramento della qualità, dell’efficienza e della sostenibilità di prodotti, processi ed edifici”, spiega Francesco De Stefano. “I clienti e i partner che ci danno fiducia sono i leader mondiali nei loro mercati dall’ Automotive all’Elettrodomestico, dall’Ambiente al Medicale, dall’Energia all’Aeronautica: tra i principali Daimler, Ferrari, Ford, Bosch, Whirlpool, Enel, Eni, Pfizer”. Per sviluppare i progetti innovativi, sono nate le sedi internazionali, gestite da giovani collaboratori in Germania, Stati Uniti, Cina, Giappone, India.
“I giovani ricercatori e professionisti Loccioni - continua De Stefano - sviluppano soluzioni su misura per ogni cliente, integrando tecnologie e discipline quali Intelligenza artificiale, robotica collaborativa, sensor fusion, data science, edge computing. Salute, energia, mobilità, ambiente, sicurezza, comfort sono le tematiche sulle quali vengono create reti aperte e community di conoscenze per migliorare la qualità della vita attraverso lo sviluppo e l’integrazione di tecnologie”. Apoteca, il robot farmacista presente nei più grandi ospedali del mondo o Felix, sistema per misurare la sicurezza dei binari ferroviari, o ancora, i sistemi per monitorare l’inquinamento dell’aria o soluzioni per l’efficienza energetica, sono solo alcuni esempi.
“Noi non prepariamo i giovani a determinati sbocchi occupazionali, quanto li stimoliamo ad una formazione continua che coinvolga aspetti trasversali, anzitutto relazionali e comportamentali, prima che tecnici. La competenza del saper essere diventa allora tanto importante quanto il sapere e il saper fare”, conclude De Stefano.

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