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Smart working: dalla grande alla piccola impresa

Conciliare vita privata e vita lavorativa si può. Grazie allo smart working o lavoro agile, i lavoratori dipendenti possono godere di flessibilità e autonomia nella scelta dell'orario e del luogo di lavoro, disponendo di strumenti digitali utili per lavorare in mobilità.

Gli ultimi dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano che fotografano la situazione italiana mostrano come gli smart worker nel 2018 siano arrivati a quasi mezzo milione. L’approvazione della Legge n. 81/2017 sul lavoro agile ha certamente dato un forte impulso allo sviluppo di questa nuova forma di lavoro, la stessa norma parla di assenza di vincoli orari o spaziali, di un'organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e di utilizzo di strumenti tecnologici per un'attività lavorativa non ancorata all’ufficio “fisico” ma al suo fine progettuale (a seguito di un accordo scritto tra le due parti). È fuori dubbio che lo sviluppo delle potenzialità di dispositivi come PC portatili, smartphone e tablet, abbia dato maggiori possibilità di lavorare anche al di fuori dell’azienda. Device, social network, forum/blog, chat, instant message, web conference, condivisione dei documenti, tutto questo ha certamente contribuito a dare un’accelerazione in questo senso.

Secondo i suddetti dati sono 480mila i lavoratori “agili”, in crescita del 20% e si ritengono più motivati e soddisfatti rispetto ai lavoratori tradizionali, sia per l'organizzazione del lavoro che nelle relazioni con colleghi e superiori. Dalla ricerca emerge che lo smart working continua a diffondersi in Italia e a oggi raggiunge il 58% nelle grandi imprese: un dato che non stupisce, visto che parliamo di aziende di grandi dimensioni che hanno maggiore disponibilità a fare delle sperimentazioni. Il dato che fa riflettere è la diffusione nelle PMI, con una percentuale del 24%: dato certamente migliorabile, ma significativo (quasi 1 su 4). Come gli stessi ricercatori dell’Osservatorio affermano, il livello di maturità dei progetti di smart working cambia a seconda delle realtà in cui sono stati introdotti e della natura dei progetti stessi. E sicuramente la dimensione dell’azienda fa la differenza.

Grandi aziende come Tim, Enel, Ferrovie dello Stato, Siemens, Intesa Sanpaolo, solo per citarne alcune hanno sperimentato e consolidato con successo lo smart working dimostrando come il timore di avere dipendenti che lavorano meno è privo di fondamento. Anzi va tutto a beneficio della produttività aziendale. In queste aziende è stata data la possibilità a migliaia di lavoratori di aderire volontariamente. In Enel, ad esempio, la scelta di lavorare un giorno alla settimana in un luogo diverso dalla propria sede di lavoro e in Ferrovie dello Stato la possibilità di lavorare in via sperimentale con modalità flessibili. In Siemens invece, lo smart working è un modello oramai consolidato. Dopo un progetto pilota nel 2011, l’azienda ha firmato con i delegati sindacali interni ed esterni l’accordo collettivo in base al quale i dipendenti lavoreranno in un’unica modalità: lo smart working, estendendo il modello a tutte le divisioni di business e alle filiali sparse sul territorio nazionale. La valutazione della prestazione lavorativa non sarà collegata alla rilevazione delle presenze/assenze, quindi sarà valutata in base ai risultati, non alle ore di lavoro. In questo modo, i collaboratori sono stimolati a essere più autonomi e responsabili rispetto alle proprie attività e i manager a definire con crescente chiarezza priorità e aspettative. Anche alla luce di questo, nel 2015 Siemens si è aggiudicata lo “Smart Working Award”, il premio istituito dall’Osservatorio del Politecnico di Milano per accelerare la diffusione di nuovi modelli di lavoro. Un’altra realtà consolidata, vincitrice anch’essa di riconoscimenti è sicuramente Intesa Sanpaolo, in cui i dipendenti possono lavorare da casa fino a due giorni alla settimana. L’istituto di credito ha inoltre ripensato e ridisegnato il modello organizzativo, con nuovi ambienti e processi di lavoro.

Ma nelle realtà più piccole? Che risultati si registrano? Abbiamo contattato Eurojersey, impresa tessile nella provincia di Varese, specializzata nella produzione di tessuti. Riconosciuta a livello internazionale per la qualità elevata dei prodotti e per l’attenzione costante allo sviluppo sostenibile, anche su larga scala, l’azienda ha iniziato ad adottare lo smart working in via sperimentale da settembre 2018.

“Lo smart working - spiega  Andrea Crespi, direttore generale di Eurojersey - è nato da noi come strumento per migliorare la produttività e fornire ai collaboratori una gestione del tempo più vantaggiosa, senza pregiudicare la prestazione lavorativa. Nell'ambito del back office commerciale avevamo già due persone in telelavoro e molti commerciali, per la natura della loro attività stavano già adottando misure di lavoro simili. Al momento stiamo quindi sperimentando in ambito commerciale. A queste risorse sono stati concessi un intero giorno di smart working o due mezze giornate che possono utilizzare esclusivamente presso dimore private”. Il progetto pilota del reparto commerciale include quattro Sales Manager e sette account back office commerciale che hanno tutti aderito in maniera volontaria.

Il direttore generale ammette che la legge di un anno fa sul lavoro agile li ha aiutati a regolamentare il progetto. “Ci sono ancora alcune regolamentazioni attuative da approfondire - racconta -; per quanto ci riguarda, l'accordo sindacale quadro sottoscritto con le RSU e le organizzazioni sindacali esterne, insieme agli accordi individuali sono stati redatti sulla base di esperienze di smart working di altre aziende che lo avevano già adottato da tempo”. “I feedback da parte delle persone interessate sono molto positivi: riescono a gestire meglio il tempo, le risorse sono più produttive e concentrate. Per adesso tutte le aspettative sono state corrisposte” dichiara Crespi soddisfatto. I vantaggi tangibili per i lavoratori sono certamente la gestione del tempo, un luogo di lavoro più dinamico e una migliore qualità della vita, ad esempio risparmiare tempo e chilometri per recarsi sul luogo di lavoro. “Lo smart working - continua il direttore - ci aiuta inoltre a gestire meglio i rapporti con la clientela estera: per coloro che lavorano con mercati internazionali con fuso orario diverso dal nostro, come l'Asia e l'America, lo smart working permette ai nostri collaboratori di iniziare e finire prima o dopo il normale orario di lavoro. Più flessibilità e maggiore responsabilità”. Dopo questi risultati positivi, l’azienda intende allargare la platea degli aderenti. “Da gennaio - conclude Crespi - e per tutto il 2019 è prevista l'implementazione dello smart working anche ai reparti Marketing, Ufficio Programmazione, Ufficio Stile, Ufficio Acquisti, Amministrazione e Risorse Umane, Ambiente e Sicurezza”. La sperimentazione quindi è sicuramente riuscita.


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