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Welfare aziendale 4.0: l'esperienza dell'azienda Berto's spa

Previdenza complementare, sanità integrativa, premi di produttività: queste sono solo alcune delle parole chiave del welfare aziendale, dove l’azienda pone il lavoratore al centro della sua organizzazione recependo i bisogni della persona. L’obiettivo è quello di accrescere l’inclusione aziendale del lavoratore e stimolarlo al raggiungimento degli obiettivi.

L’evoluzione del welfare aziendale è una conseguenza delle trasformazioni dell’economia e del cambiamento tecnologico in atto nel mondo del lavoro, che ha portato ad una ridefinizione dei rapporti tra le parti sociali, ad un’attenzione maggiore rivolta alla formazione continua del lavoratore e all’indicizzazione del salario in base alla produttività. Da questo nuovo percorso nasce il moderno welfare integrativo aziendale in cui il lavoratore partecipa ai progressi aziendali e, in particolare, alla ridefinizione della retribuzione integrativa intesa anche come erogazione di veri e propri servizi.

Gli interventi normativi recenti dimostrano la spinta verso la diffusione della contrattazione integrativa aziendale che adotti politiche aziendali di welfare, e di conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Il decreto legislativo 80/2015 riconosce sgravi contributivi ai lavoratori privati che abbiano previsto, nei contratti collettivi di lavoro, istituti di conciliazione fra vita privata e professionale dei lavoratori e con questo obiettivo è in corso di pubblicazione il decreto interministeriale di attuazione. Inoltre, la legge di stabilità 2016 ha previsto una tassazione agevolata per i premi di risultato e per le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa e la detassazione completa nel caso in cui il lavoratore scelga di convertire i premi di risultato in benefit previsti dal welfare aziendale. La legge di bilancio 2017 ha ampliato la platea dei potenziali beneficiari e l’importo massima di questa agevolazione fiscale.

La condivisione come chiave di competitività: il welfare aziendale dell’azienda Berto’s spa

Gli incentivi del legislatore, convenienti per i datori di lavoro e per i dipendenti, hanno innescato un meccanismo virtuoso che ha spinto le aziende a predisporre strumenti di sostegno ai lavoratori. Esempio ne è il piano di welfare della Berto’s spa, azienda veneta specializzata in produzione di attrezzature professionali per la cucina, contenuto nell’accordo integrativo 2017-2019 firmato recentemente. Il piano si articola su due pilastri: salario legato alla produttività e welfare aziendale. Quest’ultimo presenta misure innovative per natalità (bonus bebè), istruzione (rimborso delle iscrizioni al nido e all’università, rimborso delle spese per i libri scolastici ed universitari) e credito (anticipo del TFR, microcredito di solidarietà). Berto’s ha istituito anche un premio alle buone idee, che valuta le proposte dei lavoratori per migliorare prodotti e processi e premia quelle attuate dall’azienda. Ne parliamo con Elena Levis, responsabile delle Risorse Umane.

Come nasce l’idea di un premio alle buone idee presentate dai dipendenti? Quali di queste hanno avuto un impatto concreto sui processi aziendali e sulle misure di welfare?

Berto’s Spa ha sempre considerato le persone fondamentali nel percorso di cambiamento e nel raggiungimento dei risultati produttivi ed aziendali. Il premio “Cassetta delle Idee” si pone gli obiettivi di riconoscere e premiare i contributi eccellenti, le idee più innovative e valorizzare le persone, considerandole centrali per il processo di cambiamento.

Un’apposita Commissione valuta attentamente benefici e fattibilità delle proposte che possono spaziare da migliorie al prodotto e ai processi aziendali, a misure volte ad accrescere ergonomia e sicurezza sul posto di lavoro, fino alle problematiche ambientali e di salvaguardia delle risorse.

Periodicamente l’azienda informa i propri collaboratori e la RSU in merito alle idee che, risultando fattibili, sono state realizzate e che quindi vengono premiate con 200 euro lordi.

Dal 2014 al 2016, 88 sono state le nuove idee presentate e 25 quelle ritenute innovative, realizzate e quindi premiate. Le idee sono arrivate dai reparti produttivi ed impiegatizi: nuove norme comportamentali autisti, scarico pallet, misure di sicurezza aggiuntiva nel collaudo, proposte corsi di aggiornamento tecnici per i collaudatori, nuovo posizionamento logo, suggerimenti per clienti in visita, riordino zona magazzino: questi sono solo alcuni esempi.

In base a questa prassi partecipativa quali sono le esigenze che avete avvertito da parte dei vostri dipendenti?

L’esigenza è quella fondamentalmente di sentirsi parte di un’organizzazione e di poter dare un contributo concreto e duraturo.

Quali sono le caratteristiche innovative del vostro modello di welfare aziendale?

Nell’Accordo Integrativo siamo andati a formalizzare alcune prassi che venivano già applicate in azienda da alcuni anni, nate dalla sensibilità e attenzione del fondatore della Berto’s Spa, Giorgio Berto e portate avanti dall’attuale Presidente dott. Enrico Berto. Formalizzandole, le abbiamo riorganizzate ed arricchite in base anche alle nuove esigenze della nostra popolazione aziendale.

Nel dettaglio, come si articolano le vostre iniziative legate alla flessibilità organizzativa in termini di orari e di smart working?

L’azienda è consapevole che il bilanciamento positivo e la conciliazione tra esigenze lavorative familiari e personali dei lavoratori è essenziale per creare le condizioni che permettano la piena espressione delle potenzialità professionali, per evitare le dispersioni degli investimenti sulle risorse umane e favorire il processo di creazione di valori condivisi, durevoli e sostenibili nel tempo.

Berto’s ha all’attivo 14 modelli orari di lavoro per una massima conciliazione tra vita professionale e privata. Vengono inoltre valutate e autorizzate forme di flessibilità di orario in entrata ed in uscita per lavoratori genitori. L’azienda riconosce inoltre la facoltà di convertire in PAR (Permessi Annui Retribuiti) i periodi di congedo richiesti per malattia del bambino. Nel dettaglio, gli ingressi autorizzati in azienda avvengono alle 08:00, 08:15, 08:30, 08:45, 09:00 e le uscite alle 14:30, 14:45, 15:00, 15:15, 16:00, 16:30, 17:00, 17:15. Inoltre viene anche prevista una flessibilità da recuperare in minuti sull’orario concordato.

Lo smart working è attualmente in una prima fase di sperimentazione.

Le recenti agevolazioni in materia di contrattazione decentrata – detassazione e sgravi fiscali – hanno influito sull’adozione di un piano di welfare?

Per l’azienda alcune erano già prassi “consolidate” negli anni. Certamente però nella riorganizzazione del Piano di Welfare molta attenzione è stata posta a quegli strumenti che risultano agevolati ai fini fiscali. Ma questo non è stato determinante.

Dalla vostra esperienza può confermare che il clima di condivisione fra impresa e lavoratori accresce la competitività?

Sicuramente l’obiettivo è accrescere il benessere aziendale, il senso di appartenenza e di condivisione dei risultati aziendale. Questo può di riflesso aumentare la produttività aziendale e quindi la competitività aziendale. Il Piano di Welfare non è l’unico strumento, ma va coordinato con gli altri di gestione del personale.

 

Per avere maggiori informazioni sul welfare aziendale consulta l’approfondimento di Cliclavoro!

 

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