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Sostenibilità agroalimentare? L'aiuto viene dalle startup

Quanto impegno mettiamo ogni giorno per non gettare via il cibo avanzato sulle nostre tavole? Stiamo attenti alla conservazione dei cibi o alla spesa intelligente che guarda la data di scadenza? Per non parlare del cibo avanzato nei ristoranti e locali pubblici. Una recente analisi del Boston Consulting Group (multinazionale statunitense di consulenza) ha rilevato che lo spreco alimentare globale aumenterà di oltre il 30% entro il 2030, se non verrà intrapresa alcuna azione al riguardo. Si prevede un totale di 2,1 miliardi di tonnellate di cibo perso. Nell’era della digitalizzazione e globalizzazione, lo spreco alimentare rischia di diventare paradossalmente una piaga sociale.

Ma una speranza di miglioramento c’è. Per cambiare abitudini alimentari e sistema di commercio del cibo stanno emergendo startup che possono essere la chiave per sistemi in grado di ridurre lo spreco alimentare. Intervenendo infatti sulla filiera agroalimentare propongono nuovi modelli di business innovativi “sostenibili”, basati su nuove tecnologie e forme di collaborazione, in grado di trasformare lo spreco alimentare in un valore condiviso, attraverso soluzioni circolari.  
L’applicazione dei principi della circolarità nel settore richiede nuove soluzioni per prevenire e gestire le eccedenze alimentari lungo la filiera, innovazioni di prodotto e tecnologiche, al fine di massimizzare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, utilizzo di processi e materiali naturali e/o rinnovabili per la produzione, ma anche riprogettazione dei processi gestionali e logistici, fino alla riconfigurazione dell’intera supply chain per modelli di filiera corta. Tutto in un’ottica di sistema grazie alla collaborazione attiva tra imprese e altri soggetti (no profit, imprese sociali, settore pubblico).

La collaborazione gioca un ruolo fondamentale per la riduzione dello spreco alimentare e in generale, per la sostenibilità della filiera nel suo complesso. Ad esempio, startup che sviluppano tecnologie e know-how per soluzioni innovative e attirano l’attenzione delle grandi aziende ottengono risorse e aumentano il loro impatto, mentre le grandi imprese ricevono sostegno per la risoluzione di un problema.

Gli obiettivi della sostenibilità sono quelli di combattere l’insicurezza alimentare, passare a sistemi di produzione e consumo responsabili, investire in infrastrutture più efficienti e promuovere processi industriali più inclusivi e circolari.

Lungo la filiera, le startup agri-food sostenibili sono principalmente fornitori di servizi e tecnologia. Nella maggior parte dei casi si configurano come Service Provider, quali fornitori di software e app per il retail o di servizi di consulenza su tematiche di sostenibilità. Oppure sono Technology Supplier, come produttori di tecnologie per l’agricoltura di precisione o si occupano di Food Processing per cibo locale, salutare o a minor impatto ambientale.

Secondo una ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano sono 399 le startup italiane e internazionali dell’agrifood, nate tra il 2011 e il 2017, che perseguono obiettivi di sostenibilità sociale, ambientale ed economica (circa il 20% delle startup mondiali censite come attive nell’agroalimentare). L’Italia è uno dei paesi con maggior densità di startup agrifood sostenibili, preceduta solo da Israele e Spagna: il settore presenta casi di successo di imprese che hanno esplorato soluzioni circolari per ridurre lo spreco di cibo, ma presenta ancora forti difficoltà di stabilità economica e business. Si fatica insomma a passare da azioni “isolate” a una prospettiva di filiera “del recupero”, che attivi collaborazioni efficaci tra startup e altri attori. Il problema di questa resistenza è certamente culturale, ma grazie a una maggiore consapevolezza sociale e al diffondersi di pratiche innovative, come nuovi materiali di imballaggio per estendere la durata di vita dei prodotti, nuove tecnologie digitali per la gestione delle scorte alimentari e donazioni di alimenti in eccedenza a favore delle organizzazioni del Terzo Settore, si può sensibilizzare la società e raggiungere importanti risultati.

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