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Valorizzare la diversità in azienda, ci pensa il Diversity Manager

La diversità è una ricchezza. Ce lo insegna il mondo naturale con le sue infinite forme di vita che neppure i biologi potranno mai classificare con precisione. E per la società le differenze insite nel concetto di diversità, purché non siano diseguaglianze, sono un patrimonio di grande valore. 
Ogni ecosistema dell’innovazione che si rispetti trae la sua forza proprio dalla mescolanza di idee e punti di vista, dal pensiero libero e creativo, da diversi stili di lavoro.

Come valorizzare dunque le diversità già presenti nelle organizzazioni in nome dell’efficienza gestionale e dell’efficacia produttiva? Adottando la prospettiva del Diversity Management, un’applicazione organizzativa di varie politiche e misure volte a promuovere il rispetto e l’integrazione delle diversity, anche nel campo dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Oltre ad essere importanti da un punto di vista etico, l’integrazione e il rispetto delle diversità sono centrali anche a livello di Employer Branding - in quanto migliorano l’immagine dell’azienda all’esterno – e di business, poiché in un ambiente in cui tutti sono liberi di esprimere la propria diversità, si lavora meglio.

Ma in concreto cosa fa il Diversity Manager e quali sono i vantaggi che può apportare ad un’azienda?

Questo professionista migliora le performance delle organizzazioni aziendali da buon Agile Coach, promuovendo l’inclusione nei luoghi di lavoro, proprio come il Disability Manager, ma lo fa a 360 gradi: abbattendo barriere e pregiudizi e ottimizzando le competenze dei lavoratori.

Per conoscere più da vicino il ruolo di questo Professionista, la sua utilità in ambito aziendale e il percorso da seguire per intraprendere questa professione, ci siamo confrontati con Doriana De Benedictis, Diversity Engagement Partner per IBM Italia a Milano. 

Dott.ssa De Benedictis, lei è Diversity Engagement Partner per IBM Italia, ci racconta cosa fa il Diversity Manager e qual è il percorso formativo per svolgere questa professione?

Il Diversity Manager è colui o colei che lavora al fianco del management aziendale per studiare, disegnare e promuovere iniziative e strategie per la valorizzazione delle potenzialità dei singoli individui, diversi tra loro, e pertanto capaci di portare ciascuno un valore unico e di contribuire alla performance aziendale. Un'attività che si fonda su principi etici e morali, che nel tempo ha acquisito una forte valenza di business. IBM, che promuove da sempre la cultura dell'inclusione, ha attivato specifiche task force su Gender, Cultural Diversity, People with Disabilities, Work/Life Integration, LGBT+ (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender e +) e Cross Generational Diversity e ognuna di queste aree ha uno o più “executive sponsor” a livello europeo e di singolo Paese, che aiutano a rafforzare i messaggi e a dare valore a ogni attività proposta. Il mio è stato un percorso di crescita all'interno della divisione HR dell'azienda. Ho iniziato occupandomi di formazione come Education Specialist e successivamente di Recruitment ed Employer Branding. Queste esperienze mi hanno permesso di toccare i temi della diversity da più punti di vista maturando una approfondita conoscenza aziendale e delle persone che ne fanno parte. Due anni fa mi hanno affidato il ruolo  di Diversity Engagement Partner.


Si tratta di una professione che svolgono ancora in pochi in Italia. Possiamo definirlo un Addetto alle risorse umane che promuove la diversità in azienda e valorizza le potenzialità e le competenze delle persone a rischio discriminazione o la parola “Diversity” sottintende qualcosa di più?

È un professionista delle Risorse Umane che lavora per potenziare l'engagement dei dipendenti promuovendo la cultura dell'inclusione a tutti i livelli. Perché se le persone stanno bene, sentono che il loro contributo è apprezzato e valorizzato, lavorano meglio, diventano più produttive, quindi generano business.

A quanto pare, la diversità più “riconosciuta” è quella delle persone con disabilità ma il Diversity Manager tutela tutti. A tal proposito,  cosa differenzia il ruolo del Diversity da quello del Disability Manager?

Il Diversity Manager attraverso corsi di formazione, eventi, programmi specifici di crescita o iniziative di co-working offre a tutti la possibilità di esprimersi al meglio delle proprie capacità. Favorisce la collaborazione e la creazione di nuovi network sia interni che esterni, nonchè la valorizzazione delle capacità di ogni singolo individuo. Il Disability Manager invece è colui o colei che lavora a fianco delle persone con disabilità per facilitare il loro inserimento, costruendo programmi ad hoc per lo sviluppo delle professionalità a seconda della disabilità e fornendo gli strumenti tecnologici e non, che consentano lo svolgimento della normale attività lavorativa senza barriere e mettendo in atto ogni azione volta a favorire l'accessibilità.

