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Turismo: trend e dati occupazionali

Città dal valore storico e artistico, musei e scavi archeologici, chiese e cattedrali (con siti religiosi tra i più visitati al mondo), parchi nazionali, quasi 8.000 km di costa con località di mare, lagune, laghi, stazioni termali e strutture di montagna attrezzate per lo sport invernale. Ed è la Nazione che detiene nel mondo il maggior numero di siti (50) inclusi nella lista dei Patrimoni dell'Umanità. L’Italia è senza dubbio il Paese in cui il turismo rappresenta un settore fondamentale per la crescita e lo sviluppo economico con enormi potenzialità in campo occupazionale.

Secondo Eurispes, l’incidenza del turismo sul Pil nazionale è circa il 10% con la previsione che, con interventi per rilanciare il settore, il dato andrà a raddoppiare nel giro di una decina di anni. L’istituto di ricerca annovera, inoltre, il turismo (
insieme a cultura, manifattura e agricoltura) tra i “pilastri della nostra economia e  fattore determinante per una ricostruzione del ruolo dell’Italia nel mondo”.

Sul fronte occupazionale, il Quarto osservatorio sul mercato del lavoro del turismo in Italia, stima che il settore turistico conta quasi 1 milione di posti di lavoro in Italia, una cifra che rappresenta il 5% dell’occupazione nazionale (percentuale confermata anche dai dati Istat). Il Rapporto del 2014 è stato elaborato, sulla base dei dati Inps per gli anni 2008-2011, da Federalberghi, Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), ed Ebnt (Ente bilaterale nazionale del turismo).

Il turismo è settore trainante anche dell’occupazione giovanile. Dall’industria dei viaggi, con agenti e tour operator, al settore alberghiero e della ristorazione, il settore offre sempre più opportunità ai giovani. Secondo il Rapporto sopra citato, i giovani rappresentano il 63% degli occupati, 602 mila dipendenti sotto i 40 anni e 342 mila sotto i 30.

Il settore garantisce anche stabilità economica visto che i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato rappresentano il 67% del totale.

Per capire l’andamento del settore è necessario analizzare due aspetti: da un lato, la capacità ricettiva e l’occupazione nelle strutture turistiche, dall’altro la domanda interna di turismo.


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Unioncamere ha diffuso i dati relativi al 2013 sul turismo. L’industria turistica italiana ha visto una forte ripresa a metà anno, con l’inizio dell’estate. Come mostra l’Osservatorio nazionale del turismo di Unioncamere e Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), è solo dal secondo semestre dell’anno che, grazie alle vendite estive, i dati sul comparto turistico volgono al positivo. Con il dato finale di +1,9% rispetto al 2012 del tasso di occupazione nelle strutture ricettive, pari al 42,5% delle disponibilità.

Se si entra nel dettaglio, le strutture del ricettivo complementare come villaggi turistici, rifugi, ostelli e agriturismi registrano dati negativi a fine anno, con una contrazione dell’occupazione media che va dal 6,9% per i villaggi al 2,4% per gli agriturismi.

Tutt’altra situazione per il comparto alberghiero che registra rispetto al 2012 un recupero del +3,5% con un saldo annuale pari al 47,5%. Le categorie superiori degli alberghi registrano tassi medi annui di vendita anche più alti: nei 5 stelle il 58,3% (+2,5%), nei 4 stelle 54,9% (+4,6%).

A livello regionale, segnali di ripresa si registrano nel nord est, dove, con un tasso medio del 45,6%, si registra un +3,4% rispetto al 2012, mentre nel nord ovest il saldo si attesta al 40,4%. Nel centro Italia si registra una crescita dell’1,6%, sud e isole +1,8%.

L’occupazione nelle strutture ricettive interessa maggiormente le città d’arte
, in crescita del 4,3%, e le destinazioni lacuali sebbene in calo sull’anno precedente di due punti percentuali.L’ISTAT approfondisce le ripartizioni della quota di occupati nel turismo a livello regionale. Prende in considerazione alberghi e strutture simili, campeggi, villaggi turistici, alloggi in affitto, alloggi agrituristici, ostelli per la gioventù, case per ferie, rifugi alpini, bed & breakfast, altri esercizi ricettivi. Le regioni con una maggiore quota di occupati nel settore turistico sono la Valle d’Aosta e la provincia autonoma di Bolzano (rispettivamente 8,7 e 10,8%), seguite da Liguria e Toscana (entrambe con 6,8%) e dalla Sardegna (6,4%). La più bassa quota di occupati nel settore si osserva in Basilicata e in Lombardia (entrambe al 3,9%). L’incremento invece della quota di occupati del settore è stato più accentuato nel Centro, grazie soprattutto all’apporto della Toscana (+1,9); tra le regioni in cui il peso occupazionale del turismo è aumentato di più vi sono anche l’Abruzzo (+1,8) e la Calabria (+1,3).
Vista la varietà delle strutture ricettive  ma soprattutto degli ambiti che riguardano il settore turistico-alberghiero, il panorama delle professioni si presenta molto variegato. La classificazione Istat individua e dettaglia le figure professionali che possono essere racchiuse in due grandi famiglie:
  • Professioni nei servizi pubblici e alla persona (addetti presso le strutture ricettive, organizzatori di fiere e convegni, operatori turistici, agenti di viaggio, guide turistiche, ad esempio)
  • Professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (addetti alla ristorazione, come cuochi e camerieri, ma anche gestori e direttori di albergo)
Di seguito il dettaglio delle singole figure professionali:

Tecnici addetti all’organizzazione e al controllo della produzione
  • Responsabile produzione e controllo qualità nei servizi alimentari

Tecnici delle attività ricettive ed assimilati
  • Assistente food and beverage
  • Coordinatore prenotazioni
  • Maître
  • Promoter turistico
  • Responsabile di sala
  • Room division manager


Tecnici dell’organizzazione di fiere, convegni e assimilati

  • Organizzatore congressuale

Agenti di viaggio
  • Agente di viaggio
  • Operatore turistico
  • Programmatore turistico
  • Tecnico agenzia viaggio
  • Produttore venditore vacanze
  • Responsabile organizzazione viaggi
  • Tecnico ufficio turistico

Guide ed accompagnatori specializzati
  • Accompagnatore turistico
  • Assistente turistico
  • Guida turistica

Gestori e responsabili di piccole imprese negli alberghi e pubblici esercizi
  • Gestori di ristoranti
  • Direttori d’albergo

Addetti alla ristorazione ed ai pubblici esercizi
  • Cuochi in alberghi e ristoranti:(Addetto organizzazione servizi di cucina, Aiuto cuoco, Aiuto pizzaiolo, Chef, Commis di cucina, Cuoco, Cuoco pasticcere, Gastronomo, Pizzaiolo)
  • Camerieri ed assimilati: (Addetto bar-ristorante, Addetto ai servizi ristorazione aziendale, Addetto servizio catering, Banconiere di tavola calda, Cameriere, Cameriere ai piani, Cameriere di bar, Cameriere di bordo, Cameriere di mensa, Commis di sala bar, Sommelier)
  • Baristi e assimilati: (Addetto servizio bar, Banchiere di pasticceria, Barista, Gelataio

Tra i nuovi profili ricercati del settore spiccano le nuove competenze legate al web e ai social network,  con una sempre più ampia diversificazione delle professioni dovuta all’evoluzione tecnologica. Crescono anche i profili legati alle destinazioni e alle esperienze da far vivere al turista.

Oltre al lavoro dipendente, l’interesse si sta orientando anche verso nuove iniziative imprenditoriali, come i vari servizi di booking che lavorano sempre più sulla disintermediazione dell’offerta, dando strumenti al consumatore o all’operatore per andare direttamente sul mercato. Uno dei campi più promettenti sono le app, che sfruttando la georeferenziazione, danno contenuti o servizi a valore aggiunto. O ancora le startup che fanno leva sul social marketing e sullo storytelling dei luoghi.

Oggi tra le competenze più richieste vi è quindi la comunicazione social, i requisiti indispensabili per entrare da subito in questa fetta di mercato restano la conoscenza del web e dei suoi meccanismi, ma sono fondamentali anche le lingue straniere (meglio se se ne conoscono almeno due). Tra i profili più richiesti vi è anche il revenue/pricing, colui che si occupa di ottimizzare le entrate modificando le tariffe attraverso la gestione delle leve di prezzo e di inventario, ad es. per un hotel scegliere il canale distributivo più vantaggioso tra i servizi di booking.

Sono sempre ricercate le figure tradizionali, perno dell’accoglienza e dell’hotellerie, quali il concergie, il capo ricevimento, la governante, che trovano la loro evoluzione nelle figure nuove del maggiordomo e del guest relations soprattutto nell’offerta alberghiera di lusso.

I dati dimostrano che in Italia lusso e business sono i segmenti che avvertono meno la crisi e sono disposti ad acquisire più di altri nuove risorse umane.

L’offerta formativa accademica in Italia mantiene livelli consistenti con circa 64 tipi di percorsi: nell’anno accademico 2013-2014, 20 lauree triennali in scienze del turismo (classe L15); 15 lauree magistrali in scienze del turismo (LM49); 9 triennali e 7 magistrali di classi miste; 12 master di 1° livello e 1 master di 2° livello.

