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Viaggio negli ITS. La Fondazione Roberto Rossellini di Roma

Continua il viaggio negli ITS italiani, per conoscere una realtà formativa nuova ma dai risultati occupazionali eccellenti, come dimostrato dall’ultimo monitoraggio INDIRE.

Questa volta abbiamo incontrato Maria Cristina Profita, Responsabile e Coordinatore didattico della Fondazione ITS R. Rossellini di Roma che ha i propri locali presso il Cine-TV negli ex Stabilimenti Cinematografici Ponti-De Laurentiis, in Via della Vasca Navale 58.

Partiamo dal capire come si struttura questo modello didattico basato su quello della Fondazione, in cui collaborano imprese, università, centri di ricerca scientifica e tecnologica, enti locali, sistema scolastico e formativo. “Nel nostro caso, l’Istituto Scolastico di riferimento è l’Istituto di Istruzione Superiore “Cine Tv Roberto Rossellini” – più generalmente conosciuto come Cine-Tv – che da più di 50 anni costituisce «il» Polo formativo per quanto riguarda i quadri tecnici del settore dell’audiovisivo e della comunicazione di massa” spiega la Dottoressa Profita.“Grazie ad una concessione dalla Città metropolitana di Roma Capitale - continua - la nostra sede è proprio dove sono stati girati molti film che costituiscono la storia della cinematografia Italiana. Nel Cine-tv ci sono due Teatri di posa - cinematografico e televisivo - dotati di regia multicamera e virtual set realizzati anche grazie al contributo economico della nostra Fondazione”.

La sinergia con il territorio è uno degli elementi caratterizzanti degli ITS che sono proprio scuole di alta tecnologia strettamente legate al sistema produttivo regionale. “Ciò significa che gli ITS, presenti sul territorio, operano nei settori strategici del territorio stesso. Per tale ragione - conferma la Responsabile Didattica -  nel Lazio non poteva mancarne un ITS, come il nostro che forma operatori dell’audiovisivo (cinema-tv-web), comparto in cui la Regione Lazio è leader”. Ecco alcuni numeri per comprendere il contesto di riferimento. La produzione audiovisiva laziale copre il 30% del totale in Italia. Si tratta della prima regione italiana per numero di imprese. Gli addetti ai lavori sono 9.800 ovvero il 40% del totale nazionale. Il 77% dei finanziamenti al cinema italiano, inoltre, sono per produzioni realizzate in questa Regione.

Sono due le figure professionali che vengono formate all’ITS Rossellini: il videomaker e il videomaker esperto in realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR). La Responsabile didattica ci aiuta a capire di cosa si occupano e, soprattutto, i loro sbocchi occupazionali.

“Il videomaker è in grado di realizzare in completa autonomia un prodotto audiovisivo, o un segmento di esso. È una figura relativamente nuova, perché la sua nascita è legata alla disponibilità di strumenti di semplice utilizzo, tecnologie prosumer (a metà tra lo standard producer e quello consumer), quali le videocamere digitali e i software di editing digitali, che consentono di realizzare prodotti di buona qualità con relativa semplicità e costi contenuti. Le competenze che deve avere un videomaker sono a tutto tondo: è l’autore del «racconto per immagini», che dirigerà come regista e come operatore (occupandosi delle luci, dell’immagine, delle inquadrature), che arricchirà con testi (a volte speakerati personalmente), che monterà e che sonorizzerà con musiche, fino ad arrivare, selezionando le sequenze, rivedendo l’ordine del girato, enfatizzando alcuni momenti con effetti speciali e così via, al prodotto finito pronto per la messa in onda. Da un punto di vista formativo è innegabile l’importanza di valorizzare queste figure ibride come profili di riferimento: il potenziale didattico che si sviluppa a partire da una figura policompetente, è fortissimo, anche per chi si specializzerà e andrà a ricoprire una singola mansione in realtà strutturate; ma con la consapevolezza delle problematiche tipiche di tutti i ruoli produttivi implicati, e quindi con maggior rispetto della professionalità altrui”.

