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Soundreef, startup di successo nel settore dei diritti musicali

Con 25mila autori ed editori nel mondo, di cui più di 11 mila in Italia, Soundreef è la startup italo-inglese che avendo coraggiosamente sfidato il monopolio della Siae, oggi gestisce con successo la distribuzione delle royalties in 20 paesi al mondo. L’azienda nasce in Inghilterra 11 anni fa da un’idea di Davide d’Atri e stando al report Scaleup Italy di Mind the Bridge, è tra le 8 startup modello italiane. Come si raggiunge un tale risultato? “Non ci sono strade facili o scorciatoie - spiega a Cliclavoro Davide d’Atri - prima di iniziare un’attività è importante fare una ricerca approfondita di mercato, dell’industria dove si vuole operare, poi è necessario un lavoro costante e tantissima passione”. L’idea di Soundreef viene da lontano, nasce dalla passione di Davide e affonda le radici negli anni universitari. “Ho studiato Economia in Inghilterra - racconta - mi affascinava molto l’antitrust e non capivo come 28 paesi europei avessero affidato la raccolta dei diritti d’autori a 28 società, spartendosi il mercato europeo. Una delle prime regole dell’antitrust è quella che non può dividerti i territori. Come studente ero curioso e ho studiato molto il settore, l’idea poi me la sono portata avanti nel tempo e a 31 anni ho fondato Soundreef”.

Avere un’idea non è tutto, per fare impresa occorrono i capitali. “In Italia ci sono soggetti illuminati, gli investitor angels, che investono soldi privati e lo fanno senza alcuna raccomandazione, senza alcun pregiudizio e investono in imprenditori che vogliono portare avanti la loro azienda. Così ho raccolto oltre 7 milioni di euro solo in Italia”. All’inizio Soundreef comincia a operare come avrebbe fatto una qualsiasi impresa inglese con l’intenzione di lavorare in giro per l’Europa e il mondo. “Non avevamo idea che l’Italia potesse diventare un paese importante ma poi lo è diventato. Oggi l’azienda inglese gestisce i diritti mentre in Italia si fa la tecnologia, perché qui – sottolinea d’Atri - gli ingegneri sono bravissimi, in Italia si fa anche la comunicazione”. La startup può contare su un team di 40 persone distribuite nei vari settori: amministrazione, marketing, comunicazione, personale nel dipartimento tecnico, sviluppatori e c’è che si occupa della musica e del catalogo. “Alcune delle persone che hanno iniziato a lavorare con me con uno stage – ricorda il fondatore di Soundreef – adesso ricoprono un ruolo importante, fa piacere vedere la crescita delle persone nell’arco di 6-7 anni. Quello che ho imparato è che senza il team non fai niente, trovare le persone giuste non è mai facile ma quando si trovano vanno pagate bene”.

Soundreef fa i suoi primi passi e nel giro di pochi anni riesce a muoversi bene in un campo come quello dei diritti musicali, sostanzialmente quasi del tutto già occupato. Quali sono i punti di forza dell’azienda? “Il settore del diritto d’autore – ammette d’Atri – è molto complicato in Italia e fuori. Credo che la tecnologia non sia stata sfruttata al massimo per la sua gestione, che si sia fatta poca innovazione in questo comparto. Le nostre attività sono di tipo tecnologico. Noi portiamo avanti tre valori. Il primo è la distribuzione analitica e cioè la capacità di pagare ciò che effettivamente è stato suonato, questo porta una distribuzione più equa dei compensi. Il secondo è una rendicontazione molto veloce, in alcuni casi rendicontiamo a 7 giorni dal concerto e paghiamo a 90 giorni, per radio e tv entro 48 ore mentre nel mondo tradizionale si arriva a pagare a 18 -24 mesi. Terzo la tracciabilità e la trasparenza perché gli autori e gli editori devono uscire dalla nube dell’ignoranza che li ha avvolti per decenni per quanto riguarda i loro compensi, è importante che un autore/editore possa accedere con il proprio account sul nostro sito e vedere dove sta suonando la sua musica, quanto ha guadagnato e quando verrà pagato”.

C'è ancora spazio per chi volesse investire nel settore dei diritti d'autore? “Ci sono diritti molto stabili che crescono. Mentre tutta l’industria della musica collassava tra il 2003 e il 2011, il diritto d’autore cresceva, è cresciuto del 23% tra il 2003 e il 2011 a livello globale, anche in Italia cresce, la musica viene usata sempre di più e aumentano gli investimenti, un esempio è il fondo pensionistico olandese che ha messo 400 milioni di euro sul diritto d’autore”.

Infine riusciamo a strappare al “Davide della musica”, qualche consiglio utile ai giovani che vorrebbero trasformare la propria idea in una startup di successo. “Occorre avere una grandissima preparazione nel settore dove si vuole andare a lavorare perché questa è una delle prime cose che gli investitori notano, non investono tanto sull’idea ma sulle persone, sulla loro tenacia perché sanno benissimo che subirà dei cambiamenti. Bisogna eseguirla l’idea, rendersi conto di cosa significhi fare impresa, se si è dipendenti occorre anche lasciare il posto di lavoro. Un investitore non rischierà mai se neanche l’imprenditore vuole rischiare di rimanere per qualche mese senza stipendio. In un momento iniziale chi fa impresa deve soffrire”.

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