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Welfare aziendale

Le donne, divise tra lavoro e cura dei figli, si trovano sempre più spesso costrette a rinunciare al posto di lavoro o ad un avanzamento di carriera a causa della mancanza di una adeguata offerta di servizi. Secondo il Rapporto Annuale dell’Istat 2013, nonostante la maggiore tenuta dell’occupazione femminile negli anni della crisi - dovuta a nuove strategie familiari volte ad affrontare le ristrettezze economiche - la quota di donne occupate in Italia rimane inferiore a quella dell’Ue: si concentra in poche professioni - soprattutto nei servizi - e si associa a fenomeni di sovraistruzione crescenti e più accentuati rispetto agli uomini. Nel 2012 il tasso di occupazione femminile si attesta al 47,1 per cento contro un 58,6 per cento della media Ue 27. Anche l’aumento dell’offerta di lavoro femminile è dovuto più che a un cambiamento profondo dei modelli di partecipazione, agli effetti di una crisi che comporta nuovi equilibri familiari volti a sostenere la caduta di reddito familiare.

Il Rapporto sul Mercato del lavoro 2012-2013, presentato a ottobre 2013 dal Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro, conferma il fenomeno dell’aumento della partecipazione femminile dovuto alla ricerca di un sostegno familiare, in professioni poco qualificate, con l’effetto di un mercato del lavoro caratterizzato da un’elevata segmentazione di genere.

L
a questione della partecipazione femminile al mercato del lavoro ha acquisito per tali motivi sempre più rilevanza negli anni all’interno del dibattito pubblico e in ambito istituzionale. Sulle politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha sancito un’Intesa sui criteri di ripartizione delle risorse e sulle modalità attuative, inserita nel più ampio quadro di interventi denominatoItalia 2020. Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, sottoscritto dal Ministro per le Pari Opportunità e dal Ministro del Lavoro.

In vista dell’Anno Europeo della Conciliazione Lavoro Famiglia 2014, inquadrare la questione nell’ambito delle politiche sociali ed economiche rappresenta un importante passo verso le pari opportunità e un rinnovato equilibrio tra lavoro e famiglia.

Il Rapporto Istat 2013 su lavoro e conciliazione dei tempi di vita illustra la strada da seguire per perseguire tali obiettivi, spiegando l’importanza di una “buona occupazione”, perché un’attività adeguatamente remunerata e corrispondente alle competenze acquisite incide positivamente sul livello di benessere e sulla produttività.

Fino ad ora, la letteratura sul welfare state non ha affrontato adeguatamente il ruolo del mondo imprenditoriale, poiché l’approccio
employer-centered non si è soffermato sulla natura del coinvolgimento delle aziende, trascurando il fatto che queste ultime rappresentano invece il luogo deputato a fornire gli strumenti atti a migliorare i livelli di partecipazione femminile.

Il welfare aziendale, in particolare, è inteso come l’insieme di benefit e servizi, forniti dall’azienda ai propri dipendenti al fine di migliorarne la vita privata e lavorativa: vanno dal sostegno al reddito familiare e alla genitorialità, alla tutela della salute, fino a proposte per il tempo libero e agevolazioni in termini economici e di flessibilità.

In questa direzione, molte aziende si sono distinte per aver adottato importanti misure a favore della parità di genere e della maggiore partecipazione femminile: strumenti di flessibilità oraria (part-time, flex-time, banca delle ore, riduzione dell’orario lavorativo per facilitare l’ingresso delle donne come accade in Olanda), congedi (integrazione dello stipendio da parte dell’azienda, paternità obbligatoria), servizi per l’infanzia (nidi o voucher), azioni di formazione sul tema delle discriminazioni.

Un luogo di lavoro women-friendly aumenta la produttività, riduce i costi per l’azienda, migliora la condizione economica delle donne e la soddisfazione di tutti i dipendenti.

È in questo contesto che si inserisce “La FemMe - Lavoro Femminile Mezzogiorno”, il progetto di Italia Lavoro, agenzia tecnica del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, volto a favorire l’aumento della partecipazione femminile al lavoro. 
L’intervento mette a disposizione servizi (in particolare informazione, formazione e consulenza), rivolti ad aziende, operatori del mercato del lavoro e amministrazioni regionali per fronteggiare la carente domanda di lavoro femminile, soprattutto nel Mezzogiorno, e l’eccessivo costo dei servizi di conciliazione lavoro-famiglia (dai contributi per asili nido, all’organizzazione dei centri estivi durante la chiusura delle scuole, alle borse di studio).

Per saperne di più sul progetto La FemMe visita la sezione Progetti di Cliclavoro!

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