“Nel secondo caso, al profilo del videomaker, si aggiungono competenze legate all’approfondimento della realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR). L’obiettivo è quello di fornire trasversalmente gli strumenti di base per una comprensione dello scenario della X Reality (AR, VR o mista) nei suoi molteplici aspetti: device, utilizzi, programmi, funzionalità e contenuti. Oltre alla definizione degli aspetti fondamentali della materia, la parte laboratoriale permetterà di approfondire praticamente l’utilizzo delle XR nell’ambito culturale. Le abilità del videomaker tradizionale vengono in pratica potenziate attraverso un innovativo concept comunicativo relativo alle tecnologie interattive contemporanee. Realtà virtuale e realtà aumentata saranno i comparti dell’innovazione che saranno approfonditi nel corso ma gli studenti avranno modo di avvicinarsi anche alle altre novità che stanno rivoluzionando le logiche produttive e la vita delle persone (stampa 3d, additive manufacturing, elettronica e internet delle cose, materiali innovativi, droni, robotica collaborativa e di servizio e app economy). Gli ambiti di applicazione sono molto ampi, infatti la realtà aumentata inaugura nuovi orizzonti applicativi che aiutano le aziende sul back end e sul front end, dagli studi di ingegneria e architettura, alla fruizione dei beni culturali interessati a nuove forme di “curatela” digitale, dall’industria automobilistica alle attività di manutenzione ad impianti come caldaie, sistemi idraulici, sistemi elettrici o a gas per aiutare i tecnici nel loro lavoro, spiegando al personale nuovo le corrette procedure o aiutando come un help desk virtuale l’operatore in caso di anomalie molto particolari e al di fuori dei lavori di routine”.

Come dimostrato dall’offerta formativa, il ruolo delle nuove tecnologie è centrale nel modo in cui stanno cambiamo le professioni legate al mondo della comunicazione. “L'impatto delle nuove tecnologie sull’audiovisivo ha cambiato l’organizzazione produttiva, e quindi il modo di lavorare quotidiano degli addetti alla produzione. Da qualche anno, ad esempio, si parla di giornalista multimediale ossia di un giornalista in grado di elaborare i servizi giornalistici nei vari linguaggi e generi. Redige le notizie con i relativi titoli, sa ricercare e selezionare da più fonti informazioni, foto, filmati, che impagina e/o monta con sistemi di publishing adatti a più piattaforme mediali. Ad oggi, è diffuso in realtà giornalistiche particolari, come le newsroom digitali e le testate web. Se il giornalista multimediale si limita alla fase di pre-produzione e a quella di post-produzione, la figura potenzialmente in grado di completare l’intero processo è quella del Videoreporter, la declinazione “news” del videomaker. Videomaker e Videoreporter nascono a partire dalla disponibilità di videocamere leggere, maneggevoli ed economiche, fino a pochi anni fa considerate come appartenenti ad una fascia di mercato prosumer, cioè quasi amatoriali; mentre oggi sono considerate di livello broadcast, quindi compatibili con lo standard qualitativo della trasmissione professionale. Grazie a questa strumentazione alternativa alla telecamera pesante e costosa, anche la fase di ripresa diventa integrabile nel lavoro di chi prima si occupava esclusivamente di pre-produzione”.

I risultati di questi percorsi? Anche nell’ambito cinematografico e creativo sono confermate le percentuali positive di occupati post diploma. “A distanza da un anno dal conseguimento del titolo, l’80% dei nostri studenti trovano collaborazioni a tempo determinato e indeterminato in società del settore dell’audiovisivo” conferma la Responsabile didattica. Durante il percorso formativo sono previste 800 ore di stage durante le quali gli studenti entrano in contatto con le aziende e hanno la possibilità di mettere in pratica le competenze acquisite in aula. “Il servizio Stage & Job Placement è impegnato nel collegamento tra l’offerta formativa della Fondazione e le migliori opportunità di sbocco sul mercato lavorativo. Ad accogliere gli allievi sono principalmente imprese partner della Fondazione insieme ad altre importanti realtà operanti nel settore di riferimento”.

Concludiamo con qualche consiglio della Dottoressa Profita per chi sogna di lavorare in questo comparto. “All’apertura dell’anno scolastico i miei studenti si sorbiscono un piccolo sermone: non basta la passione (e se vuoi fare questo lavoro devi averne) occorre anche la professionalità.
Non bastano le 1.800 ore di aula, laboratorio di ripresa e di montaggio, stage presso aziende italiane e adesso, da qualche anno grazie all’Erasmus, anche all’estero, ci vuole pratica individuale! Occorre dotarsi di un minimo di equipaggiamento e poi bisogna esercitarsi fino allo sfinimento.
Durante il periodo di stage poi il consiglio è quello di essere sempre proattivi, disponibili e attenti: si impara anche con gli occhi. In ultimo, la mia raccomandazione è di fare rete: considerare i «compagni» come possibili «colleghi» per creare una squadra, in modo da valorizzare le competenze e le attitudini di ciascuno di loro”.

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