Il dato svantaggioso risiede nel gap tra competenze acquisite durante i corsi e competenze richieste dalle aziende, uno scollamento che pregiudica spesso l’immediato inserimento nel mondo del lavoro al termine del corso di studi.  

Nella Scuola Secondaria Superiore relativamente all’offerta formativa da parte della Istruzione Professionale con i Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera (313 istituti nell’anno scolastico 2012-2013) e dell’Istruzione Tecnica con indirizzo per il turismo (417 istituti nell’anno scolastico 2012-2013) si registra un notevole incremento di iscritti.

Grande attenzione stanno anche riscuotendo i 6 Istituti Tecnici Superiori dedicati al turismo, percorsi biennali post diploma che costituiscono la recente offerta di istruzione terziaria non accademica e che prevedono circa 2.000 ore di formazione svolte per il 50% da esperti del mondo del lavoro, di cui 1.000 ore di tirocinio in azienda.

Oltre ai dati occupazionali, il settore viene analizzato anche per la domanda interna: viaggi e spostamenti per lavoro o per piacere di durata variabile. Dati che sono spia della crescita e del benessere del Paese.

Nel 2013, secondo l’Istat, i residenti in Italia hanno effettuato 63 milioni e 154 mila viaggi con pernottamento, con una diminuzione rispetto al 2012. Il calo si osserva in tutte le aree del Paese, ma è più marcato tra i residenti nel Nord.

Resta stabile la durata media dei viaggi (6,6 notti) sia per quelli di vacanza (7 notti) sia per quelli di lavoro (2,7 notti).

Spagna e Francia rappresentano le destinazioni preferite: la prima per le vacanze lunghe (13,1%), la seconda per quelle brevi (16,4%). La Germania è il paese più visitato per motivi di affari (24,4%). Tra le mete extra-europee, gli USA sono la preferita (4,6% del totale) soprattutto per i viaggi di lavoro (12,4%).

Nel periodo estivo, la flessione riguarda le vacanze brevi, sia nel numero di turisti che nel numero di viaggi. Di contro, restano stabili il numero delle vacanze lunghe e la loro durata media (circa 12 notti).

In generale, i viaggi con mete italiane (79,8% del totale) mostrano un calo e si riduce anche il numero di viaggi verso l'estero. Sempre meno i viaggi che prevedono pernottamenti in albergo e in alloggi privati, soprattutto se in affitto.

L’auto si conferma il mezzo di trasporto più utilizzato per viaggiare, diminuiscono i viaggi in aereo, mentre rimangono stabili quelli in treno.
L’Italia, nell’ambito dei paesi Ue27, è l’ottavo paese per quota di occupati nel settore turistico. Prima dell’Italia si collocano Malta (8,4%), Spagna (7,2%), Grecia (6,9%), Cipro (6,7%), Portogallo, Austria e Irlanda (tutte con il 6,1%). In coda alla graduatoria Polonia e Romania (Dati Istat).

In Europa, la rilevanza del turismo, sia per le imprese sia per i cittadini, è cresciuta notevolmente negli ultimi decenni. Secondo le stime della direzione generale per le Imprese e l'industria della Commissione europea, il turismo rappresenta più del 5 % del prodotto interno lordo (Pil) dell'UE-27.

Secondo Eurostat il settore della ricettività turistica nell'UE-27 dà lavoro a 2,4 milioni di persone e l'occupazione totale nell'insieme dell'industria del turismo dell'UE-27 è stimata tra 12 milioni e 14 milioni di persone.

Sempre secondo Eurostat, nel 2011 la Spagna era la destinazione turistica preferita nell'UE dai non residenti (viaggiatori provenienti dall'estero), con pernottamenti in esercizi ricettivi collettivi pari a quasi un quarto del totale dell'UE-27. Oltre alla Spagna, tra le principali destinazioni più visitate dai non residenti nell'UE si trova l'Italia e la Francia: la metà dei pernottamenti di non residenti nell'UE-27 era rappresentato dall'insieme di questi tre paesi. Le destinazioni meno comuni Lussemburgo, Lituania e Lettonia. Nell'interpretare questi valori va tenuto ovviamente conto delle dimensioni di tali Stati membri.

A livello mondiale, i dati sono positivi. Secondo le stime diffuse a inizio 2014 dall’Organizzazione mondiale del turismo, gli arrivi da turismo internazionale nel 2013 hanno raggiunto la cifra record di 1 miliardo e 87 milioni, il 5% in più rispetto al 2012. Nonostante il ristagno dell’economia globale, l’industria dei viaggi internazionali continua a registrare una crescita superiore alle aspettative.

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