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Spin-off da ricerca

Negli ultimi decenni è notevolmente incrementato l’interesse del mondo accademico, e non solo, nei confronti degli spin-off, sia come strumento di valorizzazione dei risultati della ricerca, sia come componente fondamentale delle politiche di sostegno all’innovazione.

La locuzione inglese spin-off indica un’operazione di scissione di una società in due o più parti. Gli economisti indicano con questo termine le imprese nate per iniziativa di altre imprese o da università e altri enti. Più semplicemente, si intende la separazione di un ramo d’azienda, che riprende l’idea principale dell’azienda “madre”, anche se gestita in modo autonomo. In questo caso ci riferiamo alle spin-off di imprese.

Gli spin-off da ricerca, invece, sono iniziative imprenditoriali nate da professori e/o neolaureati, gruppo di ricercatori universitari o di altri centri di ricerca pubblici, che si distaccano dagli enti di appartenenza per costituire un nuovo nucleo imprenditoriale, sfruttando le competenze e le attività di ricerca maturate all’interno dell’organizzazione, e mantenendo solitamente un rapporto di sinergia con la struttura ”madre”.

Nella maggior parte dei casi, i ricercatori costituiscono un’impresa per poter fare ricerche diverse da quelle del settore universitario, perché si ha l’intuizione di portare avanti progetti innovativi o semplicemente per sfruttare commercialmente le competenze accumulate e i risultati delle ricerche condotte nei laboratori universitari. Gli spin-off universitari rappresentano uno strumento fondamentale di valorizzazione e trasferimento al sistema produttivo di nuove conoscenze in campo scientifico e tecnologico.

In Italia, il fenomeno si è diffuso anche grazie all'emanazione di specifiche norme che hanno autorizzato il personale docente delle Università e degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) a partecipare ad iniziative imprenditoriali finalizzate allo sfruttamento commerciale dei risultati dell'attività di ricerca.

Il primo intervento normativo che non fornisce una definizione puntuale di impresa spin-off, ma tratta il tema, è il Decreto legislativo 297/99. L'articolo 2 autorizza le Università e gli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) ad emanare regolamenti interni tali da consentire ai ricercatori e ai professori, in deroga alla normativa vigente, di partecipare al capitale ed alla gestione di società di recente costituzione finalizzate all'utilizzazione industriale dei risultati della ricerca. L’articolo 3, invece, individua le attività finanziabili.

A seguito di tale normativa, ogni Ateneo ha disciplinato la materia in virtù della propria autonomia regolamentare, soprattutto rispetto alle tematiche legate al conflitto d’interesse e all’incompatibilità.

Il 10 agosto 2011 è intervenuto il Decreto Ministeriale n. 168 con il quale vengono definiti i criteri di partecipazione di professori e ricercatori universitari a società aventi caratteristiche di spin-off o startup universitari, in modo da individuare i confini dell’incompatibilità. In realtà la flessibilità dei regimi di incompatibilità è sicuramente il fattore normativo maggiormente innovativo, permettendo ad un dipendente pubblico - professore e ricercatore a tempo pieno - di lavorare come dipendente per l’università ed esercitare, contemporaneamente, un’attività imprenditoriale.

Secondo l’XI Rapporto Netval, al 31 dicembre 2013 gli spin-off della ricerca pubblica censite in Italia sono 1.102. Nel 2012 sono state costituite 140 unità, il numero più alto mai registrato. Il tasso di sopravvivenza è particolarmente elevato.

Le regioni in cui si concentrano il maggior numero di spin-off sono principalmente quelle del centro-nord (49,3%) con un’età media pari ai circa 6 anni di attività.  Il centro ne ospita il 27% la cui età media è pari a 5,7 anni; mentre al sud del Paese risiede il residuo 23,8% con un’età media di 4,2 anni. La localizzazione geografica presenta un quadro ancora piuttosto sbilanciato, seppur in leggero riequilibrio rispetto agli anni precedenti. Le imprese spin-off italiane più giovani sono quelle localizzate nell’Italia Meridionale; in particolare quelle lucane (età media pari a 2,3 anni), seguite dalle aziende ubicate in Puglia (3,4 anni), Molise (3,7), Campania (4,1), Sicilia (4,3). Età mediamente più elevate si registrano per le imprese spin-off localizzate in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Umbria (6). Per quanto riguarda le regioni caratterizzate da spin-off con una consolidata esperienza, è la Liguria a presentare l’età mediamente più elevata (10 anni), seguita dall’Emilia Romagna (7,3), dalla Toscana (6,8) e dalla Calabria (6,3).

Nelle regioni più popolate in termini di spin-off sono situate le università e gli EPR più dinamici in termini di numero di imprese create. Il Politecnico di Torino (i cui spin-off rappresentano il 6% del totale nazionale), l’Università di Padova (4%), l’Università di Bologna, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Università di Genova (3,3%), le Università di Udine e Salento (3,2%), infine, il Politecnico di Milano, l’Università Politecnica delle Marche e l’Università di Roma ‘Tor Vergata’ (2,8%) sono le università che nel corso degli ultimi anno hanno puntato molto sulle imprese spin-off.

Per quanto riguarda i settori di attività, il 26,8%, vale a dire circa un terzo di tali imprese, è attivo nel campo delle ICT. Seguono con il 17,2% le imprese attive nei comparti servizi per l’innovazione, dell’energia e ambiente (16,3%), del life sciences (15,8%), del biomedicale (8%), dell’elettronica (6,3%), dell’automazione industriale (3,6%), il settore delle nanotecnologie (3%), della conservazione dei beni culturali (2,1%) e dell’aerospaziale (1%).

Le Università adottano regolamenti che disciplinano i rapporti tra Università e spin-off, le procedure per la costituzione e la partecipazione del personale universitario e di altri soggetti. Gli spin-off possono essere di due tipi: universitari (se prevedono la partecipazione al capitale sociale dell’Università stessa) o accademici (se non prevedono tra i soci l’Università). 

Ecco alcuni regolamenti che disciplinano la creazione degli spin-off:

Abruzzo – Università degli Studi dell’Aquila

Basilicata – Università degli Studi della Basilicata

Calabria – Università degli Studi di Catanzaro

Campania – Università degli Studi di Napoli

Emilia Romagna – Università di Bologna

Friuli Venezia Giulia – Università degli Studi di Trieste

Lazio –  Università di Roma

Liguria – Università degli Studi di Genova

Lombardia – Università di Milano 

Marche – Università Politecnica delle Marche

Molise – Università degli Studi del Molise

Piemonte – Università degli Studi di Torino

Puglia – Università degli Studi di Bari

Sardegna – Università degli Studi di Cagliari

Sicilia – Università degli Studi di Palermo

Toscana – Università degli Studi di Firenze

Umbria – Università degli Studi di Perugia

Veneto –  Università Ca’ Foscari di Venezia

Provincia Autonoma di Trento – Università degli Studi di Trento

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