Quali caratteristiche fondamentali deve possedere un Diversity Manager o aspirante tale?
Flessibilità, creatività, apertura mentale, curiosità, empatia, buona conoscenza aziendale e dei processi che la governano.

Qual è il vantaggio economico di incentivare la diversità ai livelli decisionali e di realizzare un ambiente inclusivo per tutta l’azienda?

Tantissimi studi insegnano che gruppi composti da persone di diversa cultura, provenienza, etnia e genere fanno la differenza in termini di creatività, innovazione e creano un vantaggio competitivo in un mondo sempre più globale.

Quali sono le principali sfide e le possibili evoluzioni della professione?

La principale sfida è la credibilità e l'autenticità. È facile pensare che il diversity manager sia qualcosa di convenzionale un "nice to have", ovvero una competenza da possedere per essere eticamente "a posto". Invece lavorando con il management team e condividendo idee e proposte innovative si può fare la differenza e incidere in modo significativo sulla vita professionale delle persone e quindi sulle performance aziendali. Pensando alle possibili evoluzioni credo che quella più immediata sia quella di diventare leader, punto di riferimento e traino per altre realtà aziendali e quindi creare un network virtuoso di aziende che lavorano insieme sul tema.

Cosa l’ha spinta a intraprendere la carriera di Diversity Manager e come è cominciata la sua avventura presso IBM Italia?

Il grande interesse e passione che ho sempre avuto per il prossimo, il desiderio di mettermi in discussione e imparare da chi la pensa in modo diverso da me, perché è dall'incontro di idee differenti che ne nascono di nuove e questo per me è la linfa per evolvere. Come è iniziata la mia avventura in IBM? Ho una bella storia da raccontare ma sarebbe troppo lunga, chiamiamola tenacia e determinazione...sono laureata in lingue e letterature straniere e volevo lavorare in una grande multinazionale la cui parola chiave fosse INNOVAZIONE.

Quali sono le politiche e le misure volte a promuovere  l’integrazione delle diversity in IBM?

Anche nel campo dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere
Come già abbiamo detto, IBM ha istituito delle task force su diversi temi legati alla
diversity, anche nel campo dell'orientamento sessuale e identità di genere. Abbiamo anche un executive sponsor che sostiene tutte le iniziative promosse dal Diversity Manager. Innanzitutto siamo associati a 'Parks liberi e uguali' e con il loro sostegno abbiamo organizzato un “LGBT enablement” per il management team con alcuni colleghi che hanno raccontato la loro storia. Abbiamo, inoltre, partecipato al Pride al fianco delle famiglie arcobaleno e realizzato delle video interviste a chi volesse raccontare la sua esperienza, che abbiamo poi diffuso internamente.


Quali sono le barriere ancora da abbattere nel mondo del lavoro?

Le aziende sono fatte di persone con una cultura locale molto radicata. È dunque sulle persone che bisogna lavorare, aiutarle a superare i pregiudizi inconsci e ad andare incontro al prossimo, perché "visto da vicino, nessuno è normale".

Per finire, una domanda che riguarda la sua esperienza personale: ci racconta un’iniziativa di inclusione che avete messo in pratica?

Elencarne solo una è difficile, ne abbiamo fatte molte e molto apprezzate, dall'equiparazione dei benefit per i partner dello stesso sesso, molto prima della legge Cirinnà, alla partecipazione all'evento Think&Act in cui abbiamo facilitato l'incontro tra colleghi di generazioni, generi, culture, preferenze ed abilità differenti allo stesso tavolo con clienti o partner per generare idee innovative di business, anche di valore sociale. Oppure penso al progetto Mobile Wireless Accessibility per le persone con disabilità visiva e non solo che ha l'obiettivo di favorire l'accessibilità sul luogo di lavoro. O al “Progetto Nerd?” – acronimo di Non E’ Roba per Donne?” – il cui obiettivo è quello di aiutare e stimolare giovani studentesse delle scuole superiori ad avvicinarsi o addirittura a scegliere le facoltà STEM (Science Technology, Engineering, Mathematics). Il progetto riunisce un gruppo di volontarie che, in collaborazione con alcune Università italiane, coinvolgono le studentesse delle scuole superiori in laboratori pratici di programmazione e coding, durante i quali si insegna loro come creare una chatbot su piattaforma Cloud IBM.

 

Per approfondire, consulta l’articolo del blog di Cliclavoro dedicato ad “Inclusive Mindset”, la nuova piattaforma che promuove la diversità in azienda e valorizza il patrimonio di potenzialità e competenze delle persone a rischio discriminazione, promossa e lanciata il 19 settembre a Milano da  Fondazione SodalitasFondazione Adecco per le Pari Opportunità e dall'agenzia di comunicazione Innpronta.

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