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Sfridoo: la startup che ricicla lo scarto aziendale

Riciclare i materiali di scarto aziendale e venderli per riutilizzarli al meglio: è questa la mission principale di Sfridoo, startup italiana che ha sfruttato il concetto di economia circolare per svilupparsi al meglio nell’emergente settore del riciclo.

“L'idea di Sfridoo - racconta uno dei fondatori della startup, Andrea Cavagna - nacque fra le mura dello studio di architettura Spettrostudio, aperto da me e i miei colleghi e amici, Mario Lazzaroni e Marco Battaglia”. “Osservando quello che avveniva nei cantieri edili, prosegue Cavagna, ci rendemmo conto del fatto che molte volte si realizzava un incredibile spreco di materiale di qualità, che veniva semplicemente destinato alla discarica (in termini tecnici, il cosiddetto sfrido, ndr): da quello che avanzava dopo aver posato un pavimento, al marmo inutilizzato che rimaneva dopo aver anche solo tagliato una lastra per top cucina”. E proprio osservando i marmisti che accumulavano pezzi di lastre nei loro magazzini, Cavagna, Lazzaroni e Battaglia si resero conto del fatto che se ci fosse stato un modo per condividere il proprio scarto di lavorazione in modo chiaro e semplice, ci sarebbe stata una rilevante riduzione di domanda di nuove materie prime e una minore produzione di rifiuti.

Dopo due anni impegnativi, a giugno 2017, i tre architetti diedero luce al progetto Sfridoo. “Come in tutte le cose - ricordano i tre - anche in questa abbiamo riscontrato delle difficoltà iniziali. Non esiste infatti un vero e proprio mercato di riferimento per compravendere materiale di scarto e dovevamo inserirci in un mercato molto complesso e spesso basato su rapporti di fiducia tra le persone coinvolte”.

Oggi il portale offre due tipi di servizi:

  • un marketplace online per la compravendita di materiale di scarto
  • la consulenza “su misura” per le aziende.

“L’obiettivo – dicono dalla startup per illustrare il funzionamento del marketplace - è mettere in relazione le aziende che intendono recuperare valore dal materiale di scarto, con quelle che utilizzerebbero quest’ultimo come nuova materia prima. Questa è l’economia circolare virtuosa che permette alle imprese di non pagare per smaltire lo scarto e guadagnare vendendolo”.

La piattaforma, a meno di un anno dalla “messa online” conta più di 150 aziende iscritte. “Esistono altre piattaforme di marketplace simili alla nostra – spiega Cavagna -, ma solo noi offriamo anche la consulenza per valorizzare al massimo lo scarto e questo ci ha permesso di raggiungere più aziende. Infatti, molte di loro non immaginano neanche cosa si possa fare con gli scarti, vedendo come unica soluzione lo smaltimento”. Al momento, l’attività di Sfridoo è concentrata nel Nord Italia, ma è in previsione per il futuro imminente una rilevante espansione in Europa. “E non solo – aggiungono da Sfridoo -, prossimamente implementeremo la tecnologia del marketplace con sistemi di tracciabilità e smart contract per il pagamento”. Gli smart contract sono sistemi informatici che facilitano la negoziazione o l'esecuzione di un contratto.

A testimoniare la bontà dell’operato di Sfridoo, la recente vittoria internazionale del bando “Climate-kic 2018”, dedicato alle più importanti innovazioni europee sulle soluzioni ai cambiamenti climatici. “È stata una grande conquista per noi – affermano entusiasti i fondatori -, perché grazie a questo premio inizieremo un progetto di upgrade della nostra piattaforma, che consentirà di tracciare tutti i tipi di materiali che vengono compravenduti, certificandone l'origine, la destinazione e la qualità”. “Abbiamo vinto anche altri premi finora – precisa Cavagna -: il nostro primo programma di accelerazione “Hubble” a Firenze, nel quale è iniziata la nostra avventura; quello presso Aster a Bologna, nel quale siamo ancora attivi; il “Civic hackathon prize Bologna città civile e bella”, “Club Deal VZ19” e altri”.

Da un gruppo di giovani imprenditori vincenti è lecito aspettarsi consigli utili e preziosi per tutti coloro che abbiano intenzione di cimentarsi in una startup: “Se avete un'idea non abbiate paura a parlarne – dicono in coro Battaglia, Cavagna e Lazzaroni – cercando il prima possibile di sapere cosa ne pensano gli utenti; perché sono loro che rendono buona o cattiva un'idea. La cosa più importante è partire, cominciare il progetto, senza aver paura che qualcuno vi rubi l’idea, perché il vero valore aggiunto, che rende ogni startup diversa dalle altre è il modo in cui la si realizza”.

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